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La forza della natura: la recensione dell’action con Emile Hirsch e Mel Gibson

La forza della natura: la recensione dell’action con Emile Hirsch e Mel Gibson

Di Marco Triolo

Togliamoci subito il pensiero: no, La forza della natura non è un film con Mel Gibson protagonista. Mel Gibson ha un ruolo non marginale, ma neppure centrale, fa parte di un gruppo in un film tutto sommato corale. È lì per fare le cose che fa Mel Gibson in un ruolo ritagliato su misura sulla sua persona: è un vecchio sbirro in pensione, burbero ma dal cuore d’oro, maschilista perché proviene da un’epoca diversa e politicamente scorretto per la stessa ragione. Il film è prodotto da Randall Emmett e George Furla, gli stessi produttori di un altro film con Gibson in arrivo, Quello che non ti uccide di Joe Carnahan. E niente mi toglierà mai dalla testa che La forza della natura sia arrivato come una sorta di clausola obbligatoria in un “pacchetto” che prevedeva il film di Carnahan in primis.

Il vero protagonista de La forza della natura è Emile Hirsch, nei panni di un surrogato di Martin Riggs: la sua ragazza (poliziotta come lui) è morta in servizio a causa di un brutto errore e lui vorrebbe tanto piantarsi una pallottola in testa piuttosto che tirare avanti. Anzi, cancellate questa frase: il vero protagonista è l’uragano di categoria 5 che spazza Porto Rico e costringe due gruppi opposti, i rappresentati della legge da una parte e una banda di rapinatori senza pietà dall’altra, a chiudersi in un condominio dove si faranno la guerra fino all’ultimo uomo, o donna.

Tra Arma letale e Die Hard

C’è insomma un po’ di Arma letale e un bel po’ di Die Hard in questo action diretto da un regista che ha tutt’altro background, Michael Polish, proveniente dall’indie e autore, in tempi recenti, del dramma cristiano 90 minuti in Paradiso. Il dramma cristiano, nella scala che definisce la carriera di un regista americano, è appena un gradino sopra al DTV. E anche La forza della natura è appena un gradino sopra al DTV. Ovviamente è diventato un DTV per forza di cose (forza della natura?), essendo arrivato su Prime Video, ma qualche velleità cinematografica ce l’ha ancora. A partire dal cast: Emile Hirsch è lì lì per cedere e diventare un attore televisivo, ma la sua faccia è ancora riconoscibile. Hirsch oltretutto interpreta un personaggio di nome Cardillo che vive a Porto Rico ma non parla una parola di spagnolo, una delle idee più carine del film.

Dall’altra parte c’è poi ovviamente lui, mister “l’ho detto davvero io?” Mel Gibson, che sta attraversando l’ennesima fase down a causa dell’ennesima esternazione non proprio lucidissima, e quindi si aggrappa a tutto quello che hanno da offrirgli. Ma che ha ancora un carisma animalesco e, appena gira lo sguardo verso l’obbiettivo e apre bocca, oblitera tutto quello che gli sta intorno con nonchalance. E poi, come detto, qui fa praticamente se stesso in versione pensionato a Porto Rico.

Tutti gli occhi su Mel

Ma com’è questo Force of Nature? Non è malaccio, via. A giudicare dal trailer che era circolato qualche tempo fa, pareva davvero una roba tristissima con due protagonisti che avevano ormai gettato la spugna. E invece qualche buona idea la sceneggiatura di Cory M. Miller ce l’ha. Ad esempio quella di utilizzare i vari ambienti del palazzo in maniera creativa. Gli appartamenti sono come tappe di un film d’avventura, possono contenere rifornimenti, armi segrete o essere l’obbiettivo a cui puntano i personaggi. L’altra buona idea è dividere da subito la squadra dei buoni in tre coppie, tutte costruite sul conflitto che funziona sempre nei buddy cop. La migliore è quella composta da Gibson e dalla giovane nuova partner di Cardillo (Stephanie Cayo), che, in quanto donna e nuova recluta, è inizialmente guardata in cagnesco da Gibson, ma che si guadagnerà il suo rispetto strada facendo.

Gibson e Cayo comunque non fanno fatica a stracciare la concorrenza, quando questa è composta da Kate Bosworth, l’equivalente americano degli attori da fiction di Rai Uno, e da un Emile Hirsch che non si capisce se reciti la parte di un personaggio svogliato o se sia svogliato davvero. Più la seconda, forse, ma va anche detto che è un filino fuori posto in questo tipo di film.

Un finale sprecato

Tutto comunque regge abbastanza bene grazie a queste tre o quattro dinamiche e al buon uso della tempesta esterna e del suo evolversi, che va di pari passo con l’evolversi della trama poliziesca. Poi, a un certo punto, il film decide di accelerare inutilmente, quasi Polish volesse chiudere in tempo e tornare a casa per cena. La cosa in assoluto più gustosa del film, l’enorme “pistola di Cechov” annunciata all’inizio e lasciata a macerare fino alla fine, viene brutalmente sprecata e addirittura chiusa con un’ellissi narrativa che è il vero criminale qui.

Peccato, perché La forza della natura è, fino a quel punto, un dignitosissimo film da pomeriggio su Rete 4, o meglio su Amazon Prime Video. È ovvio che la scena derivante da quella pistola di Cechov avrebbe implicato effetti visivi troppo costosi per una produzione del genere, ma almeno avrebbe potuto essere chiusa in maniera meno frettolosa e più divertita. E forse è proprio in questo che si nota la mancanza di un regista con un background action alle spalle.

Comunque, se siete in cerca di qualcosa per passare un’ora e mezza e siete tra quelli che non perdono niente di e con Mel Gibson, fatevi avanti. Potrebbe andare molto peggio di così.

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