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THE DOC(MANHATTAN) IS IN – SUPAIDAMAN, lo Spider-Man giapponese

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – SUPAIDAMAN, lo Spider-Man giapponese

Di DocManhattan

Sì, “Supaidaman”, come amiamo chiamarlo tutti, non è altro che il modo in cui si legge in giapponese il suo vero titolo, e cioè la traslitterazione di Spider-Man. Ma chiamarlo semplicemente “lo Spider-Man giapponese”, o “il tokusatsu con Spider-Man e il suo robot gigante” non rende. Perché Supaidaman è una di quelle rare produzioni televisive talmente sceme da fare il giro e diventare meraviglia. Marvel, appunto. Anzi, Marveller, come la sua astronave. Sì, perché Supaidaman aveva la sua astronave personale, da 25mila tonnellate. E Batman muto.

Questa è la storia incredibile ma verissima di come sia nato l’alter ego nipponico di Peter Parker, e come quella faccenda del robot gigante sia diventata poi uno standard per le serie televisive degli eroi giapponesi in tutina. Power Rangers compresi, certo.

FACCI QUELLO CHE VUOI

Siamo a metà degli anni 70. A stringersi la mano sono due giganti dell’entertainment profondamente diversi. La giapponese Toei è una casa di produzione cinematografica nata – con un altro nome – nel ’38, la cui divisione dedicata agli anime, Toei Animation, sta già facendo e farà nei decenni a venire la storia del settore. Come l’altro soggetto dell’accordo, la Marvel Comics, di super-eroi anche la Toei ne ha tanti. Eroi animati del piccolo schermo come Devilman, Babil Junior o i piloti dei Mazinga e di tanti altri robot. Ma anche live action: i tokusatsu, le serie dal vivo con gli stuntman che sudano l’anima menando dei mostri (colleghi altrettanto accaldati sotto pesantissimi costumi di gomma). In casa Toei sono nati qualche anno prima due grandi macrofiloni del genere: i Kamen Rider di Shotaro Ishinomori (Cyborg 009) e le serie Super Sentai, con le loro squadre di eroi (quelle che in Occidente sarebbero state reimpacchettate vent’anni dopo come Power Rangers), a partire da Himitsu Sentai Gorenger (1975).

L’accordo tra Marvel e Toei è peculiare. Ciascuna delle due compagnie, nel corso dei tre anni successivi, potrà sfruttare le proprietà intellettuali dell’altra nelle proprie opere. E se la Marvel prende tre robot giganti e li infila, con i nomi leggermente modificati e un background completamente reinventato, nel Marvel Universe, nell’adattamento a fumetti della linea di giocattoli Shogun Warriors (i robot, per la cronaca, sono Danguard, Combattler V e Raideen), Toei mette in cantiere una trasposizione animata del fumetto Tomb of Dracula (1980) e soprattutto una serie dal vivo su Spider-Man. Un altro Spider-Man, però.

IL PRINCIPE ALIENO DECLASSATO

Le ragioni che portano Toei a soppiantare il fotografo Peter Parker con il pilota di motocross Takuya Yamashiro (interpretato da Shinji Tōdō), e sostanzialmente ogni altro aspetto della storia classica dell’eroe Marvel, origini comprese, con una trama a base di alieni (buoni e cattivi), sono diverse. Da un lato c’erano fondati timori che al pubblico televisivo giapponese la figura tradizionale dell’Arrampicamuri potesse non piacere, abituato com’era a un altro tipo di eroi. Dall’altro le pressioni del network e degli sponsor per introdurre elementi di maggiore appeal per gli spettatori più giovani. Il che, sì, porterà al robot gigante Leopaldon. In origine, però, il progetto avrebbe dovuto essere incentrato su un altro protagonista, del quale Spider-Man avrebbe dovuto fungere unicamente da spalla. La prima idea è infatti quella di una serie su Yamato Takeru, il leggendario principe dell’omonima dinastia, che arriva nel presente grazie a un tunnel temporale e, uh, diventa amico dell’Uomo-Ragno.

