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We Are Who We Are: la recensione della serie Sky di Luca Guadagnino

We Are Who We Are: la recensione della serie Sky di Luca Guadagnino

Di Marco Triolo

Dopo aver visto We Are Who We Are, vi chiederete se un sequel di Chiamami col tuo nome sia realmente necessario. Luca Guadagnino ci sta lavorando, ma in realtà ha già realizzato un sequel spirituale nella forma di questa serie Sky/HBO che, come il film con Timothée Chalamet, ha per protagonisti degli americani che vivono in Italia e racconta una storia di crescita e presa di coscienza della propria identità sessuale.

La trama

La storia di We Are Who We Are è in realtà più corale. È infatti ambientata in una base militare americana nei dintorni di Chioggia e racconta le vite intrecciate di diversi personaggi che vivono e lavorano nella base. Ma principalmente i protagonisti sono due: Frasier (Jack Dylan Grazer, uno dei ragazzini di It) e Caitlin (Jordan Kristine Seamón). Il primo giunge nella base insieme alle sue due madri, Sarah (Chloë Sevigny), nuovo comandante in capo della base, e Maggie (Alice Braga). La seconda è figlia di uno degli ufficiali (interpretato da Kid Cudi) e di una madre nigeriana (Faith Alabi). Inoltre, ha un fratello (Spence Moore II) attratto dall’Islam, la religione materna. Il padre è un sostenitore di Trump (la serie è ambientata nell’anno delle scorse elezioni, il 2016), e da subito non vede di buon occhio il nuovo comandante in capo gay e la sua famiglia. Ma questo non impedisce a Frasier, che probabilmente è gay ma non ne è sicuro, e Caitlin, che a volte si veste da uomo e si fa chiamare Harper, di stringere un’amicizia fortissima che forse è qualcosa di più.

We Are Who We Are si muove su due direttive: da un lato, ambientandosi soprattutto in primavera/estate, racconta le giornate degli adolescenti che vivono nella base: amicizie, amori, gelosie, la scoperta dei sentimenti, le gite al mare e le feste. Dall’altro segue le vite degli adulti, schiacciati da responsabilità e ruoli che li hanno incasellati, costringendoli a tradire la loro vera natura. E questo è particolarmente importante, in una serie che si intitola “Siamo chi siamo”. Raccontandoci la storia di questi moderni Giulietta e Romeo dall’identità sessuale liquida, Guadagnino sembra volerci dire che ciò che conta non sono le definizioni che ci vengono appioppate dall’esterno, ma ciò che effettivamente siamo, come ci sentiamo dentro.

Le regole non esistono

Guadagnino ambienta tutto questo sullo sfondo di un luogo sospeso nel tempo e nello spazio, un microcosmo chiuso che sembra esso stesso una contraddizione. Luogo ideale per raccontare una crisi d’identità. Ma forse al regista, e agli sceneggiatori Paolo Giordano e Francesca Manieri, interessa anche il contrasto fra tradizione e modernità, tra la disciplina rigida della vita militare e la complessità imprevedibile della vita reale. E non è un caso che abbiano scelto di ambientare tutto questo nell’anno dell’elezione di Trump, in cui la lacerazione tra conservatorismo e slancio progressista, tra realtà ideale “raccontata” e realtà “reale”, ha raggiunto l’apice.

We Are Who We Are sfrutta, insomma, il classico conflitto tra la superficie e ciò che ribolle al di sotto di essa. Ma lo fa con una sensibilità di scrittura che, per buona parte della serie, regge molto bene. Salvo una leggera caduta nel penultimo episodio, in cui una svolta drammatica fa emergere una retorica che rischia per un attimo di far deragliare il tutto verso il melodramma. Per fortuna l’ultimo episodio ritrova la freschezza dei precedenti, e lo si deve soprattutto a Grazer e Seamón, attori giovanissimi eppure già incredibilmente versatili. Del resto tutto il cast è assemblato con cura, da una Alice Braga che emana carisma e profonda tristezza nello sguardo, a un eccezionale Kid Cudi nei panni di un padre apparentemente forte e saggio, ma che rivela un’insicurezza di fondo via via più destabilizzante.

In We Are Who We Are c’è un grande ottimismo. Guadagnino crede nelle nuove generazioni, nella loro capacità di pensare fuori dagli schemi. Se l’ancien régime, con le sue regole e i suoi dogmi, ha fallito, forse è tempo di affidarci ai giovani. E smetterla di avere paura del futuro.

Prodotta da The Apartment, Wildside (Fremantle) con Small Forward, e composta da otto episodi, We Are Who We Are arriverà su Sky Atlantic dal 9 ottobre alle 21.15, e sarà disponibile in streaming su NOW TV.

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Il trailer della serie
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