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Ray Fisher si apre finalmente sulla questione Justice League

Ray Fisher si apre finalmente sulla questione Justice League

Di Marco Triolo

The Hollywood Reporter ha ripercorso gli eventi che hanno portato Ray Fisher ad accusare pubblicamente Joss Whedon, Geoff Johns, il capo di DC Films Walter Hamada e il produttore Jon Berg dopo la pessima esperienza sul set di Justice League. Il sito ha parlato in esclusiva con l’attore, rivelando nuovi dettagli dietro le quinte che non erano mai emersi prima. Eccone alcuni.

L’incontro con Joss Whedon

Dopo aver saputo da Zack Snyder in persona (per telefono) che questi avrebbe lasciato il film, Fisher incontrò Whedon a Los Angeles. Whedon gli consegnò la nuova versione dello script, che tagliava praticamente tutto l’arco del personaggio di Cyborg. A questo punto i due erano ancora in buoni rapporti e, nonostante la delusione, Fisher accettò i tagli e disse che sarebbe “andato avanti”. L’attore voleva però partecipare al processo creativo in modo da contribuire con il suo punto di vista di attore afro-americano, per evitare problemi di rappresentazione. Cosa che Chris Terrio e Zack Snyder avevano fatto proprio coinvolgendo l’attore nella scrittura, dato che percepivano che Cyborg fosse il cuore del film e che sarebbe stato insensibile, da parte di due uomini bianchi, non coinvolgere l’attore nel processo creativo. Fisher però rivela che Whedon tagliò subito corto durante una telefonata con il cast, dicendo: “Non mi piace ricevere osservazioni da nessuno, nemmeno da Robert Downey Jr.”.

In uno dei suoi ormai ben noti tweet, Fisher aveva anche detto di aver saputo da alcuni testimoni che, durante i meeting tra i produttori di Justice League, qualcuno aveva detto che non si poteva avere “un nero arrabbiato” al centro del film. I portavoce di Geoff Johns hanno risposto dicendo che, dopo la fuoriuscita di Snyder, lo studio aveva chiesto di alleggerire il tono dell’intero film e di rendere più gioiosi tutti i supereroi. Inoltre, il termine “nero arrabbiato” sarebbe stato tirato in ballo come esempio di cliché da evitare.

La questione “Booyah”

A proposito della famosa battuta “Booyah”, pronunciata da Cyborg nella serie animata Teen Titans e nella versione cinematografica di Justice League, Fisher ribadisce che gli fu imposta. Fu Jon Berg (con cui poi l’attore ha ricucito i rapporti in seguito a una sentita telefonata di scuse del produttore) a fargli pressione: “Pensa se il CEO di AT&T [la compagnia che all’epoca stava acquisendo WarnerMedia] avesse un figlio o una figlia, e quel figlio o figlia volesse sentire Cyborg dire ‘booyah’ nel film ma noi non avessimo girato la scena. Potrei perdere il posto”. Fisher infine dovette cedere, nonostante avesse ribadito più volte di non essere d’accordo. L’attore spiega di non avere nulla di particolare contro la parola in sé: a disturbarlo era il fatto che dovesse essere l’unico personaggio nero ad avere uno slogan, come accaduto spesso a tanti personaggi neri della TV americana.

Fisher racconta anche del giorno in cui si recò sul set per registrare la famigerata battuta. Whedon lo accolse citando Amleto in tono derisorio: “Fai il discorso, te ne prego, come io l’ho fatto a te”. Fisher rispose: “Joss, smettila. Non sono dell’umore”. Mentre lasciava il set dopo aver girato la scena, Fisher sentì Whedon dire: “Bel lavoro, Ray”.

Il problema con Geoff Johns

Fisher ha accusato ripetutamente Johns di un razzismo nemmeno troppo sottile. L’attore cita ancora una volta un episodio di cui aveva già parlato: la volta in cui Johns gli chiese di interpretare Cyborg non più come un moderno mostro di Frankenstein, ma come Quasimodo. Fisher dice che per fargli capire meglio che look avesse in mente, Johns si incurvò in una posizione servile. L’attore dice che Johns non aveva intenzione di cedere: “Quella fu l’ultima conversazione creativa tra me e Geoff Johns. Sapevo di essere solo”.

Johns è stato difeso da diverse persone coinvolte, come il produttore veterano Chuck Roven (Batman Begins), secondo cui l’autore – noto come sceneggiatore dei fumetti prima che dei film e delle serie TV DC – sarebbe un “uomo gentile e umile” che “ama il personaggio di Cyborg”, avendolo incluso lui stesso nella Justice League a fumetti. Johns ha anche il merito di aver reso molto più inclusivi diversi titoli DC, storicamente dominati da personaggi bianchi.

Altre accuse sono piovute su Johns da testimoni con cui Fisher ha parlato. Due individui che avevano lavorato con Johns alla serie Krypton. Stando alle testimonianze, Johns avrebbe messo il veto sul casting di Regé-Jean Page, futura star di Bridgerton, nel ruolo del nonno di Superman. Johns sosteneva che il nonno di Superman non potesse essere nero. Inoltre Johns si sarebbe opposto all’idea di trasformare il personaggio DC Adam Strange in un uomo gay o bisessuale.

Fisher racconta anche che, quando a luglio 2020 parlò con Walter Hamada, nuovo capo di DC Films, quest’ultimo definì Joss Whedon “uno stronzo” e disse: “Voglio lasciarmi alle spalle tutta la questione Justice League. Joss non è più qui e non ho intenzione di riassumerlo”. Ma Hamada cercò anche di difendere Geoff Johns che, a detta sua, stava venendo “trascinato nel fango” ingiustamente.

Le indagini su Justice League

Verso metà agosto, Warner Bros. aprì le indagini su Justice League. Ray Fisher riuscì a far cambiare, a un certo punto, l’investigatore, in quanto quello scelto da Warner si era rifiutato di fare chiarezza su alcune questioni sollevate dall’attore. Katherine Forrest, ex giudice federale, fu dunque assunta. Fisher racconta che le sue conclusioni furono molto generiche: Forrest disse che erano stati presi dei provvedimenti senza specificare mai quali. Disse anche che non aveva trovato traccia di comportamenti razzisti nelle sue indagini. Per Fisher, lo scopo di questa vaghezza è chiaro: era stata incaricata solamente di mettere la parola fine a ogni accusa di razzismo.

Fisher conclude: “Non credo che alcune di queste persone siano adatte a mantenere posizioni di comando”. L’attore spiega di non voler far licenziare nessuno. “Non voglio che vengano scomunicati da Hollywood, ma non penso che dovrebbero essere responsabili delle assunzioni e dei licenziamenti di altri persone”. Fisher sa di non poter vincere questa battaglia, ma pensa anche di essere riuscito a farsi sentire forte e chiaro: “Se non posso ottenere che rispondano delle loro azioni, almeno posso far capire loro con chi hanno a che fare”.


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