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Le Streghe: La Recensione del nuovo film di Zemeckis

Le Streghe: La Recensione del nuovo film di Zemeckis

Di Andrea Suatoni

E’ arrivato lo scorso 28 Ottobre in esclusiva digitale il film di Robert Zemeckis Le Streghe, remake del film del 1990 Chi ha Paura delle Streghe? (entrambi tratti dal romanzo Le Streghe del 1983 di Roald Dahl): il film è disponibile su moltissime piattaforme streaming (se non avete ancora visto il film, vi rimandiamo a QUESTO LINK).

LE STREGHE

Le streghe sono da sempre in mezzo a noi: lo racconta la nonna al suo giovane nipote (i cui veri nomi non vengono mai rivelati: Octavia Spencer e l’esordiente Jahzir Kadeem Bruno incarnano sì dei personaggi concreti, ma hanno anche una valenza simbolica), che vive con lei fin dal terribile lutto della morte dei suoi genitori.
Non hanno capelli (ma indossano delle parrucche: questo provoca alle megere tremendi pruriti e sfoghi), non hanno dita dei piedi, le loro mani sono in realtà una coppia di artigli che le costringe ad indossare perennemente dei guanti, possiedono delle bocche larghissime e piene di fauci e soprattutto odiano i bambini (che per i loro nasi hanno “lo stesso odore della cacca di cane“).

In fuga proprio da una strega, i due protagonisti finiscono per caso in un albergo dove si tiene un convegno che ne ospita a decine, in procinto di scatenare la loro arma finale contro i marmocchi: starà a loro tentare di fermarle, altrimenti tutti i bambini del mondo rischiano di trasformarsi in topolini.

L’idea alla base del film ripropone pedissequamente i temi del libro di Dahl, riadattandoli ad una realtà diversa dall’originale (dagli anni’80 in Inghilterra passiamo qui agli anni ’60 in Alabama, e non a caso sono stati scelti due attori afro-americani per interpretare i ruoli dei protagonisti). Zemeckis trasforma però il tono principale del film: l’inquietudine e gli scenari cupi che dominavano le opere precedenti sono quasi scomparsi, sostituiti da una comicità che non cerca la risata ma che riesce spesso invece a porre un sorriso sui volti degli spettatori e riesce del tutto a nasconderne le potenzialità dark che invece erano prima, anche volutamente, emerse qua e là.
La pellicola attuale sceglie un approccio più scanzonato e più adatto ad un target che, seppure ora come allora sarebbe lo stesso, è oggi molto più protetto e meno avvezzo a potenziali scivolate in territori “minati”.

 

IL CAST

Anne Hathaway, nel ruolo della Grande Strega Suprema, si è dovuta scontrare con l’interpretazione del 1990 di Angelica Houston, uscendo a testa alta dall’inevitabile paragone: pur se non aiutata da una scrittura del personaggio che nel (riuscito) tentativo di renderlo più buffo possibile ne cancella in parte il carisma, riesce a rapire il pubblico. Dall’accento al look, dalle battute da “mean girl” alla interpretazione volutamente “caricata”, scopriamo una Hathaway inedita cui ci ritroveremo a pensare in futuro in caso ci trovassimo ad elencare i suoi ruoli più iconici.

Octavia Spencer, sempre talentuosa in ogni suo ruolo, qui recita anche lei con una sorta di “filtro” applicato al personaggio: tramite una interpretazione che vuole essere quasi caricaturale (in senso buono), nella sua “nonna” è facile rinvenire molti dei lati più caratteristici (si badi: non “stereotipati”) della tipica nonnina amorevole. La Spencer, ormai lo sappiamo da tempo, non può fare a meno di essere adorabile.

Stanley Tucci invece purtroppo non riesce a brillare: la scrittura, o forse il montaggio, non riescono a rendere giustizia al personaggio del direttore d’albergo che egli interpreta in definitiva solamente in una manciata di scene, che non riesce a colpire appieno e di cui ci si dimentica facilmente.

I “COLORI” DI ZEMECKIS

Ciò che risalta di Le Streghe sono i colori, la stravaganza, le efficaci animazioni ed uno studio dei personaggi, ovviamente in primis in relazione alle scelte stilistiche nella creazione delle streghe, che non lascia per nulla insoddisfatti. Fra le righe, emergono invece  tematiche più appassionate, specificatamente tarate sul giovane target di riferimento della pellicola.

Le Streghe è infatti un film che riuscirà sicuramente ad arrivare facilmente ed in modo incisivo ai più piccoli. Lo stile di Zemeckis, che qui tira un po’ il freno e cerca di regalare leggerezza ad una pellicola il cui scopo – perfettamente raggiunto – è semplicemente quello di intrattenere i piccoli spettatori e strizzare l’occhio agli adulti che si siedono accanto a loro sul divano, arriva però a toccare traumi infantili, paura del diverso, difficoltà dei legami familiari, disparità razziale, introducendo i vari argomenti senza prendersi la briga di svilupparli appieno, ma rendendoli comunque assolutamente riconoscibili. Tali spunti sono creati per raggiungere, con un linguaggio volutamente semplice e senza approfondimenti rinvenibili solo dal genitore di turno, i bambini che si trovano di fronte allo schermo.

Le Streghe potrebbe sembrare ad alcuni un po’ superficiale… ma nel caso, ironicamente, sarebbero costoro invece a peccare di superficialità: chiaro, semplice e diretto, il film vuole raggiungere il cuore dei bambini, cui arriva con una storia e un mondo costruiti puramente a loro uso e consumo. Cosa chiedere di più per loro?

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