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LOL – Chi ride è fuori, i comici italiani e la TV giapponese

LOL – Chi ride è fuori, i comici italiani e la TV giapponese

Di DocManhattan

Cos’è che ci fa ridere, quando sentiamo un comico parlare, andare a ruota libera? E la comicità di un artista fa presa sul pubblico solo se lo si conosce? Di più, se è della tua generazione? Sono le domande che mezza Internet si è posta dopo un corsivo di Aldo Grasso in cui il critico televisivo del Corriere della Sera non solo scriveva di non aver trovato affatto divertente LOL – Chi ride è fuori, il game show di Prime Video presentato da Fedez e Mara Maionchi e conclusosi ieri con gli ultimi due episodi (e fin qui. Sono gusti, no?), ma ha tirato in ballo un “discrimine generazionale”. LOL avrebbe fatto ridere i giovani, scrive Grasso, perché non conoscono l’umorismo di Gino Bramieri e quindi apprezzano comici come Pintus, Frank Matano e Lillo.

(Matano non ha preso benissimo la stroncatura, diremo).

Il tutto, sempre secondo Grasso, esacerbato “dall’effetto streaming (Netflix, Amazon, Disney+…), ormai sufficiente a decretare la bontà di un programma”. Cioè lo guardano in tanti, più o meno contemporaneamente, ne parlano tutti, quindi viene apprezzato più del dovuto.

LOl chi ride è fuori

I GUSTI SUI SOCIAL

Ora. Fermo restando che l’altra metà di Internet se l’è presa con Grasso, che aveva comunque solo espresso una sua opinione, e lo pagano per questo, visto che è un critico, la faccenda è interessante da tutta una serie di punti di vista. Partiamo dall’ultimo, vi va? Lo streaming, e la voglia di vedere quello di cui parlano gli altri sui social, e di dire la propria. Beh, un tempo le serie TV e i prodotti televisivi in generale si guardavano tutti alla stessa ora, su un tubo catodico. Ci fosse stata Twitter ai tempi della prima messa in onda di X-Files o de I segreti di Twin Peaks, in Tendenze ci avrebbero campeggiato per settimane, altro che mezza giornata.

E il fatto che sui social un argomento sia talmente presente da dare l’impressione che lo stanno guardando tutti genera semmai di solito una bella polarizzazione violenta, di quelle che all’Internet garbano sempre tantissimo. Per ogni soggetto X che scrive che Serie fantascientifica nuova numero 27 di Netflix o Show di supertizi 4 di Disney+ sono la cosa più bella su cui abbia mai poggiato gli occhi dall’istante in cui è nato/a, ci sarà un soggetto Y che li descriverà, sempre senza timore di esagerazioni, come la peggiore e più cocente delusione in cui sia mai incappato nella sua esistenza. Perché i gusti sono gusti, e ognuno c’ha i suoi, e perché se leggi chi parla bene di una cosa che non ti è piaciuta, o viceversa, ti senti obbligato a urlare al mondo la tua Verità™. È una legge fisica, tipo, sui social. Non si scappa.

E infatti, nella mia personalissima bolla di amicizie sui social cosi, ho trovato chi di LOL – Chi ride è fuori ha scritto che è divertente, non è divertente, così così, non sa/non risponde. Più o meno come sempre, per tutto.

Il secondo punto interessante della faccenda è che hanno riesumato l’acronimo LOL, e mi sento meno anziano quando qualche volta mi scappa ancora dalle dita.

Il terzo è che LOL – Chi ride è fuori non è Zelig, o Colorado, o uno di quegli altri spettacoli in cui i comici snocciolano a favore di camera i loro numeri. È un game show che già al primissimo sguardo ti fa capire cosa fa, da dove viene (il Giappone) e qual è il suo scopo. Ovvero far soffrire delle persone. Come ogni game show giapponese che si rispetti.

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UMORISMO GIAPPONESE

Quell’elenco di nomi giapponesi alla fine dei titoli di coda è lì perché LOL – Chi ride è fuori è un format nipponico, prodotto sempre da Amazon a partire dal 2018: Hitoshi Matsumoto presents Documental. Dieci comici in una stanza, l’ultimo che riesce a non ridere (o a ridere una volta in meno degli altri) vince. Lo trovate sempre su Prime, sottotitolato anche in inglese: ce ne sono tre edizioni e tutto funziona allo stesso modo che nel suo figlioccio italiano. Solo che la location è meno pettinata e al posto di Fedez e la Maionchi, nella stanza dei bottoni (e pulsantoni) c’è un tizio ossigenato che risponde al nome di Hitoshi Matsumoto, detto Matchan, uno dei comici più noti dell’arcipelago giapponese. Ne esiste già una versione messicana e australiana, sono in cantiere anche quelle tedesca e spagnola.

Perché scrivevo poco sopra della sofferenza? Provate voi a trattenere le risate per sei ore quando gli altri concorrenti e chi gestisce lo show cercano di farvi ridere in ogni modo possibile. Non è mica semplice. C’è quella componente sadica che riconosce chiunque abbia mai visto Takeshi’s Castle di Kitano, sin dai tempi di Mai dire Banzai della Gialappa’s Band. E non avete idea di quello che passano in TV la sera a Tokyo e dintorni. Se tu partecipante non soffri, il pubblico non ride.

Ed ecco, credo sia questa, per me, la chiave di lettura di LOL – Chi ride è fuori, nel suo animo tipicamente giapponese, anche quando c’è Elio che balla il tip-tap vestito da Monna Lisa del Giocondo. Ci sono artisti che fanno ridere di più il pubblico – voi non avreste riso di fronte alle adorabili pose sceme di Lillo, al suo numero da prestigiatore e al balletto di Ciro? Io sì. Ma dopo un quarto di secondo – e altri meno, ma il punto è la risata trattenuta. Vedere chi molla per primo e chi, come Caterina Guzzanti, si distrugge dentro per ore pur di non sorridere. Loro soffrono, tu cerchi di capire chi sarà il prossimo ad esplodere. È un gioco ad eliminazione, non Zelig. E il fatto che un monologhista come Luca Ravenna sia uscito subito lo dimostra: se devi far ghignare qualcuno, non serve un numero complesso, basta la cosa scema a tradimento. “Hai cag*to?”

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CESSI A PEDALI

Così, più trascorrono le ore/episodi, più i sopravvissuti si trascinano verso lo zero comico, le basi, l’essenziale. C’è un cesso a pedali, che è tipo la cosa più nipponica del programma a parte le sue origini, c’è l’essenza del tormentone spiegata facile (il tip-tap, quel dannato tip-tap), c’è che alla fine, anche se sei uno famoso, ti guardano tutti, e magari vuoi pure vincere per dire che sei più bravo degli altri a far ridere, tutto scivola dalle parti di una serata tra amici dopo qualche birra di troppo. Avete presente, no? Quelle in cui gli amici scemi ti fanno ridere per qualsiasi cosa. Ecco, ora provate a immaginarvi una di quelle serate, ma con una competizione e il divieto di ridere. Come in chiesa, o a scuola. Per sei ore.

Chi ha vinto, alla fine? “Lo sport”, avrebbero risposto i Gialappa’s, ai tempi di Mashiro Tamigi, Lippo Lippi e del Jovanotti giapponese.

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