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The Boys, amore e odio nell’episodio 2×04 | Recensione

The Boys, amore e odio nell’episodio 2×04 | Recensione

Di Lorenzo Pedrazzi

La distribuzione settimanale di The Boys 2 cambia la nostra percezione della serie, valorizzando la singolarità degli episodi rispetto al quadro complessivo. È quindi più facile cogliere l’unicità di ogni puntata, e il caso della quarta, intitolata Nothing Like It in the World, è piuttosto emblematico: la sceneggiatura di Michael Saltzman opta infatti per una struttura particolare, il cui senso diviene chiaro solo alla fine.

ATTENZIONE: CONTIENE ALCUNI SPOILER

Amore…

Fin dall’inizio si capisce che l’episodio introdurrà un elemento di originalità rispetto agli altri. Nella prima inquadratura, una donna guarda in macchina e ci dice cosa serve per un buon rapporto con il proprio partner, raccontando la sua storia come esempio. Non sappiamo chi sia questa donna, né dove si trovi. Magari finiamo per dimenticarcene, poiché la puntata ben presto si normalizza e ritorna sulle trame lasciate in sospeso. Kimiko medita vendetta contro Stormfront, che ha ucciso suo fratello, mentre Frenchie è confuso e turbato dagli eventi recenti. Anche Homelander è furioso con Stormfront, ma per ragioni diverse: ritiene che la collega gli stia rubando il posto come leader dei Sette, e non sopporta che sia stata lei a catturare il “superterrorista”. Intanto, Butcher riesce a ottenere la posizione di sua moglie, insieme al consiglio di indagare su una supereroina degli anni Settanta, Liberty. Sono Hughie e Latte Materno a partire per questa missione, accompagnati dall’insistente Starlight, che non vuole tornare subito alla torre dei Sette dopo le minacce di Homelander. Intanto, Butcher si introduce nell’area in cui sua moglie è tenuta segregata insieme al figlio, e si ricongiunge con lei (anche carnalmente). Hughie e Starlight fanno lo stesso durante il viaggio, sfogando una tensione che aleggia da tempo.

Tutto questo è intervallato dalle interviste ad altre donne che offrono il loro punto di vista sull’amore, apparentemente slegate dal contesto. In realtà il legame c’è, ed è anzitutto di natura tematica: il focus emotivo di Nothing Like It in the World risiede nei rapporti sentimentali, nelle coppie, in particolare Butcher/Becca e Hughie/Starlight. Le dichiarazioni delle donne intervistate, spesso utopistiche o stucchevoli, fanno da controcanto alla realtà dei legami romantici, incarnati dalle coppie sopracitate: amori conflittuali, tormentati e – almeno per ora – impossibili. L’amore (o la sua “feticizzazione” morbosa) è effettivamente il tema cruciale dell’episodio, come si evince anche dalle sottotrame di Homelander e Queen Maeve, in cui evito di addentrarmi per non rivelare troppo. Le interviste che scandiscono la narrazione offrono una pausa curiosa e straniante, parodiando un cliché già utilizzato dalle commedie romantiche: basti pensare a due cult come Harry ti presento Sally e 500 Days of Summer, che hanno utilizzato il medesimo espediente. The Boys 2 ci offre la “sua” versione, peraltro giustificata nelle logiche della storia: le donne in questione stanno sostenendo un “provino” per diventare la moglie di Abisso, sponsorizzato dalla Chiesa del Collettivo. Una ricerca che, ovviamente, è finalizzata a migliorare l’immagine del supereroe dopo le molestie sessuali a Starlight.

…e odio

Naturalmente c’è anche dell’altro. Se è vero che non offre molto in termini d’azione, l’episodio ha il merito di alimentare le tematiche politico-sociali della serie, parallelamente a quelle emotive (e la lunga durata – ben 67 minuti – lo consente). È chiaro che The Boys ambisce a riflettere il nostro presente, e vi riesce in forma parossistica, trasponendo questioni reali nel suo mondo fantastico. Stormfront ne è l’esempio lampante: il nuovo membro dei Sette rappresenta l’ultima evoluzione dell’alt-right americana, quella che sfrutta la rete e i meme per diffondere i propri ideali. Non è un caso che Stormfront sia una celebrità sui social, e che proprio i meme vengano utilizzati per screditare Homelander. Come dice lei stessa, avere 5 milioni di soldati è più importante che avere 50 milioni di ammiratori: la paura è quindi il mezzo per manipolare l’opinione pubblica, suscitando reazioni impulsive e discriminatorie. L’ultranazionalismo, il suprematismo bianco, il protezionismo e l’isolazionismo si nutrono proprio di questo.

Paradossalmente, Homelander rappresenta proprio il modello che la sua “rivale” cerca di promuovere; e infatti Stormfront non vuole oscurarlo, ma portarlo dalla sua parte. In fondo, Homelander è un americano dall’aspetto “ariano”, e incarna l’ideale nazista di perfezione fisico-atletica. È patriottico fin dal nome, e non mostra (in apparenza) debolezze. Inoltre, è un uomo bianco eterosessuale: dettaglio non da poco per un movimento antifemminista e misogino come l’alt-right. Nothing Like It in the World è l’episodio che suggerisce la potenziale alleanza tra i due “supereroi”, nonché quello in cui la satira politica della stagione comincia a farsi più esplicita (senza contare che le performance di Antony Starr e Aya Cash sono di ottimo livello, e vederli insieme è un piacere). Il dialogo tra le fantasie dell’immaginario collettivo e il mondo reale, insomma, diventa sempre più fitto.

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