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Chi è Shang-Chi, il Bruce Lee del Marvel Universe

Chi è Shang-Chi, il Bruce Lee del Marvel Universe

Di DocManhattan

Che a inizio anni 70 sia nato in seno al Marvel Universe un eroe come Shang-Chi, dalla fisionomia fin troppo simile a quella di Bruce Lee, con un nome assonante e una discreta propensione a farsi ritrarre a petto nudo e con una coppia di nunchaku in mano, non è ovviamente strano per nulla. Shang-Chi, il “maestro del kung fu” dei fumetti Marvel, futuro protagonista del film dell’MCU Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, debutta infatti alla fine del 1973. Nel pieno del boom delle arti marziali lanciato proprio dal successo internazionale dei film dell’appena scomparso Bruce Lee. Il piccolo drago se n’era andato nel luglio di quell’anno, ma ovunque impazzava l’eco di pellicole come Dalla Cina con furore e del duello finale al Colosseo con un giovane Chuck Norris ne L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente. Ammesso che Chuck Norris sia mai stato giovane in vita sua, certo.

Insomma, parafrasando il celebre successo di Carl Douglas del ’74, everybody was kung fu fighting, e le case editrici di fumetti si accodano. In quegli anni nascono così testate e personaggi come Richard Dragon, Kung-Fu Fighter (DC Comics, 1974), The Hands of the Dragon (Atlas, 1975) e anche lo stesso Iron Fist (Marvel, 1974). A battere tutti sul tempo, però, è proprio Shang-Chi, primo di una serie di eroi Marvel maestri di arti marziali e pucciati in atmosfere da film di mazzate di Hong Kong, come la Tigre Bianca e i Figli della tigre. La cosa buffa, però, è che Shang-Chi è, all’inizio, figlio della TV, più che del cinema. E di uno scontato, comprensibile rifiuto.

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NON IMPORTA SAI, CI AVEVO KUNG FU

Facciamo un passetto indietro, fino all’autunno del 1972. Steve Englehart e Jim Starlin sono due sceneggiatori che lavorano per la Marvel Comics. Il primo ha appena lanciato la serie dei Difensori, il secondo è l’uomo che di lì a poco darà vita a personaggi come Thanos, Gamora e Drax il Distruttore. Come milioni di altri telespettatori, Englehart e Starlin sono rapiti da questa serie sulle arti marziali che ha debuttato a ottobre sulla ABC. Si intitola Kung Fu, e racconta di un monaco shaolin – interpretato da David Carradine – che attraversa la frontiera americana, aiutando le persone e risolvendo problemi con le arti marziali. Uno show che peraltro, stando a quanto scritto dalla vedova di Bruce Lee, Linda Lee Cadwell, era un’idea di suo marito, sottrattagli dalla Warner. L’idea originale di Lee diventerà, solo nel 2019, la serie TV Warrior.

Englehart e Starlin chiedono alla Marvel di comprare i diritti di Kung Fu per farne un fumetto su licenza, ma la cosa è impossibile, perché Warner è la proprietaria della “distinta concorrenza”, la DC Comics. Perciò la Marvel ripiega sui diritti di un personaggio pulp creato, all’inizio del secolo scorso, dallo scrittore britannico Sax Rohmer: il genio del male e supervillain Fu Manchu.

I due autori gli sviluppano attorno una storia che attinge vari protagonisti dai racconti di Rohmer, compreso lo stesso Fu Manchu. E creano Shang-Chi, un figlio del malvagio dottore, di cui nessuno aveva mai parlato prima. La prima apparizione di Shang-Chi è su Special Marvel Edition #15 (data di copertina, dicembre 1973), e due numeri più tardi il titolo della rivista contenitore viene cambiato in The Hands of Shang-Chi: Master of Kung Fu. Con l’arrivo, a partire dal numero 18, del sofisticato Paul Gulacy alle matite, Shang-Chi assume i tratti di Bruce Lee, diventando in tutto e per tutto il Bruce Lee della Marvel Comics.

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SHANG CHI VS BRUCE LEE

Shang-Chi e Bruce Lee finiscono per incrociarsi peraltro su una stessa rivista Marvel. Visto il successo della testata The Hands of Shang-Chi: Master of Kung Fu, la Casa delle Idee decide di bissare con il magazine in bianco e nero The Deadly Hands of Kung Fu, che ospita storie dello stesso Shang-Chi e di altri eroi legati alle arti marziali (i menzionati Iron Fist, Tigre Bianca, etc), e anche vari articoli. Questi ultimi sono spesso dedicati a Bruce Lee, che quindi finisce in copertina su molti numeri della rivista.

