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Il Legame e il fascino del gotico pugliese, la recensione del film di Domenico de Feudis

Il Legame e il fascino del gotico pugliese, la recensione del film di Domenico de Feudis

Di Filippo Magnifico

Ogni territorio ha le sue tradizioni.
Si tratta di credenze arcaiche, antiche, affascinanti in alcuni casi, inquietanti in altri o, perché no, entrambe le cose.
Da questo punto di vista il Sud dell’Italia rappresenta un luogo magico. Perché ci sono posti in cui queste tradizioni non hanno mai smesso di esistere. Sono sempre meno le persone che continuano a tramandarle, è vero, ma ci sono ancora.

Il Legame e il lato oscuro del folclore

Partendo da questo presupposto, Domenico de Feudis ha realizzato Il Legame, pellicola che rappresenta il suo esordio nel mondo del lungometraggio e che, diciamolo subito, mette bene in mostra il suo valore come cineasta, affinato nel corso degli anni.
Perché stiamo parlando del suo film di esordio, è vero, ma non del suo esordio nel mondo dei cinema.
Domenico de Feudis ha già lavorato come assistente alla regia per grandi nomi come Paolo Sorrentino (La grande bellezza, Loro 1 e Loro 2), Valeria Golino (Miele) e Francesca Comencini (Amori che non sanno stare al mondo).
Esperienze che definire formative sarebbe riduttivo e che gli hanno permesso di fare il grande passo con mano decisa, dirigendo un horror che, come successo per altre pellicole di genere come Lights Out e La Madre, trae la sua ispirazione da un cortometraggio, sempre da lui diretto, intitolato L’ora del buio.

La storia è quella di Francesco (Riccardo Scamarcio), che sta portando per la prima volta la sua compagna Emma (Mia Maestro) e Sofia (Giulia Patrignani), la figlia di lei, a conoscere sua madre Teresa (Mariella Lo Sardo) che vive in una antica villa circondata da ulivi centenari.
In quel luogo remoto, lontano da tutto e da tutti, Emma, che è straniera, deve fare i conti con tradizioni e luoghi comuni che non le appartengono. Ma soprattuto deve scontrarsi con un orrore che affonda le sue radici nel passato. Un orrore che nessuno sembra comprendere tranne le vecchie donne del luogo, prima fra tutte Teresa.

Il fascino del gotico pugliese

Gotico pugliese. Si potrebbe definire così, con due semplici parole, lo spirito di questa pellicola, che vive di atmosfera, che si affida agli ambienti, all’oscurità, alla fotografia, al suono e ovviamente alla regia per creare la giusta dose di orrore. Un orrore che rimanda al passato, senza però farlo rimpiangere.
La sceneggiatura scritta da de Feudis in collaborazione con Davide Orsini e Daniele Cosci (lo stesso che ha scritto Shortcut, altro titolo horror che oltreoceano è diventato un piccolo, grande caso), attinge a piene mani dal cinema di genere, proponendoci gli elementi tipici delle case infestate, delle storie di possessione, perfino del J-Horror.
Caratteristiche filtrate attraverso il folclore tipico del Sud Italia e affidate ad un cast perfettamente calato nella parte.

Qualcuno potrebbe dire che non c’è niente di nuovo sotto il sole ma non è questo il punto. Il successo di una storia non lo decreta la dose di novità presente al suo interno ma il modo in cui viene raccontata.
Da questo punto di vista Il Legame fa decisamente il suo dovere.
Il suo sguardo al passato rielaborato in chiave moderna ci ricorda ancora una volta che la nostra lunga tradizione di cinema di genere non è solo un lontano ricordo.
Anche lei, proprio come quelle credenze arcaiche di cui abbiamo parlato nell’incipit, continua ad essere tramandata.
E non deve scomparire.


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