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Cherry – Tom Holland e i fratelli Russo verso la maturità – La Recensione

Cherry – Tom Holland e i fratelli Russo verso la maturità – La Recensione

Di Andrea Suatoni

Il Marvel Cinematic Universe è una delle macchine da soldi più redditizie degli ultimi 20 anni. Gran parte del merito dei miliardi di dollari e delle centinaia di milioni di fan che ha guadagnato l’universo unito di Disney e Marvel Studios è sicuramente di Tom “Amichevole Spider-Man di quartiere” Holland e dei fratelli Russo, registi di Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War ed Avengers: Endgame.

La “gloria” che ha portato a tali artisti il loro lavoro per il MCU è innegabile. Ma come spesso accade con franchise così fortemente improntati per il consumo di massa, costoro, che prima degli exploit Marvel erano del tutto sconosciuti (come Holland) o faticavano ad emergere (i Russo, molto apprezzati in ambito televisivo ma fino al 2014 poco presenti sul grande schermo) sono stati gravati di un pesante bagaglio che ne ha minato alla base la credibilità di fronte a platee più mature ed impegnate.
Con Cherry – Innocenza Perduta, disponibile (in quanto contenuto originale) in esclusiva su Apple TV+, la regia dei fratelli Russo e la magistrale interpretazione di Tom Holland vogliono ferocemente scrollarsi di dosso tale fardello artistico: un tentativo che centra perfettamente il bersaglio, a discapito di un film non perfettamente riuscito in tutte le sue parti.

CHERRY – INNOCENZA PERDUTA

Nato dal romanzo semi-autobiografico di Nico Walker, che ha scritto le sue “memorie” durante la riabilitazione in carcere, Cherry racconta la storia di un ragazzo che, per sfuggire alla tristezza derivante dalla fine di una storia d’amore, decide di arruolarsi: gli anni passati nell’esercito (ai tempi della guerra in Iraq) avranno però fortissime ripercussioni negative sulla sua vita, spingendolo in una spirale di droga e criminalità.

Tom Holland interpreta il protagonista del film, un ragazzo troppo sensibile per dimenticare gli orrori della guerra. Il suo “Cherry” (nomignolo assegnato ai novellini dell’esercito senza ancora esperienza in prima linea), una volta tornato a casa, potrebbe vivere la vita che un tempo sognava: una moglie amorevole, una bella casa, la felicità di una famiglia. Ma tutto in confronto alle esperienze passate al fronte perde il proprio colore: il disturbo da stress post-traumatico sembra impossibile da contrastare, se non con l’aiuto di sostanze stupefacenti.

La spirale distruttiva in cui Cherry scende velocemente (troppo velocemente in realtà, almeno secondo i tempi narrativi singhiozzanti della pellicola) coinvolge anche tutti coloro che gli gravitano attorno. Molte persone vengono toccate dal dramma del protagonista, pagandone terribili conseguenze che finiscono per gravare psicologicamente sulle sue spalle: anche quando Cherry raggiunge il fondo del baratro infatti, non smette mai di essere nel suo io più profondo il ragazzo sensibile ed innocente che abbiamo conosciuto nel prologo. Una sensibilità che, se inizialmente è la causa di tutti i suoi problemi, in definitiva finisce anche per esserne la (relativa) soluzione.

ORIGINALITA’ E “OMAGGI”

Quella di Cherry è la storia di un giovane veterano di guerra che, una volta tornato a casa, non riesce a riprendere in mano la propria vita, schiacciato dal peso delle esperienze passate ed incapace di reagire (anche a seguito di un totale disinteresse di istituzioni e società, aspetto che il film sottolinea in più occasioni). Si tratta di una storia comune, di esperienze fin troppo diffuse: è la scenografia ad indicare spesso all’interno della pellicola l’aspetto apersonale delle sue tematiche principali. Negli ospedali, i dottori presentano cartellini che recano semplicemente la dicitura “dottore” anziché il loro nome e cognome; direttori di banca o sergenti dell’esercito sono indicati con targhe che recitano “Direttore Qualcuno” o “Sergente Qualcuno”; le banche che il protagonista arriva a rapinare per pagare i suoi spacciatori recitano a chiare lettere nelle loro insegne “Banca del cavolo” o “Banca che frega gli americani”.

