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I mille volti di Sacha Baron Cohen, da Borat a Netflix

I mille volti di Sacha Baron Cohen, da Borat a Netflix

Di Andrea Suatoni

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Noto al grande pubblico principalmente grazie al suo più celebre e dissacrante personaggio, il reporter kazako Borat, l’attore, sceneggiatore e produttore Sacha Baron Cohen è ormai considerato uno dei comici satirici più intelligenti (e insieme più demenziali) dei nostri tempi.

Baron Cohen adora giocare sugli stereotipi: i suoi personaggi, come Borat ma anche l’esperto di moda Brüno o il rapper Ali G, incarnano spesso personaggi ottusi, volgari, razzisti, in una esasperazione all’eccesso che risulta in fin dei conti purtroppo praticamente realistica. La comicità che arriva al pubblico attraverso tali ritratti è vestita di una indignazione e di un “fastidio” che non vengono sottolineati dai personaggi in sé, ma evidenziate proprio dallo spettatore, che si trova davanti una overdose di tutto ciò che di negativo vive ogni giorno.
Ed il tutto diviene ancor più potente quando lo spettatore arriva a volte a riconoscersi in alcune sfumature dei personaggi di Baron Cohen: questo tipo di satira crea la paradossale situazione per la quale l’indignazione dello spettatore si trasforma pian piano in vergogna, in una lenta presa di coscienza nel comprendere che ciò di cui si ride, ciò che sembra così iperbolico o così assurdo, finisce per dipingere un lato della personalità di chi guarda.

GLI INIZI

Da sempre fan della comicità dei Monty Python, di Peter Cook e di Peter Sellers, la cui influenza è ancora oggi ben visibile nei suoi sketch e nei suoi personaggi, Sacha Baron Cohen ha iniziato la sua carriera (dopo una breve parentesi da modello) come presentatore di un programma televisivo minore nel 1990. Passando di programma in programma, si fece notare anche dalle grandi reti inglesi, finché nel 1998 debuttò con il personaggio di Ali G nel The 11 O’Clock Show; due anni più tardi, Ali G si guadagnò un suo programma, il Da Ali G Show. All’interno del programma, accanto ad Ali trovarono spazio anche i suoi 2 altri personaggi più celebri: Borat e Brüno.

ALI G

Il Da Ali G Show andò in onda in Gran Bretagna su Channel 4 nel 2000 per poi passare sul canale Statunitense HBO fra il 2003 e il 2004. L’host del programma è il rapper Ali G, che incarna un mix di stereotipi esagerati della cultura caraibica jamaicana e di quella hip hop con alcune influenze africane; il personaggio era solito intervistare personalità in vista (soprattutto nel mondo della politica) senza che questi sapessero di avere di fronte un personaggio comico. Le domande, spesso prive di senso o accompagnate da demenziali aneddoti riguardanti vicini e parenti di Ali G, miravano a scatenare le reazioni dell’interlocutore, che finivano per essere spesso sopra le righe.
Ali G è anche stato protagonista del film Ali G Indahouse (di cui Baron Cohen è anche sceneggiatore e produttore) ed è comparso nel video musicale Music di Madonna.

BORAT

Borat è invece un giornalista kazako, fortemente antisemita (Baron Cohen è invece ebreo), misogino e sempre inappropriato, pur se ingenuamente (almeno, negli occhi dei malcapitati che sul momento non riescono o non possono riconoscerne le derive satiriche). Anche nelle vesti di Borat, Baron Cohen ha effettuato alcune interviste nel Da Ali G Show, ma il personaggio è stato reso celebre dal fortunato film del 2006 Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, di cui oggi su Amazon Prime Video è arrivato il sequel Borat – Seguito di Film Cinema.

BRUNO

Anche Brüno, personaggio cresciuto nel Da Ali G Show ma che esordì nel 1998 in alcuni sketch televisivi, si è guadagnato una sua pellicola cinematografica ne 2009, che porta appunto il suo nome: Brüno.
Il personaggio in questione è un giornalista di moda di origine austriaca, sfacciatamente omosessuale. Brüno afferma di avere 19 anni pur dimostrandone molte di più, ed il suo unico scopo nella vita è quello di diventare famoso a qualsiasi costo.

DALLA COMICITA’ AL CINEMA IMPEGNATO

L’istrionico Sacha Baron Cohen non si è limitato negli anni solamente a coltivare la sua innata vena satirica: abbiamo infatti visto l’attore anche in ruoli molto più impegnati, come in Sweeney Todd di Tim Burton, dove lo sentiamo anche cantare (pur se lasciando intatta la sua verve) o ancora in Alice in Wonderland, dove interpreta una sorta di personificazione del concetto di Tempo.
Ultimamente lo abbiamo visto anche in Il processo ai Chicago 7, film rilasciatolo scorso 16 Ottobre su Netflix, dove abbiamo la possibilità di vederlo, completamente credibile, impegnato in un ruolo più tradizionale.


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