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Truth Seekers, farsa e orrore nella serie di Nick Frost e Simon Pegg | Recensione

Truth Seekers, farsa e orrore nella serie di Nick Frost e Simon Pegg | Recensione

Di Lorenzo Pedrazzi

La correlazione tra fantasmi e umorismo non è una novità, ma risale alle commedie di alcuni grandi comici americani come Bob Hope (La donna e lo spettro, 1940) o Abbott e Costello (L’inafferrabile spettro, 1941), il cui retaggio è stato poi rinfrescato da Dan Aykroyd e Harold Ramis in Ghostbusters. Il fatto che Nick Frost e Simon Pegg decidano di giocare nello stesso campionato – ma su campo britannico – è la naturale conseguenza di questa tradizione, nonché dei rispettivi trascorsi professionali: i due comici inglesi hanno infatti già esplorato diversi generi (horror compreso) nella Trilogia del Cornetto di Edgar Wright, dimostrando sempre un certo interesse nei confronti del fantastico. Il punto, però, è che Frost e Pegg non fanno parodie, non mettono a nudo i cliché dei generi per demolirli, ma compiono un lavoro accurato sui codici narrativi e li rielaborano nella commedia: insomma, li prendono sul serio, aggiungendoci personaggi stravaganti e situazioni paradossali.

Truth Seekers funziona esattamente allo stesso modo, poiché mette in relazione l’apparente inadeguatezza dei protagonisti con un orrore concreto, ben percepibile, mai edulcorato dall’umorismo. Il risultato è una serie piuttosto originale, diversa da ogni altro prodotto di Amazon Prime Video, ma anche da ogni altro show del panorama attuale.

Gli araldi del 6G

Con un balzo tecnologico che ironizza sulla “rivoluzione” del 5G, Nick Frost interpreta Gus Roberts, tecnico di una società di comunicazioni che promuove il passaggio al formidabile 6G. Gus vive con l’anziano suocero Richard (Malcolm McDowell) dopo la morte della moglie, e prende sotto la sua ala un giovane chiamato – ebbene sì – Elton John (Samson Kayo), che lo segue nei suoi interventi. In realtà, Gus è anche un appassionato di fenomeni paranormali: ha un canale Youtube chiamato Truth Seekers dove indaga su apparizioni spettrali e case infestate, usando strumenti casalinghi ma efficaci. Il suo capo Dave (Simon Pegg) lo considera il migliore, ed è sempre pronto a supportarlo. La posta in gioco, però, schizza alle stelle quando Gus ed Elton incontrano Astrid (Emma D’Arcy), una ragazza perseguitata da spaventose presenze: insieme, l’improbabile gruppo di eroi scopre una cospirazione apocalittica guidata da un guru del paranormale, e deve fare di tutto per fermarla.

Orrore vero

La scena iniziale di Truth Seekers è una sorta di dichiarazione programmatica, e spiazza chiunque si aspetti una commedia pura: la costruzione della suspense, l’immaginario di riferimento, la scelta delle inquadrature e le soluzioni di montaggio rientrano appieno nel genere horror, peraltro con una notevole capacità di generare inquietudine grazie ai contrasti visivi (e senza banali jump scare). È chiaro fin dal principio che lo show di Nick Frost, Simon Pegg, James Serafinowicz e Nat Saunders prende l’horror molto sul serio, rispettandone il linguaggio in ogni particolare. Di fatto, l’umorismo nasce dalla piacevole contraddizione fra i personaggi e il contesto: quest’ultimo è infatti radicalmente orrorifico, popolato da storie tragiche e situazioni di pericolo, ma gli eroi sono bizzarri e adorabili outsider che stemperano l’atmosfera con reazioni burlesche.

Siamo dalle parti di Shaun of the Dead, per intenderci, ma qui l’aspetto “drammatico” è più evidente, e traspare dal passato dei protagonisti. La carta vincente di Truth Seekers risiede proprio in questa commistione di toni, impreziosita da un’ambientazione poco inflazionata nell’horror contemporaneo: la placida campagna inglese, con i suoi cottage immersi nel verde, che rievoca la letteratura gotica delle ghost stories. Non a caso, ogni episodio visita una location diversa, dando luogo però a un’eccessiva frammentarietà nelle puntate centrali. Lo schema si ripete con un formato quasi verticale (pur essendoci un’unica trama orizzontale), dove i personaggi esplorano di volta in volta un luogo differente, e ricavano indizi sempre più chiari per le loro indagini.

Gli Acchiappaverità

Con la sua miscela di generi, risate a denti stretti e uno sguardo paradossale (ma rispettoso) sul fantastico, Truth Seekers è uno dei rarissimi eredi di Ghostbusters, pur seguendo una strada del tutto personale. Anche la serie britannica, infatti, rilegge il “mito” e il folclore dei fantasmi a modo proprio, concentrandosi sull’idea della trasmigrazione delle anime da un corpo all’altro, o persino da un corpo a un oggetto. Ciò che ne deriva è un’altra commistione: quella tra la carne e il metallo, tra l’animato e l’inanimato, tra sensibile e sovrasensibile. A tal proposito, Gus usa strumentazioni tecnologiche per la sua “caccia” ai fantasmi (un po’ come gli stessi Ghostbusters), unendo ancora una volta due dimensioni apparentemente inconciliabili.

L’effetto comico è affidato soprattutto alle interazioni tra i personaggi, che formano tre nuclei paralleli: non solo Gus, Elton e Astrid, ma anche Dave con il suo assistente, e Richard con Susan, la sorella di Elton. Questi ultimi danno vita a una coppia deliziosa, completamente opposta sul piano etnico, sessuale e anagrafico, eppure molto tenera e affiatata. La loro passione comune per i social network (Susan ha un canale Youtube dedicato ai cosplay) viene trattata dallo show senza alcun pregiudizio, e lo stesso vale per l’attività di Gus: questo perché Truth Seekers cala gli spettri nel nostro presente, dove la moltiplicazione degli schermi e dei sistemi di ripresa cambia la percezione della realtà (basta vedere l’effetto “disturbato” degli ectoplasmi, come se fossero sempre immagini elettroniche).

L’epilogo apre le porte a un universo più ampio, segno che le ambizioni della serie sono ancora più grandi. La speranza è che possano esprimersi in un’eventuale – e meritatissima – seconda stagione.

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