Sono in definitiva lodevoli alcuni momenti di spiccata originalità in Cherry, che spesso si sommano a trovate prese in prestito altrove: in più di un’occasione, il film ricorda pellicole come Trainspotting, Full Metal Jacket, Requiem for a Dream o addirittura Il Favoloso mondo di Amelìe, al punto che alla lunga gli omaggi potrebbero finire per non essere più considerati tali dallo spettatore più malizioso (o più cinico).

TOM HOLLAND

Il protagonista Cherry racconta l’intero film in prima persona, rompendo continuamente la quarta parete e parlando direttamente allo spettatore; nonostante la drammaticità delle tematiche, in questo modo molte scene finiscono per avere un taglio grottescamente comico, in un sistema di contrappesi che funziona benissimo in alcuni momenti (soprattutto grazie a creative trovate registiche) e appare invece completamente fuori luogo altrove. Purtroppo, la scrittura inesperta (firma la sceneggiatura la sconosciuta Jessica Goldberg) alla base del film ne castra ritmo e credibilità, richiedendo a regia e colonna sonora uno sforzo enorme nel tentativo di colmarne le evidenti lacune.

Tom Holland regge sulle sue spalle un peso enorme: per più di due ore, il suo personaggio appare costantemente in ogni scena del film, che sia fisicamente o con sardonici commenti off-panel. La sua interpretazione riporta a galla un film sconnesso e incerto nella miriade di situazioni che prova a raccontare; funge da collante per un progetto che probabilmente, senza un Cherry così potente, sentito e ricercato (senza dimenticare la perfetta alchimia con la comprimaria Ciara Bravo, un nome da tenere a mente per il futuro), avremmo probabilmente giudicato quasi come fallimentare.
Cherry è un personaggio dalle mille sfaccettature, che cambia più e più volte all’interno del film e che richiede ogni volta un approccio recitativo diverso da quello precedente; nella incredibile performance di Holland trova quindi quasi un senso (effetto sicuramente voluto a volte, ma che fatichiamo a ritenere davvero tale in molte altre occasioni) anche la confusione che regna sovrana nel film, che cambia registro, stile, struttura e addirittura anche formato a seconda di ciò che viene raccontato e di come vuole raccontarlo.

Cherry

ROAD TO OSCAR

Sfidiamo chiunque abbia visto il film a puntare il dito contro Holland in futuro, indicandolo solo ed unicamente come Spider-Man: quello che emerge da Cherry è un attore dai mille volti, maturo, completamente versatile e capace, un attore che non ci stupiremmo affatto di vedere nella rosa dei nominati nella categoria Miglior Attore Protagonista ai prossimi Oscar. Addirittura avremmo immaginato una possibilità anche per la già citata Ciara Bravo per la categoria Miglior Attrice non Protagonista, se quest’anno la concorrenza non fosse spietata (da Saoirse Ronan a Ellen Burstyn, passando per Jodie Foster o Glenn Close).
Diverso discorso per i fratelli Russo: anche Anthony e Joe hanno dimostrato di aver compiuto un grandissimo passo in avanti verso la maturità artistica, e siamo sicuri che dopo Cherry sarà difficile pensarli relegati al solo ambito dei cinecomic. I Russo, dietro la macchia da presa, possono farsi valere in ogni campo (un piccolo smacco a Scorsese, che più volte si è scagliato contro i cinecomic e che i Russo citano continuamente in questo lavoro); per loro però c’è ancora molta strada da fare prima di raggiungere la vetta.
Infine, vogliamo segnalare anche la perfetta colonna sonora di Henry Jackman (che ha affinato il suo talento in Big Hero 6 e nel videogioco Uncharted 4), di “scuola” Hans Zimmer: anche per lui, finora mai finito sotto lo sguardo dell’Academy, potrebbe aprirsi una possibilità.

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