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WandaVision vuota il sacco: la recensione dell’episodio 7

WandaVision vuota il sacco: la recensione dell’episodio 7

Di Lorenzo Pedrazzi

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER SULL’EPISODIO!

L’excursus di WandaVision nella storia delle sit-com ha ormai raggiunto il presente: la settima puntata imita lo stile mockumentary di Modern Family e The Office, ispirandosi a quest’ultimo per la sigla. Ma ovviamente non è tutto qui, poiché l’episodio riserva diverse sorprese.

Un po’ di tempo per sé

Le sit-com degli anni Duemila sono anche quelle che – alimentate dalla progressiva demistificazione della figura genitoriale – ritraggono madri e padri in modo più umano, con difetti, nevrosi e insicurezze. La retorica del sacrificio va scemando, così come l’idea che i genitori siano monoliti inscalfibili. C’è maggior disincanto nel rapporto con i figli, e questo si riflette sull’episodio. Consapevole di averla combinata grossa quando ha espanso la barriera di Westview, Wanda decide di prendersi un giorno per sé, affidando Billy e Tommy ad Agnes. Una buona idea, anche perché l’illusione circostante mostra delle crepe: l’arredamento e gli altri oggetti cambiano aspetto, passando da un’epoca all’altra.

Tutto ciò viene narrato come un finto documentario. I personaggi sono consapevoli di essere circondati da telecamere, e in alcuni momenti si confessano al pubblico, guardando in macchina durante le interviste. È il registro ideale per cogliere l’incertezza del momento. Wanda non ha risposte, e lo dice chiaramente ai figli: è palese che non abbia più il controllo della situazione. Intanto, Visione incontra Darcy tra gli artisti del circo che un tempo era la base dello S.W.O.R.D.. La fa tornare in sé con i suoi poteri, e insieme partono per andare da Wanda. Sulla strada, Darcy racconta all’androide la sua storia.

L’ormai consueto montaggio alternato tra vicende interne ed esterne garantisce varietà alla puntata, e ci regala inoltre un momento cruciale per il futuro del Marvel Cinematic Universe. Quando Monica Rambeau attraversa di forza la barriera, una scena molto suggestiva parcellizza la sua figura in molteplici frammenti del passato, ricordi dolorosi che l’hanno resa ciò che è. Poi, varcata la soglia, scopre che qualcosa in lei è definitivamente cambiato, e assistiamo alla sua genesi come Spectrum. Ora, Monica possiede i superpoteri, e ne vediamo un accenno in almeno due occasioni. Poco prima del tesissimo finale.

WandaVision

La verità (forse)

Da tempo, i fan si chiedono se un misterioso personaggio abbia pilotato le azioni di Wanda, o se l’eroina sia pienamente responsabile di sé stessa. Ebbene, il settimo episodio fa un grande balzo in avanti sul piano della trama, svelando chi si cela dietro tutto questo.

È una sequenza da vedere in punta di sedia, consapevoli che qualcosa sta per accadere. Dopo uno scontro di opinioni (e quasi di superpoteri) tra Monica e Wanda, quest’ultima viene accudita da Agnes, che la porta in casa propria. I bambini non ci sono, e Wanda chiede di loro. Agnes, con noncuranza, le dice che probabilmente stanno giocando nel seminterrato. La costruzione della suspense è basilare, ma efficacissima: Wanda scende a controllare, ma scopre che la cantina è un antro oscuro e infestato di radici, con un atrio al centro. Il soffitto a volte, il colonnato, le strane effigi e vari oggetti hanno un’aria diabolica. C’è anche un libro che emana una strana energia. È qui che Agnes getta la maschera: il suo vero nome è Agatha Harkness, ed è una strega. I lettori dei fumetti Marvel la conoscono come mentore di Wanda, eppure qui sembra avere un ruolo diverso. Il ruolo del demiurgo, insomma.

Il potere di Agatha ha un aspetto simile a quello di Wanda, ma è di colore viola, e sembra prendere il controllo dell’eroina. A questo punto, WandaVision piazza uno dei colpi più brillanti della serie. Un montaggio musicale, accompagnato dal delizioso brano Agatha All Along (ispirato alla sigla di The Munsters), ci mostra gli eventi delle settimane scorse dal punto di vista della strega, che ha influenzato ogni cosa. Anche il ritorno di Pietro è opera sua, e la morte del povero Sparky. La seducente malvagità dei suoi sguardi è irresistibile, e dimostra come lo show sappia giocare con le regole stesse del genere: lo svelamento del cattivo (ma siamo sicuri che non ci sia qualcos’altro sotto?) diviene un momento di autorappresentazione, con tanto di risata maniacale. È Agatha la vera showrunner di Westview, non Wanda, e si rivolge direttamente a noi spettatori per farcelo sapere. Una soluzione vincente, per una serie che lavora su diversi piani di realtà. Ovvio, che Agnes fosse Agatha Harkness era stato intuito da tempo, ma le modalità della rivelazione sono notevoli.

C’è anche una scena dopo i titoli di coda, di cui vi parlo in questo articolo. Comunque sia, WandaVision riesce a traslare con naturalezza dai tòpoi delle sit-com alla narrazione di un blockbuster supereroistico, e il passaggio è impercettibile. I due episodi finali potrebbero vertere su quest’ultima, ora che le carte sono state scoperte. E, come al solito, la curiosità è tanta.

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