The Deadly Hands of Kung Fu chiude dopo 33 numeri, nel ’77. La testata principale di Shang-Chi va avanti invece fino all’83, per la bellezza di 125 uscite. Nonostante i suoi due creatori, Englehart e Starlin, l’avessero abbandonata praticamente subito, dopo solo tre numeri: il primo perché in disaccordo con l’editor Roy Thomas, il secondo perché “imbarazzato da razzismo dei racconti di Rohmer”, tutti costruiti sulla figura del “pericolo giallo”. Il successo di Shang-Chi e la sua lunga vita editoriale sono figli quindi della mania per le arti marziali, certo, ma anche del grande lavoro compiuto sulla testata, dopo la defezione dei suoi ideatori, dallo sceneggiatore Doug Moench (co-creatore di Moon Knight) e dal disegnatore Paul Gulacy.

Shang chi 2021

IL FU FU MANCHU

Shang-Chi ha continuato a comparire in seguito negli albi Marvel, arrivando fino ai giorni nostri. Giusto per citare le apparizioni più significative, nel 1990 gli è stato dedicato l’albo unico Master of Kung Fu: Bleeding Black, e nel 2002 Moench e Gulacy sono tornati a raccontarne le avventure, in Master of Kung Fu: Hellfire Apocalypse. A metà anni Duemila, Shang-Chi ha fatto parte ad esempio degli Heroes for Hire, una formazione che ha accolto tanti eroi legati a pugni e calci volanti, come Iron Fist, Misty Knight e Colleen Wing (le Figlie del Drago), e degli Agents of Atlas. Dieci anni fa è entrato in una squadra degli Avengers. A completare il revival, una miniserie del 2015 (Master of Kung Fu), una seconda miniserie da 5 numeri del 2020 (Shang-Chi) e infine una serie mensile dallo stesso titolo, per sfruttare il traino del film, in uscita il mese prossimo.

In tutto questo, avendo perso da tempo i diritti sul personaggio di Fu Manchu, ed essendo emersa sempre più la natura problematica di quel tipo di figura, la questione del padre di Shang-Chi è stata avvolta dalla nebbia. I riferimenti al padre dell’eroe si sono fatti nel tempo più vaghi, e vari personaggi provenienti dalle opere di Rohmer hanno cambiato nome. In una storia del 2010 dei Secret Avengers scritta da Ed Brubaker si è tagliata infine la testa al toro, spiegando che in realtà il padre di Shang-Chi si chiama Zheng Zu, è un antico stregone cinese, e Fu Manchu era solo uno dei tanti nomi che ha adoperato. Nel film Marvel Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli si è andati ancora oltre, sfruttando la faccenda per tirare in ballo una vera versione del Mandarino, nemesi storica di Iron Man… e già padre di Shang-Chi pure lui. Eh.

master of kung fu 2015 marvel

IL MANDARINO M’È PADRE A ME

La miniserie Master of Kung Fu del 2015 è ambientata infatti su Battleworld, un pianeta in cui si sono fuse le realtà di vari universi. Nell’area a tema wuxia di questo enorme, sinistro parco giochi (K’un-Lun) viene raccontata la storia di Shang-Chi e di suo padre, l’imperatore Zheng Zu. Solo che in questa realtà Zheng Zu è in pratica il Mandarino.

Nel Marvel Universe tradizionale, i dieci anelli del Mandarino sono da sempre simbolo del personaggio. Per la cronaca, si tratta di manufatti alieni dagli incredibili poteri, ciascuno dei quali contiene al suo interno l’anima di un eroe del cosmo defunto. Sì, è complicato.

shang-chi-mandarino dieci anelli

I DIECI ANELLI

Nel film Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, i Ten Rings sono un’organizzazione criminale a cui Shang-Chi si ribella. Una vecchia conoscenza dell’MCU, visto che sono stati i Ten Rings di Raza a spingere Tony Stark a creare la sua armatura nel primo Iron Man (2008), hanno aiutato Ivan Vanko in Iron Man 2, e in Iron Man 3 il finto Mandarino interpretato da Ben Kingsley si presentava come leader di questa organizzazione terroristica.

I Ten Rings sarebbero dovuti apparire anche nel primo Ant Man. In una scena poi eliminata in fase di montaggio si vede infatti un membro dell’organizzazione, con il tatuaggio dell’organizzazione sul collo, assistere alla presentazione alla Pym Technologies dell’armatura di Yellowjacket. Un’organizzazione criminale chiamata Ten Rings esiste anche nel Marvel Universe a fumetti: è una società segreta che si è scontrata nel 2019 con Ironheart, l’eroina che ha seguito le orme di Iron Man.

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