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The Right Stuff – Disney+ arriva fino alle stelle, in tutti i sensi – Recensione

The Right Stuff – Disney+ arriva fino alle stelle, in tutti i sensi – Recensione

Di Andrea Suatoni

A cavallo fra realtà storica e finzione drammatica, The Right Stuff racconta la storia dei “Mercury 7“, sette uomini entrati in una storia americana che in Italia conosciamo a malapena. Disponibile su Disney+ e curata da National Geographic (e si vede, molto), la serie è ambientata nei 2 anni precedenti il volo del primo astronauta nello spazio, scelto fra una shortlist di 7 candidati in competizione fra loro; sono stati rilasciati per ora solamente i due episodi iniziali, mentre gli altri arriveranno a cadenza di uno ogni Venerdì per le prossime 6 settimane.

RITMO STORICO

Come accennato, è National Geographic a curare la serie: la realtà storica dei fatti è riportata in modo autentico e quasi didattico, al punto che in alcuni punti del racconto sono reali registrazioni dell’epoca a raccontare i fatti (registrazioni che non sono state toccate dal doppiaggio italiano, una mossa che approviamo in toto). Il primo episodio ci mostra la scelta dei 7 futuri astronauti fra una lista di più di 100 candidati piloti, mentre la seconda ci mostra il primo impatto con l’inaspettata fama che li raggiunge a livello mediatico ed inizia a minare la tranquillità delle loro vite.

La vicenda si concentra principalmente su 3 dei Mercury 7: Alan Shepard, interpretato da Jake McDorman (What We Do in the ShadowsLady Bird), John Glenn, interpretato da Patrick J. Adams (Suits) e Gordon Cooper, interpretato da Colin O’Donoghue (C’era Una VoltaCarrie PilbyIl Rito).
Fin da subito, Alan è dipinto come il più problematico del gruppo, il personaggio con cui si riesce meno ad empatizzare: non è un caso che fra i 7 risulti (sotto un profilo puramente psicologico o morale) il meno adatto su cui puntare alla scelta finale. Ma sarà proprio Alan Shepard che verrà infine scelto – Spoiler! – e finirà per essere il primo uomo nello spazio: un’informazione che il pubblico italiano potrebbe non possedere ma che risulta invece essenziale per comprendere il (probabile) processo di cambiamento e maturazione che ci aspettiamo per il personaggio, cui allo stato attuale delle cose, se lo spettatore ignora la realtà storica dei fatti (fisiologicamente, si tratta dello status di gran parte del pubblico non americano), è quasi impossibile non preferire il “perfetto” John Glenn.

La storia diventa quindi non solo parte integrante della vicenda ma puro motore narrativo: proprio perché sappiamo già (o dovremmo sapere) ciò che accadrà, la sceneggiatura si diverte a porre i personaggi proprio dove meno ci aspetteremmo. Allo stesso tempo però, proprio perché lo show pare non voler osare troppo una uscita dai “binari” storici, il ritmo della narrazione si assesta su toni pacati e controllati, dove gli unici colpi di scena finiscono per essere appunto storici o sono rimessi a quelle sfere private dei singoli protagonisti i cui drammi possiamo solamente provare a immaginare.

“PICCOLI” DRAMMI FAMILIARI

Le vite private dei Mercury 7 sono quindi messe sotto la lente di ingrandimento della serie, che inizia con il raccontarci drammi familiari dove l’inventiva degli sceneggiatori riesce ad avere un respiro molto più ampio. Nei primi due episodi in particolare, The Right Stuff riesce perfettamente a raccontare come la vita dei protagonisti e delle loro famiglie stiano iniziando a cambiare totalmente, in funzione di una fama che la NASA, al tempo giovanissima agenzia (nel 1959 era nata appena da un anno) con tanto da dimostrare usava come vera e propria arma per ottenere i vitali finanziamenti per il programma Mercury.

Quasi ogni scena è permeata fino allo stremo di patriottismo e di esaltazione della “grandezza americana”, ma si tratta solo di una facciata (tra l’altro, in aperto e voluto contrasto con ciò che la serie ci dice all’inizio, ovvero che la corsa allo spazio americana è molto indietro rispetto a quella russa): il cuore della serie risiede infatti nelle storie personali dei suoi protagonisti, che risultano parti di un ingranaggio enormemente più grande di loro del quale non comprendono appieno il funzionamento pur percependone la grandiosità storica.

PREGI E DIFETTI

The Right Stuff si distingue quindi per una narrazione storica di altissimo livello, che non annoia mai grazie a delle caratterizzazioni azzecatissime (anche quelle dei personaggi secondari, come le mogli di John e Gordon o i funzionari della NASA) e a dei dialoghi molto ben scritti; da segnalare anche la perfetta ricostruzione storica a livello di scenografie e costumi, che sebbene non arrivi mai ad osare più del dovuto rimane sempre più che credibile.

Fra i lati negativi della serie, non possiamo che segnalare l’esiguo spazio dedicato ai personaggi femminili, che pure avrebbero le qualità per spiccare ma sono per ora fin troppo in disparte (ma confidiamo che in futuro possano godere di caratterizzazioni più ampie). L’intero show è gestito con una semplicità che arriva a volte (raramente, per fortuna) a sfociare nella superficialità, ma che non ci sentiamo ancora di additare come un difetto: nei prossimi episodi riusciremo sicuramente a capire meglio l’impronta che la produzione ha voluto dare alla serie, che almeno per ora, nonostante alcune sbavature osservate “con riserva”, è sicuramente promossa.

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