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WandaVision: Dawn of Scarlet – La recensione del penultimo episodio

WandaVision: Dawn of Scarlet – La recensione del penultimo episodio

Di Lorenzo Pedrazzi

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER SULL’EPISODIO

Dopo il finale dello scorso episodio, era ampiamente prevedibile che l’ottava puntata di WandaVision ci avrebbe portato indietro nel tempo, alla scoperta del passato di Wanda e delle radici di Westview; o meglio, dell’illusione che l’eroina ha creato attorno a sé come forma di reazione al dolore.

«Magia con l’autopilota!»

Agnes ha ormai gettato la maschera: non è solo una generica “vicina ficcanaso”, ma la strega Agatha Harkness, di cui vediamo la “genesi” nella Salem del 1693. Agatha viene condannata a morte dalla sua stessa congrega perché pratica arti oscure, ma lei sostiene di non averlo fatto apposta. Il suo potere, troppo grande per le sorelle e la madre, assorbe quello delle altre streghe, uccidendole. Non è certo fra le scene più ispirate della serie (come accade spesso quando Hollywood affronta il tema delle streghe senza precisione filologica), ma è interessante per il ribaltamento di senso: si tratta di streghe che giudicano un’altra strega, non del consueto processo da parte della comunità religiosa. Inoltre, Agatha viene accusata di essere “endemicamente” malvagia, senza possibilità di redenzione. Una sorta di manicheismo imposto dall’autorità.

Comunque, il cuore dell’episodio batte altrove. Fin dall’inizio, scopriamo che Agatha non ha influenzato le azioni di Wanda, la quale ha fatto tutto da sola (escluso il ritorno di Pietro, il cui nuovo aspetto viene spiegato). Piuttosto, Agatha ha messo gli occhi sull’eroina perché vuole scoprire i segreti del suo potere. È infatti sbalordita dal fatto che Wanda sia riuscita a creare tutto questo senza alcuno sforzo, e la guida a ritroso nel tempo per ricostruire gli eventi. Ne deriva così la puntata più struggente della serie, che per la prima volta ci fa entrare realmente in contatto con il dolore di Wanda.

La dinamica è chiara fin da subito. Agatha è come la studentessa modello che deve applicarsi duramente per ottenere i suoi risultati, mentre Wanda è un talento naturale: le viene tutto facile, senza sforzi. È un rapporto basato sull’invidia. L’utilizzo dello storytelling come metafora funziona bene, in tal senso: Wanda ha creato una città brulicante di trame e personaggi che interagiscono fra loro. Un mondo complesso, che lei tiene sotto controllo senza alcuno sforzo. L’eroina è quindi un genio innato della “scrittura”, al contrario di Agatha che invece ha trascorso anni di studio per imparare a scrivere solo poche righe. Insomma, una relazione molto diversa da quella che ci aspettavamo.

«L’unico modo per andare avanti… è tornare indietro»

Il viaggio nel tempo ci permette di colmare varie lacune nella storia di Wanda. Non sorprende che le sit-com fossero un momento da condividere con la famiglia, ma anche la rappresentazione (illusoria) di un sogno americano, lontano dalla guerra in Sokovia. Capiamo inoltre che il contatto con la Gemma della Mente, durante gli esperimenti dell’Hydra, ha solo amplificato dei poteri che Wanda possedeva già. WandaVision fa quindi un’operazione di retro-continuity che avvicina maggiormente l’eroina alla sua controparte dei fumetti. Significativa anche la scena con Visione, poco dopo l’arrivo negli Stati Uniti. È la prima volta che vediamo la nascita del loro amore, ed è chiaro che trae origine dal conforto reciproco per una solitudine che attanaglia entrambi (seppur con ragioni diverse). Il risultato è uno scambio dialogico che gestisce il tema del lutto e i sentimenti dei personaggi con notevole delicatezza.

A colpire, però, è soprattutto la sequenza che fa da prologo agli eventi della serie. L’orrendo spettacolo del corpo di Visione, smembrato senza ritegno dallo S.W.O.R.D., obbliga Wanda a confrontarsi con la natura artificiale del suo amato, ridotto a un groviglio inerte di fili e congegni. È la proverbiale ultima goccia per la sua psiche. La sceneggiatura di Laura Donney è abile a costruire questo momento per gradi, portandoci davvero nel cuore della strega: finalmente possiamo empatizzare appieno con il suo dolore. Lo sentiamo tutto nell’urlo di Wanda, quando crolla sul terreno che Visione aveva comprato per loro, dove avrebbero costruito una casa e una vita insieme. A Westview, nel New Jersey. Un luogo che coagula in sé molte caratteristiche della provincia americana, fatta di cittadine dimenticate, lasciate indietro dalla curva del progresso, dove la vita non ha nulla in comune con l’utopia delle sit-com. Questo contrasto fra ciò che sarebbe potuto essere, e ciò che è, innesca la reazione di Wanda. Invece di elaborare il lutto, l’eroina decide di cancellarlo.

L’episodio fa da ponte per il gran finale, con tanto di scena durante i titoli di coda che rivela il piano di Hayward. Menzognero fin dall’inizio (Wanda non ha mai rubato il corpo di Visione), il capo dello S.W.O.R.D. riporta in vita l’androide nella sua versione bianca, ben nota ai lettori dei fumetti. La situazione si fa quindi ancora più complicata: non solo Wanda dovrà salvare i figli da Agatha, ma lei e il “suo” Visione saranno anche costretti ad affrontare l’androide originale. Senza dimenticare Monica, Pietro, Darcy e Jimmy Woo, il cui ruolo potrebbe essere determinante. Intanto, nella sua penultima puntata, WandaVision compie un passo fondamentale: l’alter ego di Wanda, ovvero Scarlet Witch, è ora ufficiale, insieme alla sua capacità di governare la magia del caos. Tutto ciò al termine di un episodio che ci regala alcune tra le scene più toccanti del Marvel Cinematic Universe, dimostrando per l’ennesima volta quanto sfaccettata sappia essere questa serie. Tanto di cappello.

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