Nella magmatica produzione dei tokusatsu dell’epoca, in cui le idee nascono, muoiono o si trasformano rapidamente, si decide però che avere un eroe quanto meno dal costume e dai poteri intriganti e tenerlo in un angolino non è magari il massimo. Così la serie diventa una serie su Spider-Man, e la figura di Takeru viene rielaborata in quella di Garia, un cavaliere alieno che prima di morire dona i suoi poteri all’Uomo-Ragno. Iniettandogli uno speciale estratto di ragno. Esatto. Avuta carta bianca per sviluppare tutto il resto, Shozo Uehara e Susumu Takaku tirano fuori ogni possibile idea possa compiacere gli sponsor, facendo vendere dei giocattoli. Un meccanismo vitale per decenni, tanto nel campo dei tokusatsu quanto in quello degli anime. Via allora a un vistoso braccialetto portato sul costume (Spider Bracelet), da cui fuoriesce il costume di Takuya (Spider Protector) e che serve a sparare le sue ragnatele, che però qui sono proprio corde da diporto (Spider Strings). Per non andare troppo per il sottile. Letteralmente.

Ma via anche all’auto volante, munita di mitragliatrici e lanciamissili (Spider Machine GP-7), utile a Supaidaman per raggiungere in volo la sua astronave, ereditata dall’alieno Garia (Marveller). E che si trasforma in un robot gigante alto sessanta metri, Leopaldon. Chiamato così, probabilmente in omaggio ai vecchi carri armati da combattimento tedeschi Leopard, e quindi munito di testa di leopardo colossale quando in configurazione astronave. Perché sì.

LEOPALDON IN ZONA CESARINI

Dalla cabina di pilotaggio di Leopaldon, Takuya, agitando le braccia e sparandosi delle pos

e ragguardevoli, affronta l’Esercito della Croce di Ferro del Professor Monster. Ed è proprio questa la novità della serie. Anziché far esplodere i nemici con una mossa finale come fanno i cugini Kamen Rider, Supaidaman deve chiamare in causa ogni volta il suo robot gigante. Il che significa riciclare una serie infinita di volte la sequenza finale in cui il monster of the week, ingigantito per combattere con Leopaldon (come i mostri di Ultraman), viene fulminato dalla spada di quest’ultimo ed esplode in un tripudio di miccette. Come spiega l’amico Massimo Nicora nel suo libro Tokusatsu (La Torre, 2019) Leopaldon non si vedeva che per una manciata di minuti a puntata, e non veniva mai inquadrato insieme al mostro che affronta, per far di necessità virtù: il costume del robot finì per rovinarsi dopo qualche episodio, gli effetti speciali costavano e il robot era davvero gigantesco (60 metri) nella storia, e quindi sarebbe risultato sproporzionato rispetto al suo avversario.

A ogni modo, l’introduzione del robot gigante nella dinamiche tokusatsu, per cavalcare la moda dei robottoni negli anime, diventerà uno standard nelle serie sentai. A partire da quella immediatamente successiva a Spider-Man, Battle Fever J. La Toei torna alle sue squadre di eroi, con un team che rappresenta stereotipi legati a vari paesi del mondo (quanto resta del progetto di una serie live action su Capitan America e gli Avengers), e dona al team il suo robot gigante, Battle Fever Robot. Da lì in avanti, sarà una tradizione, continuata con i Megazord dei Power Rangers.

Oltre alla serie, che dura 41 puntate (17 maggio 1978 – 14 marzo 79) e in cui – mi autocito per praticità, abbiate pazienza – “Takuya scala malissimo tutta una serie di palazzi senza motivo, si spenzola con la sua corda più volte, in rapida sequenza, in stile videoclip vintage, smarmitta in casa per uccidere con il monossido di carbonio i familiari”, esiste anche un film di Supaidaman. Un corto da 24 minuti che si colloca tra gli episodi 10 e 11 dello show: a tutti gli effetti un episodio extra, ma per il grande schermo, proiettato al cinema per il Toei Manga Matsuri film festival del 22 luglio del ’78. Disponibile in streaming per alcuni mesi sul sito della Marvel, che detiene parte dei diritti, nel 2009, Supaidaman è stato raccolto in DVD in un unico cofanetto, a fine 2005. Oggi, a Tokyo e dintorni, anche usato quel box vale un rene e mezzo. In compenso, Takuya e Leopaldon sono diventati presenze frequenti nel Marvel Universe cartaceo a partire dalla saga RagnoVerso (2014), e appariranno nel seguito del film d’animazione Spider-Man – Un nuovo universo.

Perché sì, da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Ma se ci esce pure un robot gigante è meglio.

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