L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 
L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 
La recensione di Antebellum, da oggi su Amazon Prime Video

La recensione di Antebellum, da oggi su Amazon Prime Video

Di Marco Triolo

Sulla scia dei film di Jordan Peele, Scappa – Get Out e Noi, arriva il debutto al lungometraggio dei registi Gerard Bush e Christopher Renz. Antebellum si inserisce nel filone degli horror a tema razziale che sempre più si stanno affermando come un modo schietto e brutale per parlare del “peccato originale” americano: la schiavitù. Un problema grosso come una casa, il proverbiale elefante nella stanza di cui si fatica a parlare ma che ancora tiene in scacco un’intera società, incapace di rammendare vecchie ferite e di crescere.

Antebellum parla di questo e lo fa con ben poca sottigliezza, anzi sbattendo da subito il tema in prima pagina. Si parte infatti con una citazione di William Faulkner: “Il passato non muore mai. Non è nemmeno passato”. Bush e Renz non fanno proprio mistero di quello che vogliono dire con questo film, allegoria dell’attuale situazione americana in cui l’estrema destra xenofoba sta riemergendo e ha preso come modello proprio l’America pre-Guerra Civile. Quella in cui i neri erano schiavi e i bianchi facevano il bello e cattivo tempo. È la famosa retorica della “lost cause”, secondo cui il sud confederato era un Eden (non a caso questo è il nome affibbiato alla protagonista) in cui tutti stavano bene al loro posto. E poi sono arrivati i nordisti cattivi e hanno rovinato tutto.

La trama

Antebellum si svolge su due piani temporali diversi e ha una struttura piuttosto interessante, che spiazza. Dai trailer pareva un trip incentrato sui viaggi nel tempo, o forse la reincarnazione, e non sveleremo certo l’arcano, che è una delle cose migliori del film (anche se c’è un modello ben preciso, quello dei twist narrativi di Shyamalan, a cui siamo ormai abituati). Basti dire che la spiegazione, quando arriva, ha qualche falla, ma tutto sommato regge fino a che il finale non manda un po’ tutto a monte, sottraendo tutta l’angoscia che era montata fino a quel momento.

Nel film seguiamo una donna – o forse due? – interpretata da Janelle Monáe. Ai giorni nostri si chiama Veronica Henley ed è un’autrice di successo, impegnata nella lotta per la parità di genere e contro il razzismo. Nel passato sudista è invece Eden, schiava presso una piantagione di cotone della Louisiana che è stata requisita dall’esercito confederato dopo una vittoria contro l’Unione. Eden è la schiava personale del generale e assiste impotente alle violenze perpetrate dai soldati contro gli schiavi. Ma qualcosa bolle in pentola: Eden è una leader e sta preparando, forse, una rivolta.

Un film “bello da vedere”

Scoprire come queste due storie sono collegate è il motore che rende Antebellum un film godibile nonostante le mancanze. Il film procede a blocchi narrativi tra passato e presente, finché i due segmenti non convergono. C’è, come detto, un’angoscia di fondo propria di tutte le storie che trattano della schiavitù in America. Ci sono inoltre immagini molto belle: Bush e Genz, insieme al direttore della fotografia Pedro Luque, donano al film un look lussureggiante, che sottolinea la bellezza dei paesaggi naturali sporcata dalla violenza umana. Antebellum è un film molto bello “da vedere”.

Tolta la confezione, però, resta poco. Antebellum vorrebbe essere un horror di denuncia come quelli di Peele (con cui condivide i produttori Sean McKittrick, Edward H. Hamm Jr. e Raymond Mansfield), ma l’allegoria utilizzata da Bush e Genz è banale e piuttosto furba. Si sa che gli orrori della schiavitù superano qualunque finzione, e allora basta metterli in scena senza troppe idee. È un prodotto confezionato ad arte per essere “woke”, che usa l’attualità non come spunto di riflessione, ma come scusa. Si è molto dibattuto, negli ultimi anni, sull’opportunità di utilizzare la tragica storia degli afro-americani come spunto per film d’intrattenimento, dibattito che è nato da Django Unchained (“La schiavitù americana non era uno spaghetti western di Sergio Leone”, aveva commentato Spike Lee) e che facilmente tornerà in voga con l’uscita di Emancipation, film di Antoine Fuqua in cui Will Smith sarà uno schiavo in fuga. A ben vedere, Antebellum è molto più exploitation di Django Unchained.

Pura exploitation

Eppure non si può negare una certa soddisfazione nel vedere i buoni vendicarsi dei cattivi, come in un rape and revenge d’altri tempi. Antebellum è intrattenimento di pancia che aspira a essere qualcosa di più elevato ma non ce la fa. Non per questo, è totalmente da buttare. Ad esempio, Janelle Monáe è una presenza magnetica che si carica il film sulle spalle e lo porta alla metà con grande scioltezza. Peccato che Bush e Genz non sappiano decidersi che tipo di film realizzare e non si sporchino mai le mani fino in fondo. Se fossero stati un po’ più onesti e avessero deciso da subito di percorrere la strada dell’exploitation e dell’orrore più viscerale, probabilmente ci saremmo divertiti molto di più.

Antebellum è ora disponibile su Amazon Prime Video.


SEGUICI SU TWITCH!

ASCOLTA I NOSTRI PODCAST!

Vi invitiamo a scaricare la nostra APP gratuita di ScreenWeek Blog (per iOS e Android) per non perdervi tutte le news sul mondo del cinema, senza dimenticarvi di seguire il nostro canale YouTube ScreenWeek TV. ScreenWEEK è anche su Facebook, Twitter e Instagram.

LEGGI ANCHE

Only Murders in the Building: nuovo trailer per la serie Star con Steven Martin e Martin Short 27 Luglio 2021 - 20:30

Insieme a Selena Gomez, interpreteranno tre podcaster che decidono di risolvere un delitto. dal 31 agosto su Disney+ Star

Nuove aggiunte al film autobiografico di Spielberg, tra cui Judd Hirsch 27 Luglio 2021 - 19:30

Il cast di The Fabelmans si arricchisce di quattro nuovi interpreti veterani

Batman Unburied: Winston Duke e Jason Isaacs saranno Bruce Wayne e Alfred nel podcast 27 Luglio 2021 - 18:45

Il podcast nasce da un'idea di David Goyer e vedrà Bruce Wayne nell'insolito ruolo di patologo forense. In arrivo su Spotify

Turner e il casinaro contro Fonzie 23 Luglio 2021 - 15:39

Quella volta che Henry Winkler preferì il casinaro, cioè il cane, a Tom Hanks...

Masters of the Universe: Revelation, la recensione 23 Luglio 2021 - 9:14

I Masters of the Universe, i Dominatori dell'Universo, sono tornati. Con una nuova serie animata destinata a spaccare in due la fanbase.

Trainspotting: il film di Danny Boyle, 25 anni dopo 20 Luglio 2021 - 9:27

Cosa ci resta dell'esplosiva black comedy di Danny Boyle, un quarto di secolo dopo.