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The Falcon and the Winter Soldier – La recensione del quinto episodio

The Falcon and the Winter Soldier – La recensione del quinto episodio

Di Lorenzo Pedrazzi

Se volessimo considerare The Falcon and the Winter Soldier come un lungo film a puntate, le ultime due rappresenterebbero il famoso terzo atto, quello che porta alla risoluzione dell’intreccio. Ovviamente, però, la dilatazione del racconto seriale impone ritmi diversi rispetto a un blockbuster, e infatti il quinto episodio tira il fiato prima della battaglia finale, pur offrendo alcune gradite sorprese (e vari spunti di riflessione).

Sorprese e indizi

La macabra inquadratura di John Walker con lo scudo insanguinato è stato il punto di non ritorno per il nuovo Capitan America, che ritroviamo in fuga dalla folla e tormentato dal ricordo di Battlestar. Dopo averlo raggiunto in un capannone industriale vuoto, Sam e Bucky tentano di convincerlo a consegnare lo scudo, ma Walker non ne vuole sapere. Ciò che ne deriva è uno degli scontri più brutali mai visti nel Marvel Cinematic Universe, una lotta estenuante che termina con Sam e Bucky faticosamente vincitori. La fisicità delle scene d’azione è sempre stata una caratteristica peculiare del franchise di Capitan America (con punte memorabili in The Winter Soldier), ma la serie si spinge persino oltre, forzando i limiti di quella che al cinema sarebbe la classificazione PG-13.

L’incipit è quindi fulminante, ma l’episodio prende una piega ben diversa dopo il cartello introduttivo. Il resto della puntata si concentra infatti sulla presa di coscienza di Sam, sul consolidamento dell’amicizia con Bucky, e sull’evoluzione (o involuzione) di Walker. Quest’ultimo si sente tradito dalle medesime istituzioni che ha servito fedelmente, e che gli tolgono il titolo di Capitan America in seguito agli eventi di Riga. Congedato con disonore, Walker diventa l’emblema di quei soldati che si giustificano dicendo di aver “solo eseguito gli ordini”, e che si sentono trattati come pedine dai poteri superiori. Il suo sfogo di fronte ai senatori è pieno di rabbia, ma povero di contenuti: sa di non avere argomenti a sua discolpa, e può solo inveire in modo generico contro i governanti, rei di averlo abbandonato dopo anni di servizio.

È qui che arriva la grande sorpresa dell’episodio, di cui vi ho già parlato in questo approfondimento. Un personaggio con profonde radici nei fumetti Marvel rassicura Walker della bontà delle sue azioni, chiedendogli di tenersi pronto per una futura chiamata: è forse questa la scena di The Falcon and the Winter Soldier che, più di ogni altra, suggerisce i prossimi piani dei Marvel Studios, forse legati ai Thunderbolts e/o a Leviathan. È probabile che gli stessi indizi siano disseminati anche in Black Widow, ma i rinvii per l’emergenza Covid-19 hanno cambiato l’ordine di uscita. In altre parole, il suddetto personaggio doveva essere svelato prima nel film su Vedova Nera, se le indiscrezioni sono giuste. È comunque un piacevole colpo di scena, per quanto i fan si aspettassero forse un nome più clamoroso. Il problema dell’hype e delle speculazioni on-line è che generano aspettative inverosimili, gonfiate talvolta dalle dichiarazioni dei diretti interessati (in questo caso lo showrunner Malcolm Spellman). Ma, al di là di questo, si è trattato di un’ottima sorpresa.

«Se non serbi rancore, sei cieco»

Nel frattempo, Sam torna da Isaiah Bradley con lo scudo. Vuole capire cosa sia successo, perché solo così potrà placare i conflitti che si agitano dentro di lui. Sam ha sempre saputo che quel simbolo è molto gravoso per un afroamericano: la bandiera a stelle e strisce è un emblema di libertà molto selettivo, e sono in troppi a non aver goduto di quei privilegi. Per un Nero, insomma, è molto difficile sentirsi rappresentato dallo scudo, tantomeno brandirlo. Il rancore e l’amarezza di Isaiah incarnano un punto di vista ben più radicale (ma pienamente giustificato) rispetto a quello di Sam, che invece è torturato dalla sua doppia natura: quella culturale – come afroamericano che subisce il razzismo sistemico degli Stati Uniti – e quella istituzionale – come soldato che ha giurato fedeltà alla bandiera. Deve quindi trovare una sintesi fra le due istanze, dimostrando che il retaggio dello scudo può essere cambiato: non più simbolo di pochi, ma di tutti. E perché questo accada, dietro quei colori non può più esserci l’ennesimo bianco dall’aria WASP.

Il percorso formativo di Sam s’intreccia con Bucky, ovviamente. Se è vero che l’azione si prende una pausa dopo un prologo al fulmicotone, l’episodio trova un modo sensato per rafforzare la solidarietà tra i due commilitoni, che lavorano insieme alla barca di Sarah come nel più classico dei buddy cop. Emblematica è anche la scena in cui Sam e Bucky si esercitano a lanciare lo scudo, rimpallandosi un’eredità che ha un significato diverso per ognuno di loro, ma solo Falcon può raccoglierla per mutarne il significato. Peraltro, la cassa che Bucky gli regala da parte dei wakandiani contiene sicuramente le sue ali nuove, e forse un costume rinnovato per l’occasione.

E Zemo? L’incontro con Bucky di fronte al memoriale della Sokovia ha una certa importanza, poiché rievoca il peso delle azioni degli Avengers sulla popolazione innocente (un memoriale che «ovviamente» nessuno di loro ha visitato, come sottolineava Zemo nella terza puntata). L’arresto del supercattivo da parte della Dora Milaje sembra la soluzione più giusta, ma sappiamo bene che uno come lui non può restare prigioniero troppo a lungo. The Falcon and the Winter Soldier si avvia così verso una battaglia risolutiva a New York City, con gli Spezzabandiera che chiamano a rapporto gli agenti dormienti, mentre Walker prepara il suo ritorno nella scena durante i titoli di coda. Vedremo quali sorprese ci aspettano, e quante porte resteranno aperte per il futuro del MCU.

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