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David Fincher parla di Joker: “Non sarebbe mai esistito senza Il Cavaliere Oscuro”

David Fincher parla di Joker: “Non sarebbe mai esistito senza Il Cavaliere Oscuro”

Di Filippo Magnifico

Impegnato con il lancio di Mank, in arrivo su Netflix il 4 dicembre, David Fincher ha colto nuovamente l’occasione per parlare dell’attuale situazione del cinema (al di là della pandemia di Covid-19).
Il regista si è soffermato sul grande successo riscosso da Joker, la pellicola diretta da Todd Phillips con protagonista il premio Oscar Joaquin Phoenix, dichiarando che un’opera del genere non sarebbe mai esistita senza illustri predecessori come Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan.

Nessuno avrebbe mai pensato di riuscire ad ottenere un grande successo con Joker se non ci fosse stato Il Cavaliere Oscuro con tutta la sua potenza nel 2008.
Non penso che a qualcuno sarebbe venuto in mente di prendere Travis Bickle e Rupert Pupkin e di unirli in un tradimento della malattia mentale, portando il tutto sul grande schermo per puntare al miliardo di dollari.

Il riferimento è a Taxi Driver e Re per una notte, diretti da Martin Scorsese e considerati dei grandi punti di riferimento per il film di Phillips. In ogni caso secondo Fincher, un film come Joker non sarebbe mai stato realizzato nel 1999.
Per quanto riguarda il cinema contemporaneo, il regista ha ribadito un concetto espresso durante un’altra recente intervista.

La verità è che la major non vogliono fare niente che non possa far guadagnare un miliardo di dollari. Nessuno vuole far parte del business delle cose impegnate con un prezzo medio. E questo riguarda esattamente il tipo di film che faccio. Quello che stanno facendo le piattaforme di streaming è offrire uno spazio per quel tipo di cinema che riflette effettivamente la nostra cultura, combattenti con grandi idee. […] Si tratta di film che cinque anni fa sarebbero morti sul nascere.

A proposito di Mank

Il brillante regista non dirigeva un lungometraggio dai tempi di Gone Girl, uscito nel 2014.

Si tratta di un biopic incentrato sullo sceneggiatore Herman J. Mankiewicz, interpretato da Gary Oldman. Non racconterà tutta la sua vita, ma si focalizzerà sul periodo in cui Mankiewicz scrisse Quarto potere, scontrandosi con Orson Welles per la paternità del copione.

La sceneggiatura di Mank è stata scritta da Jack Fincher, padre di David, prima della sua morte nel 2003.

La sinossi ufficiale

La Hollywood degli anni ’30 viene raccontata attraverso gli occhi del pungente critico sociale e sceneggiatore alcolizzato Herman J. Mankiewicz mentre si affretta per finire la sceneggiatura di “Quarto Potere” per Orson Welles.

Il cast

GARY OLDMAN nel ruolo di HERMAN J. MANKIEWICZ
AMANDA SEYFRIED nel ruolo di MARION DAVIES
LILY COLLINS nel ruolo di RITA ALEXANDER
ARLISS HOWARD nel ruolo di LOUIS B. MAYER
TOM PELPHREY nel ruolo di JOE MANKIEWICZ
SAM TROUGHTON nel ruolo di JOHN HOUSEMAN
FERDINAND KINGSLEY come IRVING THALBERG
TUPPENCE MIDDLETON come SARA MANKIEWICZ
TOM BURKE come ORSON WELLES
JOSEPH CROSS come CHARLES LEDERER
JAMIE McSHANE nel ruolo di SHELLY METCALF
TOBY LEONARD MOORE come DAVID O. SELZNICK
MONIKA GOSSMANN nel ruolo di FRAULEIN FREDA
e CHARLES DANCE come WILLIAM RANDOLPH HEARST

Mankiewicz, Welles e Quarto potere

Mankiewicz fu il primo sceneggiatore incaricato da Welles per scrivere il film, e alcuni storici – come Pauline Kael – sostengono che fu sua l’idea di raccontare una storia ispirata a William Randolph Hearst, editore e imprenditore americano su cui è basata la figura di Charles Foster Kane, il protagonista di Quarto potere. Altri, fra cui Robert L. Carringer, supportano invece la versione di Welles, da lui spiegata a Peter Bogdanovich nelle loro celebri conversazioni:

L’idea originaria del film e la sua struttura base furono il risultato di una nostra collaborazione diretta; dopo ci separammo e nacquero due sceneggiature: una scritta a Victorville dal signor Mankiewicz e l’altra a Beverly Hills da me […] La versione finale della sceneggiatura […] è frutto di entrambe.

Pare che Welles volesse attribuirsene la paternità assoluta, nonostante lui l’abbia negato. In ogni caso, alla fine accettò di porre anche la firma di Mankiewitz nei crediti ufficiali del film, collocandone il nome sopra il suo. Paradossalmente, Quarto potere vinse il suo unico Oscar proprio per la sceneggiatura, condivisa quindi da Welles e Mankiewicz.

Fonte: Telegraph

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