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Gli 80 anni di Patrick Stewart: 5 grandi lezioni del Capitano Picard

Gli 80 anni di Patrick Stewart: 5 grandi lezioni del Capitano Picard

Di Marco Triolo

Il 13 luglio 1940 nasceva un uomo che, 50 anni dopo, sarebbe diventato sinonimo della fantascienza. Prima nel ruolo del capitano Jean-Luc Picard e poi in quello di Charles Xavier, mentore degli X-Men, Patrick Stewart ha segnato l’immaginario collettivo in maniera indelebile. E dire che tutto è nato con un ruolo che l’attore ha ottenuto nonostante il creatore stesso di Star Trek, Gene Roddenberry, non approvasse la scelta.

Stewart lo ha rivelato durante una chiacchierata con The Hollywood Reporter, raccontando che il suo provino, tenutosi nel salotto di casa di Roddenberry, durò solo sei minuti: “Era perfettamente chiaro che non mi voleva più nella stanza”. “Gene disse: ‘Che diavolo, non voglio un inglese pelato di mezza età”. Stewart ottenne la parte, ma questo non convinse mai del tutto l’autore: “Gene veniva sul set una o due volte la settimana, e vedevo che mi guardava con un’espressione sul viso che diceva ‘Che c***o ci fa questo tizio nella mia serie?”.

Sembra incredibile, soprattutto considerando quanto Patrick Stewart abbia dato al ruolo e quanto lo abbia reso leggendario. Jean-Luc Picard è un personaggio incredibilmente complesso, sviscerato a poco a poco, nell’arco di sette stagioni, pur con tutti i limiti della narrazione verticale delle serie anni ’90. L’emblema perfetto di ciò che l’utopia di Star Trek rappresenta. Un’utopia di pace, fondata sul dialogo e sull’idea che, mettendo da parte guerra e violenza, e lavorando incessantemente per comunicare e trovare un punto d’incontro con gli altri, è possibile costruire un mondo ideale. E molto di questo ce lo insegna proprio Picard grazie al suo infrangibile codice morale. Ecco cinque grandi lezioni che abbiamo appreso dal capitano Picard in Star Trek: The Next Generation.

Bisogna fidarsi degli altri (Yesterday’s Enterprise)

In questo episodio della terza stagione, l’Enterprise C torna indietro nel tempo, alterando la linea temporale dell’Enterprise D. Nessuno se ne accorge, tranne Guinan (Whoopi Goldberg), che lo rivela a Picard ammettendo però di non avere prove. Eppure, contando sulla fiducia reciproca, Picard crede alla sua intuizione e solo così riesce a guidare l’equipaggio verso la risoluzione del problema. Uno dei migliori episodi della serie e la prima grande lezione di Picard: senza la fiducia, quella dettata dall’empatia verso il prossimo, è impossibile vincere le sfide.

Anche gli errori ci rendono quello che siamo (Family, Tapestry)

Citiamo due episodi molto belli, entrambi incentrati, ovviamente, su Picard. In Family, all’inizio della quarta stagione, il capitano torna sulla Terra, nel vigneto di famiglia in Francia, e si riconcilia con il fratello maggiore mentre, allo stesso tempo, affronta il trauma lasciatogli dalla sua assimilazione da parte dei Borg. “Avrei dovuto cercare di fermarli! Non ero abbastanza forte!”, confessa Picard tra le lacrime al fratello. In Tapestry, nella sesta stagione, Picard esplora il suo passato e rivive un momento chiave della sua esistenza, quando venne accoltellato da un alieno durante una rissa. Quando tenta di cambiare il passato, Picard scopre che anche gli errori, quelli di cui ci pentiamo, contribuiscono a fare di noi ciò che siamo. Inutile avere rimpianti.

Non c’è futuro senza il dialogo (Darmok)

In questo episodio della quinta stagione, Picard si ritrova intrappolato su un pianeta ostile, in compagnia di un alieno che, per quanto sappia la sua lingua, parla solo per massime incomprensibili. L’unico modo per sopravvivere è trovare un modo di superare la barriera culturale e capirsi. Una grande lezione sul potere delle metafore e su come i racconti, le mitologie, ci possano unire. Ma, soprattutto, su come la comunicazione e il dialogo siano l’unico modo per convivere in armonia con il diverso.

È meglio aver amato e perso, che non aver amato mai (The Inner Light)

Uno degli episodi più belli in assoluto di The Next Generation, The Inner Light (stagione 5) vede Picard vivere, nello spazio di 20 minuti, un’intera vita su un pianeta alieno, sotto l’influsso di una sonda che vuole trasmettergli la memoria di una civiltà scomparsa. Picard si ritrova con una moglie, diventa padre e lotta per salvare il pianeta dalla distruzione. Al suo risveglio, la consapevolezza di aver vissuto tutto questo in così poco tempo e di averlo poi perso potrebbe schiacciarlo. Invece, Picard abbraccia quei ricordi e, nel farlo, diventa una persona migliore e più saggia, perché ha superato la perdita più grande di tutte.

Bisogna pensare fuori dagli schermi (All Good Things…)

In quel capolavoro assoluto che è il finale di The Next Generation, tre Picard in altrettante linee temporali devono lavorare all’unisono per scongiurare una minaccia che potrebbe distruggere l’intero universo. L’ex capitano deve letteralmente convincere se stesso, e i suoi più vecchi amici, convinti che soffra di demenza senile, a fidarsi della sua intuizione. Se vogliamo, questo episodio fa il paio con Yesterday’s Enterprise. In entrambi è la fiducia concessa a un’intuizione a risolvere le cose. Ma qui c’è molta più attenzione al processo di problem solving di Picard, un uomo in grado di tirarsi fuori dalle situazioni più spinose perché capace di pensare fuori dagli schemi e vedere realtà che altrimenti resterebbero nascoste. E non è questo l’unico modo per migliorarci come esseri umani?

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