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Heat – La sfida compie 25 anni: tutto sulla scena iconica con Pacino e De Niro

Heat – La sfida compie 25 anni: tutto sulla scena iconica con Pacino e De Niro

Di Marco Triolo

Heat – La sfida è forse il più iconico film di Michael Mann, e in parte ciò è dovuto ai due nomi in cartellone. Al Pacino e Robert De Niro, due colonne portanti del cinema della New Hollywood, non si erano mai incontrati prima in un film. Vero, erano apparsi entrambi in Il padrino – Parte II, ma nel film non si incontrano perché le loro storie si svolgono in epoche diverse. Anche in Heat, in realtà, si muovono parallelamente per tutta la vicenza, salvo incontrarsi in due momenti chiave. Uno è, naturalmente, il finale. L’altro è una sequenza passata alla storia del cinema: quella in cui il poliziotto Vincent Hanna (Pacino) e il bandito Neil McCauley (De Niro) si trovano per un caffè e si scambiano i loro punti di vista sulla vita e sul loro mestiere. Scoprendo di essere più simili di quello che credevano.

Leggenda vuole che la scena sia stata girata separatamente da Al Pacino e Robert De Niro. In effetti, non li vediamo mai nella stessa inquadratura: è tutto un campo-controcampo in cui facilmente l’attore di spalle potrebbe essere una controfigura. Eppure, la prova che i due attori erano insieme sul set (il diner Kate Matalini’s a Beverly Hills, tutto il film venne girato in location reali) c’è, ed è nelle foto di scena:

Christopher Nolan ha moderato, qualche anno fa, un incontro con De Niro, Pacino e Mann in cui i tre hanno confermato di aver girato insieme. Non avrebbe potuto essere altrimenti: la scena, infatti, non venne provata, forse per un’idea di De Niro o forse per volontà di Mann. Al Pacino attribuisce la decisione a De Niro, che trovava inutile provare data la semplicità della scena. Michael Mann, però, ha affermato di non amare le prove di suo:

Io tendo a non voler provare le cose fino al punto in cui mi penta di non aver girato. Quello è disastroso. Voglio sempre fermarmi in tempo, perché per me le cose funzionano perfettamente una volta e poi non saranno mai di nuovo al 100%. E preferisco che quella volta sia quando ho la macchina da presa puntata.

Mann ha inoltre rivelato che buona parte di quello che vediamo sullo schermo viene da un solo ciak:

Ho girato con due macchine da presa sopra le spalle [degli attori]. E poi avevo anche una terza macchina per girare dei profili che non abbiamo mai montato. Sapevo che ci sarebbe stata una coesione naturale in un ciak e ce ne sarebbe stata una leggermente diversa in un altro. Se guardate con attenzione, se Bob sposta un po’ la sua mano, nel mezzo del dialogo, Al fa qualcosa in risposta, forse perché si sta mettendo in posizione per afferrare la pistola. Buona parte della scena viene dal ciak 11.

Una storia vera

Quella del diner è una scena che da sola vale il prezzo del biglietto, e che sembra progettata apposta per fare incontrare due attori già leggendari in uno showdown in cui l’arma prescelta non sono le pistole, ma la recitazione. Una sfida nella sfida, per vedere chi fosse il più grande attore vivente. Eppure, per quanto sembri studiata a tavolino, si ispira a un fatto reale.

L’idea di Heat venne infatti a Mann quando lesse della faida tra il detective Chuck Adamson (diventato poi produttore cinematografico) e il criminale di carriera Neil McCauley. Diverse scene del film sono rielaborazioni di eventi realmente accaduti, tra cui proprio quella del diner. I dialoghi (la sceneggiatura è di Mann) sono in parte ispirati a quello che i due si erano realmente detti in quelle circostanze.

Heat – La sfida è un noir eccezionale e uno dei capisaldi degli anni ’90 hollywoodiani, ma è innegabile che parte del suo fascino derivi proprio dal testa a testa tra due icone come De Niro e Pacino. Anni dopo si sarebbero ritrovati in Sfida senza regole (titolo italiano di Righteous Kill che fa, non a caso, il verso a quello di Heat) e poi in The Irishman. In entrambi i film li avremmo visti condividere lo schermo in maniera più generosa. Forse, proprio per questo, Heat mantiene un posto speciale nella loro filmografia comune. Perché è una sorta di metafora delle loro carriere: sempre i migliori nel loro campo, sempre a rincorrersi senza mai incontrarsi. Salvo in un breve, speciale istante di grandissimo cinema.

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