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Justice League – Joss Whedon non era stato scelto da Snyder per le riprese aggiuntive

Justice League – Joss Whedon non era stato scelto da Snyder per le riprese aggiuntive

Di Marlen Vazzoler

In questi mesi abbiamo spesso parlato delle denunce di Ray Fisher contro le pratiche di ‘abuso’ e razzismo sul set di Justice League, durante le riprese aggiuntive dirette da Joss Whedon.

Dopo una serie di tweet esplosivi per la prima volta l’attore, in un intervista con Forbes, ha raccontato approfonditamente la situazione con la Warner Bros. Tutto è iniziato il 29 giugno quando Fisher ha condiviso una clip sul panel della Justice League del San Diego Comic-Con 2017. L’attore ha spiegato che ha dovuto ritrarre quanto aveva detto, perché si basava su dei punti chiave forniti dallo studio al cast, sulla sostituzione di Snyder con Whedon:

“Per prima cosa, al cast e alla troupe è stato detto che Zack aveva scelto Joss per finire il film al posto suo. Ho scoperto solo dopo le riprese aggiuntive che era assolutamente falso. Ho sentito sussurri e voci di cose che stavano accadendo dietro le quinte, ma niente di concreto fino a molto tempo dopo. Ci hanno fatto uscire al Comic-Con di San Diego nel 2017 e dire che Zack aveva scelto Joss e che Joss era un tipo eccezionale. Ho ancora l’e-mail con quella scaletta”.

Come è iniziato

Due giorni dopo, con un Tweet, Fisher ha puntato le dita contro chi riteneva responsabile: Joss Whedon. Ma come mai ha preso questa decisione?

“Quello che mi ha infiammato l’anima e mi ha costretto a parlare di Joss Whedon quest’estate è stato sapere che Joss aveva ordinato che la carnagione di un attore di colore venisse cambiata in post-produzione perché non gli piaceva il colore del tono della loro pelle. Con tutto quello che c’è stato nel 2020, quello è stato il punto di svolta per me.”

Fisher ha spiegato che l’atmosfera abusiva e poco professionale era presente ancora prima dall’uscita di Snyder dal progetto:

“Prima del processo delle riprese aggiuntive di Justice League, abbiamo avuto e siamo stati intrattenuti da conversazioni palesemente razziste – in più occasioni – da ex ed attuali dirigenti di alto livello della Warner Bros. Pictures. I decisori che hanno partecipato a quelle conversazioni razziste erano Geoff Johns, Jon Berg e l’attuale presidente del gruppo Warner Bros. Pictures, Toby Emmerich.

Mi sono reso conto che le note che ho ricevuto da Johns durante le riprese erano solo una versione in codice delle cose razziste che stava dicendo a porte chiuse con gli altri dirigenti.

Molto di quello che queste persone stavano facendo era un tentativo per impedire che venissero licenziati durante la fusione di AT&T con Time Warner. Ho intenzione di entrare molto più in dettaglio su ognuno di loro quando le indagini saranno concluse: questa intervista è solo la versione ridotta”.

Whitewashing

Come sappiamo il ruolo di Fisher è stato molto ridotto, ma non è stato l’unico caso. I ruoli di molteplici attori di colore sono stati pesantemente ridotti o addirittura eliminati.

Sono stati tagliati: Ryan Choi, interpretato da Zheng Kai; Karen Bryson interprete di Ellinore, la madre di Cyborg; Kiersey Clemons, l’interprete di Iris West. Mentre il ruolo di Silas (Joe Morton), il padre di Cyborg, è stato per lo più tagliato e rigirato.

Fisher ha sottolineato la presenza di un’atmosfera tossica e manipolatrice che ha rapidamente inghiottito le riprese aggiuntive di Justice League:

“Ho sempre sospettato che la razza fosse un fattore determinante per come sono andate le cose, ma solo la scorsa estate sono stato in grado di dimostrarlo”.

Questa situazione non riguarda solo lui, ma diversi reparti. Continua Fisher:

“Queste cose hanno colpito molte persone in diversi reparti. La Warner Bros. Pictures ha cercato di far sembrare che questi problemi fossero miei, solo miei. Gli ho portato una serie di testimoni che sono stati evitati e in alcuni casi fantasmizzati durante l’indagine investigativa. La Warner Bros. sa benissimo che le mie affermazioni sono credibili.”

Quando la Warner Bros ha rilasciato a settembre la loro prima dichiarazione pubblica, in cui spiegava che Fisher si era rifiutato di parlare con l’investigatore e non era riuscito a fornire prove specifiche, ha ottenuto l’effetto opposto. Molte persone si sono fatte avanti ed hanno esteso il loro supporto.

Rivela Fisher:

“Ho fatto del mio meglio per gestire le cose in privato e per far procedere il processo di risorse umane, ma l’unica cosa che sembra spostare l’ago è la mia pressione pubblica”.

I dirigenti

Fisher spiega che Walter Hamada ha ‘offerto come vittime sacrificabili’ Joss Whedon e Jon Berg per proteggere Geoff Johns, con cui ha stretto un rapporto di lavoro di lunga data:

“Emmerich ha nominato Hamada presidente della DC Films e Johns sta fornendo contenuti da produrre per Hamada. È ovvio che avrebbe avuto un interesse personale, tentando di proteggere entrambi”.

Johns, confessa Fisher, ha fatto una minaccia velata contro la sua carriera durante le riprese aggiuntive a Los Angeles:

“Diverse fonti mi hanno informato che Joss ha minacciato la carriera di un’altra persona associata alla produzione. Toby è stato informato e ha cercato di coprire Whedon piuttosto che occuparsi degli abusi. Quella situazione doveva arrivare a Tsujihara per ottenere dei risultati”.

Nel frattempo la compagnia che aveva ricevuto l’incarico di fare l’indagine investigativa non segue più il caso:

“Da allora WarnerMedia ha informato me e il mio team che il vecchio investigatore ci ha mentito di proposito, sull’indagine. Abbiamo chiesto a WarnerMedia di trasmettere queste informazioni al pubblico e di ritirare la dichiarazione della Warner Bros. del 4 settembre su di me in modo da mettere le cose in chiaro e per riportare le indagini sulla buona strada. Si sono rifiutati di farlo… quindi eccoci qui…”

Il nuovo investigatore è lo stesso che si è occupato delle indagini su Kevin Tsujihara. Fisher ha già pronti numerosi testimoni che aspettano solo di ricevere il suo via libera, per salvaguardarsi. L’attore, che ha anche il sostegno di SAG-AFTRA, ammette di non avere delle finanze che gli permettano di giocare alla pari con questi dirigenti in tribunale.
Non solo la sua carriera è a rischio, ma anche quella di tutti quelli che stanno partecipando alle indagini:

“Le persone che hanno condiviso con me le loro storie si sono esposte a un grande rischio, sia personalmente che professionalmente. Le proteggerò ad ogni costo. Hollywood è una delle imprese più vendicative al mondo. Una parola sul fatto che sei “difficile” o “non collaborativo” potrebbe mettere fine della tua carriera, soprattutto se sei nero.”

L’obiettivo di Fisher è che questi dirigenti non abbiano un potere decisionale sui contenuti che ‘influenzano il nostro mondo’.

Ha poi concluso:

“Non sono preoccupato per le conseguenze. So bene qual è la posta in gioco. Se le persone non vogliono lavorare con me perché mi rifiuto di tollerare comportamenti offensivi e la cultura dell’occultamento della vecchia Hollywood, allora così sia.
Se non altro, uscirò da questa faccenda come sono entrato; libero e di mia volontà”.

Fonte Forbes


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