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The Falcon and the Winter Soldier – La recensione dell’episodio finale

The Falcon and the Winter Soldier – La recensione dell’episodio finale

Di Lorenzo Pedrazzi

Giunto all’epilogo, The Falcon and the Winter Soldier dimostra di avere qualcosa in comune con WandaVision, nonostante le grandi differenze fra le due serie. In entrambi i casi, seguiamo il cammino del personaggio principale fino all’acquisizione di una nuova identità, che corrisponde anche a una nuova presa di coscienza: così, se Wanda si trasforma in Scarlet Witch, Falcon diventa invece Capitan America, uniforme compresa. Un passaggio che non poteva risolversi in poche battute, ma che doveva essere narrato come un processo graduale nella mente di Sam, grazie ai benefici del racconto seriale.

Un nuovo eroe per un nuovo tempo

Gran parte dell’episodio si concentra sulla battaglia finale tra Sam, Bucky e gli Spezzabandiera, a cui si aggiunge John Walker con un adorabile scudo di latta che dura quanto un giocattolo. La vera novità è però il costume a stelle e strisce di Sam, molto fedele ai fumetti e dotato di ali in vibranio. Quando l’eroe si presenta come Capitan America, l’effetto è dirompente: nessuno riusciva a vedere Cap in John Walker, ma Sam ricopre il ruolo alla perfezione, facendolo suo. Le migliori scene d’azione sono proprio quelle che lo coinvolgono, soprattutto il lungo inseguimento dell’elicottero con gli ostaggi, mentre gli altri combattimenti – in particolare quelli con Bucky e Walker – sono un po’ anonimi.

L’intero scontro è comunque un bell’ottovolante che si svolge su tre livelli (aria, terra e sottosuolo), sancendo la parziale redenzione di Walker dopo le sue recenti derive psicotiche. La verità è che The Falcon and the Winter Soldier non ha un antagonista nel senso più tradizionale del termine, poiché tutti rientrano in una specie di “zona grigia”. Zemo è stato uno scomodo alleato per Sam e Bucky, mentre il ruolo mutevole di John Walker non permette di classificarlo con precisione, e comunque ne esce da eroe. Karli e gli Spezzabandiera sono i villain della situazione, ma perseguono obiettivi che persino Sam condivide. Il problema, se mai, è il modo.

In fondo, l’unica ragione che ci fa sperare nel fallimento degli Spezzabandiera è il loro uso della violenza, il fatto che siano disposti anche a uccidere gli ostaggi. L’ideologia che li sostiene, di contro, è molto nobile. Ovviamente una produzione del genere non può avallare gli estremismi, quindi trova una soluzione mediana e rassicurante: la medesima ideologia viene declamata dall’eroe di turno attraverso la diplomazia. Il monologo di Sam per sensibilizzare i potenti è l’emblema di un progressismo addomesticato dalle istituzioni, disposto a cambiare il mondo solo dall’interno, non a rivoluzionarlo dalle fondamenta. Forse non si può chiedere di più da chi indossa il costume di Capitan America. Al contempo, non si può negare che la sua tirata esprima concetti non banali per un supereroe del genere, come l’appello ai governi di farsi carico dei più deboli e la necessità di cambiare punto di vista sul terrorismo. Didascalico, forse troppo costruito, ma importante per stabilire il nuovo ruolo di Capitan America. Un paladino degli oppressi, più che del Sogno Americano.

Mutamenti

Insomma, l’episodio chiude bene il percorso psicologico ed emotivo di Sam, portandolo ad accettare lo scudo di Cap solo dopo un’attenta riflessione. Al contrario di Steve Rogers, l’eroe sente sulle spalle una responsabilità identitaria e culturale, simboleggiata dalla rabbia di Isaiah Bradley. Può diventare Cap, ma solo alle proprie condizioni. Brillante il cambio di titolo finale: al termine dell’episodio, il cartello muta in Captain America and the Winter Soldier, com’è giusto che sia. L’evoluzione è completa.

Il resto potrebbe essere un po’ deludente per chi si aspettava grandi rivelazioni o personaggi inattesi, soprattutto se consideriamo che la scena durante i titoli di coda è solo una (ne ho parlato qui). È giusto però che la serie cammini sulle sue gambe, senza affidarsi troppo alle sorprese o ai riferimenti esterni. In tal caso, oltre alla prevedibile colpo di scena su Sharon Carter, c’è il definitivo passaggio di John Walker a U.S.Agent, con tanto di costume nero e di benedizione da parte di Valentina Allegra de la Fontaine. Qualcosa bolle in pentola, e potrebbero essere i Thunderbolts. Staremo a vedere.

The Falcon and the Winter Soldier si conferma quindi come un prodotto solido, non sorprendente ma dotato di grande coerenza con il franchise di Capitan America, dove persino il rapporto da buddy cop tra Sam e Bucky rientra in un discorso sul retaggio di Steve Rogers (a proposito, che fine ha fatto?). La Fase 4 del Marvel Cinematic Universe continua a emancipare i suoi eroi e le sue eroine, proiettandosi in un futuro che dovrà rispondere a sfide molto diverse sul piano politico e sociale. Per ora, i Marvel Studios stanno onorando l’impegno.

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