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The Boys, una guerra culturale nell’episodio 2×06 | Recensione

The Boys, una guerra culturale nell’episodio 2×06 | Recensione

Di Lorenzo Pedrazzi

Film come Deadpool, Logan e Brightburn hanno già saziato la fame di superpoteri R-rated, ma il sesto episodio di The Boys 2 si rivela anche più “gratificante” da quel punto di vista. La maggioranza dei cinecomic non supera certi limiti di brutalità e violenza, restando fedele alle radici fumettistiche dei supereroi (nati per un pubblico di bambini e adolescenti, non dimentichiamolo). Naturalmente, però, l’editoria americana è cambiata negli ultimi quarant’anni, e offre anche storie più “mature” per i fan ormai cresciuti, o variazioni post-moderne della formula originale. Nasce da qui la curiosità di vedere gli effetti dei superpoteri in un contesto vietato ai minori, abbondantemente soddisfatta da una puntata come questa, intitolata The Bloody Doors Off.

ATTENZIONE: CONTIENE ALCUNI SPOILER

Poteri e irresponsabilità

Il grand guignol di sangue e superpoteri ha una ragione ben precisa nell’economia della trama. Dopo aver curiosato nel computer di Stormfront, Starlight scopre che la Vought sta creando nuovi super in un ospedale psichiatrico della Pennsylvania, e dice tutto ai nostri eroi. La supereroina si è fatta estrarre il segnalatore da Frenchie, quindi può accompagnarli in quest’avventura, nonostante Butcher la guardi sempre con sospetto. Lui, Starlight e Hughie restano fuori, mentre Latte Materno, Kimiko e Frenchie si fingono infermieri per entrare nell’ospedale, dove numerosi super sono tenuti prigionieri e studiati per un possibile utilizzo. Si tratta di persone disturbate, o comunque sconvolte dalla detenzione, e quando riescono a liberarsi scoppia il caos. Teste che esplodono con la telecinesi, facce sciolte dall’acido, membri che si allungano come boa constrictor… insomma, lo sceneggiatore Anslem Richardson e la regista Sarah Boyd non si sono certo risparmiati, e il parossismo di molte scene sfiora lo splatterstick. Peraltro, in questo marasma fa capolino anche un personaggio molto amato dai lettori del fumetto, ma non entro nello specifico perché non voglio rovinarvi la sorpresa.

L’episodio intreccia le sue follie gore con i flashback di Frenchie e Lamplighter, che guadagna un ruolo importante dopo la breve apparizione della scorsa puntata. Il suo personaggio viene “sfumato” rispetto all’immagine che ci avevano restituito i racconti di Frenchie, e il casting di Shawn Ashmore contribuisce proprio a renderlo più umano e tormentato. Dal canto loro, Butcher e Starlight finiscono per trovare una sorta di accordo grazie all’affetto che provano per Hughie, scoprendo al contempo che le rispettive personalità non sono così granitiche. Starlight, ad esempio, deve sporcarsi le mani per ovviare a un’emergenza, mentre Butcher apre uno spiraglio nella sua corazza per rivelare un lato sensibile. The Boys si sforza sempre di attribuire ai personaggi un carattere sfaccettato, non monodimensionale: magari non lo fa in modo particolarmente raffinato (si tratta comunque di stereotipi narrativi a cui vengono smussati gli angoli), ma non scivola nemmeno in caricature eccessive.

The Boys 2x06

White suprematism strikes back

Lo stesso discorso vale anche per Homelander, ed è paradossale se consideriamo le azioni orribili che compie su base quotidiana. Eppure, anche lui è fondamentalmente una vittima fattosi carnefice, giacché Vought lo ha cresciuto senza affetti, allevandolo in modo freddo e asettico. I risultati si vedono nella sua mancanza di empatia, ma anche nella sua disperata ricerca di consenso popolare. Allo stesso tempo, desidera quell’amore materno e romantico che non ha mai ricevuto nella sua vita, ma è troppo tardi perché possa viverli entrambi in modo sano: la sua personalità deviata, follemente egotista, lo ha trasformato nell’emblema dell’oppressione maschile. L’amore per lui è possesso, non armonia tra pari. Di conseguenza, non sopporta che Stormfront lo lasci solo per un impegno alla suddetta clinica, e reagisce con la consueta violenza: per distruggere il bouquet di fiori che voleva regalarle, incenerisce l’intera roulotte. Ciononostante, Stormfront è perfetta per lui, essendo l’unica che nutre sinceramente l’ego di Homelander. Il biondissimo supereroe coagula in sé tutti gli ideali di “perfezione” ariana, come un’utopia superomistica divenuta realtà. Stormfront è pronta a venerarlo come un dio.

Il piano di quest’ultima, fra l’altro, diventa chiaro al termine dell’episodio. Senza svelare troppi dettagli, è chiaro che Stormfront vuole costruire un esercito di superuomini al fine di tutelare la purezza della propria cultura, attaccata dalle cosiddette “minoranze”. In tal modo, la paladina dell’alt-right diventa il simbolo del suprematismo bianco che avanza diritti sul mondo intero, e fa persino del vittimismo quando le vere vittime gli rinfacciano le sue ingiustizie. Convinta di dover combattere una guerra culturale, si fa portavoce del vecchio mondo, corrotto dai suoi privilegi e da un’assurda presunzione di superiorità. Ancora una volta, insomma, The Boys usa i supereroi per raccontare il presente.

The Boys 2x06

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