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Ecco come Netflix decide di cancellare le serie

Ecco come Netflix decide di cancellare le serie

Di Marco Triolo

Negli ultimi anni, Netflix si è fatto la fama di essere uno degli studios più spietati, quando si tratta di cancellare serie TV. A parte Stranger Things, un colosso che ha invaso la cultura popolare e che perciò andrà avanti finché i Duffer Brothers lo vorranno, in genere Netflix cancella le serie dopo tre stagioni, quattro se proprio una serie va a gonfie vele. È recentissima la notizia della cancellazione di Glow, nonostante la quarta stagione fosse stata annunciata. Quest’anno, la compagnia ha cancellato anche Altered Carbon, I Am Not Ok With This, Dark Crystal: La resistenza, V Wars e Messiah. Inoltre, ha annunciato le stagioni finali di Ozark, Le terrificanti avventure di Sabrina, Dead to Me e The Crown (a cui, per la verità, è stata aggiunta una stagione).

Da tempo si discute su quali siano i criteri di queste scelte. Netflix da sempre non ama divulgare i dati di audience delle serie, e ciò rende più difficile capire i ragionamenti dietro le cancellazioni. Ma un articolo di Wired ha ora tentato di far luce sulla faccenda.

Ragione numero 1

La prima motivazione è quella classica, comune anche alle reti televisive: l’audience vs. i costi del rinnovo. A differenza delle reti TV, come detto, nel caso di Netflix tocca fidarsi, perché quei dati non vengono divulgati. Ecco perché le cancellazioni di Netflix fanno infuriare di più: arrivano quasi dal nulla, sembrano immotivate perché non ci viene detta la ragione. Ma la ragione ovviamente c’è.

Ragione numero 2

Qui si va un po’ più sul caso specifico di Netflix. In sostanza, il metodo prediletto della compagnia per decidere se una serie sta andando bene o male è quello di confrontare due dati, uno nei primi 7 giorni e uno nei primi 28 giorni dall’uscita di una serie. Il primo è “Starters”, ovvero gli utenti che guardano un solo episodio e poi lasciano lì. L’altro è “Completers”, ovvero il numero di utenti che finisce la stagione. C’è poi un dato finale, “Watchers”, ovvero quanti utenti guardano una serie.

Netflix paga l’intero costo di produzione delle sue serie originali. Alla prima stagione aggiunge un premio del 30%, ma le successive vengono a costare di più perché il premio aumenta. Quindi ogni nuova stagione è sempre più costosa. Per questo, se i dati di cui sopra non sono soddisfacenti, diventa un onere inutile proseguire con una serie dopo la prima, la seconda o la terza stagione.

Ragione numero 3

Deadline aggiunge un’altra importante questione: la capacità di una serie di richiamare nuovi abbonati. È cruciale, per compagnie come Netflix, che un prodotto spinga la gente a pagare per abbonarsi al servizio. Stagione dopo stagione, questo diventa sempre meno probabile. Se una serie non ha raggiunto una forte popolarità entro la stagione 2 o 3, è difficile che lo farà mai. Quando la curva di nuovi abbonati si appiattisce, anche se la serie è ancora apprezzata tra quelli esistenti, Netflix la cancella.

In questo Netflix si distingue ancora dalle reti televisive: lì, bastano gli ascolti. Qui, servono gli ascolti e la capacità di ingaggiare nuovi abbonati.

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