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The Mandalorian 2: la recensione del secondo episodio, The Passenger

The Mandalorian 2: la recensione del secondo episodio, The Passenger

Di Marco Triolo

Il secondo episodio della seconda stagione di The Mandalorian, o Capitolo 10 in assoluto, prosegue mantenendo la struttura da “monster of the week” che ha caratterizzato anche il Capitolo 9, ma questa volta c’è ancora meno mitologia e praticamente nessun accenno di trama orizzontale. L’unica strizzata d’occhio all’universo esterso di Star Wars sono i due X-Wing della Nuova Repubblica che, a inizio puntata, accostano la Razor Crest come due poliziotti spaziali.

La trama

The Passenger, questo il titolo dell’episodio, riprende da dove era terminato The Marshal, con Mando ancora su Tatooine. Dopo aver debellato alcuni predoni, il mercenario riparte per un pianeta in cui dovrebbero trovarsi altri Mandaloriani, in compagnia di un passeggero – quello del titolo – cioè una rana umanoide in viaggio con le sue uova (dovranno essere fecondate entro breve tempo sul pianeta di destinazione). Peccato che un incontro con due X-Wing li costringa a una fuga su un pianeta ghiacciato dove troveranno una minaccia insidiosa e abbastanza disgustosa.

Ecco, il termine “monster of the week” finora calza a pennello: i primi due episodi della nuova stagione di The Mandalorian hanno messo in scena proprio degli scontri con mostri. Senza andare troppo nel dettaglio, per non rovinare la visione, qui basta dire che The Passenger sfiora l’horror, per quanto possa farlo una produzione targata Disney+, e farà venire la pelle d’oca a una certa categoria di persone che mal sopporta una certa categoria di animaletti con tante zampe. Jon Favreau, che ha scritto l’episodio, punta abbastanza alla pancia e lo sa, ma non per questo la puntata è meno godibile.

Ambizioni e rigore

Stavolta dirige Peyton Reed, regista di Ant-Man che qui ci mette la sua comprovata professionalità Marvel. Vale la pena notare che, come la settimana scorsa, gli effetti visivi non scadono neppure per mezzo secondo dalla qualità cinematografica. È ovvio che le ambizioni sono aumentate, e lo abbiamo già detto, ma vanno di pari passo con una resa tecnica che non fa stonare The Mandalorian rispetto ai film di Star Wars.

Fa piacere, allo stesso tempo, constatare che il successo non ha dato alla testa a Jon Favreau e alla sua squadra. Per ora, a parte – beh, ormai lo possiamo dire – il cameo di Boba Fett nella scorsa puntata, non c’è nessuna fretta di esagerare con i rimandi, i dettagli per fan, le strizzate d’occhio fini a se stesse. Questo non significa che il più vasto universo di George Lucas venga ignorato – e qui infatti viene citata la Nuova Repubblica, ci sono gli X-Wing e i piloti con le loro caratteristiche uniformi anni ’70 – ma per fortuna viene sempre utilizzato in maniera coerente con la storia che viene raccontata.

Questo ci dà ottime speranze per quando, più avanti, la mitologia comincerà davvero a fare il suo ingresso prepotente nell’equazione. Sappiamo che Rosario Dawson interpreterà Ahsoka Tano, anche se non è mai stato confermato. Sappiamo che Boba Fett tornerà. E sappiamo che Mando sta cercando gli Jedi – anche se la loro entrata in scena probabilmente arriverà molto più avanti (ma poi, quali Jedi? Siamo post-Episodio VI, l’unico dovrebbe essere Luke Skywalker. Vedremo). Ma se tutto questo verrà gestito come adesso, siamo a cavallo.

OK, QUALCHE SPOILER…

Ragni. Ragni spaziali. Maledizione. Se siete aracnofobici avrete avuto qualche difficoltà a vedere questa puntata. Io lo sono, ad esempio, e in più di una scena ho sentito quella simpatica sensazione lungo la schiena, avete presente, no? Quando prima dicevo che Favreau flirta, per quanto possibile su Disney+, con l’horror, non scherzavo. The Passenger, a un certo punto, è a tanto così dal crossover con Alien (quelle uova, il modo in cui si schiudono, di certo non c’è niente di casuale…), e fa il verso a The Mist e Aracnofobia. In particolare ricorda quest’ultimo quando i ragni iniziano a calarsi dal soffitto ghiacchiato della grotta con le loro ragnatele. Chiaramente è tutto sopra le righe, il design dei ragni è abbastanza alieno da smussare gli angoli più problematici dell’episodio. Ma il montaggio è serrato e la tensione bella alta, e quindi il divertimento assicurato.

C’è anche qualcosa di più sotto la superficie del puro intrattenimento. L’episodio è incentrato su una madre che deve proteggere i piccoli, e la cosa è giocata a un livello dapprima leggero e divertente, con Baby Yoda goloso di uova e la mamma che deve tenerlo a bada (e suo “padre” che lo deve educare). Poi, però, lo stesso concetto viene ribaltato, e dalla cuteness si passa al terrore. Mando e compagnia vengono sì attaccati da mostri, ma quei mostri sono a loro volta genitori che stanno proteggendo la prole. La galassia è un posto duro e violento, insomma, chiunque è una minaccia per chiunque altro e l’importante è solamente sopravvivere. Concetti davvero forti e inaspettati in una serie “per famiglie”.

In questi due episodi, Favreau e soci hanno voluto ricordarci che Star Wars nasce dall’immaginario delle riviste pulp e affonda le sue radici nei fumetti e nella narrativa di serie B. Un mondo popolato da creature mostruose che sbucano da ogni angolo e ci colpiscono dritti dove fa più male, evocando le nostre paure recondite. The Mandalorian sta esplorando letteralmente gli angoli inesplorati della Galassia Lontana Lontana, anche quando atterra sul ben noto Tatooine (il primo episodio era ambientato in una cittadina mai vista e mostrava un mostro, scusate il gioco di parole, mai visto in live action). Qui l’episodio si muove quasi tutto in caverne ghiacciate, in un pianeta ostile sul quale Mando arriva per sbaglio. Non è questo il senso stesso dell’avventura?

Il prossimo episodio di The Mandalorian arriverà su Disney+ il 13 novembre. Ovviamente non se ne sa nulla, ma a questo punto è probabile che sarà così per tutte le puntate.

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