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Fargo – La quarta stagione da stasera su Sky Atlantic e NOW TV

Fargo – La quarta stagione da stasera su Sky Atlantic e NOW TV

Di Lorenzo Pedrazzi

Oltre a essere uno dei migliori prodotti televisivi degli ultimi anni, Fargo ha ridefinito il concetto di “serie antologica” nel genere crime, dimostrandosi persino più costante e longeva di True Detective. Anche per questo, la quarta stagione è circondata da grandi aspettative: lo showrunner Noah Hawley (Legion, Lucy in the Sky) ha scritto tutti gli episodi in collaborazione con altri autori, e ha persino diretto i primi due. Premesse notevoli, per chiunque conosca il suo talento.

Ebbene, la serie debutterà alle 21.15 di stasera sia su Sky Atlantic sia su Now TV, e sarà disponibile anche on demand. Una stagione, questa, molto diversa dalle altre, poiché assume i tratti di una gangster story ambientata negli anni Cinquanta: la sinossi ufficiale ci permette di entrare nel dettaglio.

La sinossi

Ambientata nel 1950 a Kansas City e narrata attraverso la voce della sedicenne Ethelrida Smutny – interpretata da E’myri Crutchfield (Radici, Amazing Stories) – la quarta stagione di Fargo ruota attorno a due organizzazioni criminali – una italiana e l’altra afroamericana – in lotta tra loro, che decidono di provare, attraverso un patto estremo, a stabilire una tregua e a spartirsi i proventi dei traffici illeciti. Per suggellare questa alleanza, Loy Cannon (Chris Rock) il capo della famiglia criminale afroamericana, cede il più giovane dei suoi figli, Satchel (Rodney Jones), al suo nemico Donatello Fadda (Tommaso Ragno), a capo della gang italo-americana. In cambio, Donatello cede il figlio minore Zero (Jameson Braccioforte) a Loy. Quando Donatello muore in ospedale a seguito di un intervento chirurgico di routine, la fragile tregua rischia di saltare. Josto Fadda – interpretato da Jason Schwartzman – raccoglie il testimone dal padre, ma i suoi sforzi per stabilizzare l’organizzazione sono resi vani dal fratello Gaetano (Salvatore Esposito), che nel frattempo si è unito alla famiglia a Kansas City dopo essersi distinto per crudeltà ed efferatezza in Italia.

Terra di migranti

È chiaro fin dal prologo che questa stagione di Fargo prenda una strada tutta sua, allontanandosi ancora di più dal celebre film dei Fratelli Coen. Per certi aspetti, le ambizioni si espandono su scala storico-sociale: Ethelrida è infatti una ragazzina estremamente autoconsapevole, che risale alle origini del crimine per narrare la vicenda. Così, Noah Hawley ci ricorda che gli Stati Uniti sono una terra di migranti, dove nessuno – a parte i nativi, relegati ai margini della società – ha realmente diritto a definirsi “americano”. Anche gli WASP, che si promuovono come un paradigma di americanità, non sono altro che i discendenti dei colonizzatori europei, e nessuno dà loro il diritto di considerarsi “puri” (concetto reazionario già di per sé).

Eppure, sono la classe dominante. Per salire al loro livello, i paria sociali si ritrovano a combattere una guerra tra miserabili, spesso reiterando gli stessi meccanismi repressivi e discriminatori. È un circolo vizioso: i nuovi arrivati vengono esclusi dal tessuto socio-economico, quindi si danno alla criminalità per sopravvivere. L’incipit del primo episodio mette in fila ebrei, irlandesi, italiani e afro-americani, mostrandoci come le dinamiche di potere siano sempre le stesse: a cambiare sono soltanto le etnie.

Coralità

A giudicare dai primi due episodi, che ho avuto modo di vedere in anteprima, Hawley imposta il suo consueto racconto corale dove tutti i personaggi sono interconnessi, e le conseguenze dei loro rapporti sono imprevedibili. La differenza è che manca un tutore della legge come figura centrale: l’unica vera innocente, qui, è Ethelrida, che però indossa le vesti della raisonneur (e quindi non può intervenire nell’azione con lo stesso peso di Molly Solverson, Lou Solverson e Gloria Burgle). Peccato che gli italoamericani siano caratterizzati con i soliti stereotipi monodimensionali, e che il confronto con gli afroamericani rievochi le poco piacevoli memorie di Green Book.

Nel complesso, l’impressione è che Noah Hawley sia meno ispirato rispetto al solito (persino la costruzione di certe scene ha qualcosa di goffo), ma riesce comunque a offrirci alcuni personaggi memorabili. Su tutti, l’infermiera Oraetta Mayflower di Jessie Buckley, apprezzata di recente in Sto pensando di finirla qui: il suo razzismo “scientifico” e la sua parlantina didascalica la rendono molto inquietante. Notevole anche il detective Odis Weff di Jack Huston, coacervo di disturbi ossessivo-compulsivi che fanno a pugni con il suo lavoro.

Nonostante le perplessità, la quarta stagione di Fargo si preannuncia spiazzante, e desta molta curiosità circa il proseguimento della trama, anche perché i cliffhanger sono collocati al punto giusto. Staremo a vedere.

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