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7 cose che forse non sapevate su Capitan Planet e i Planeteers

7 cose che forse non sapevate su Capitan Planet e i Planeteers

Di DocManhattan

Si fa sempre una faccia un po’ così quando, elencando i cartoon nati nei primi anni 90, salta fuori Capitan Planet. Perché era un super-eroe ecologista, il che lo rendeva troppo testimonial da pubblicità progresso in un mondo popolato da piccoli fan delle tartarughe ninja. Perché aveva, santo cielo, un mullet terrificante. Eppure Capitan Planet e i Planeteers è una serie che aveva uno scopo nobile e parlava anche d’altro. Ed era incentrata su un super-eroe che, in qualche modo, il pianeta è riuscito ad aiutarlo davvero.

1. “METTICI LA TUA FACCIA”

Sgoccioli degli anni 80. Il magnate televisivo Ted Turner non si è messo solo in testa di far concorrenza all’allora WWF, nel mondo del wrestling, con la sua WCW. L’imprenditore ha lanciato da poco la rete TNT (Turner Network Television) e mille altri progetti, tra cui un premio letterario su possibili soluzioni ai problemi globali, a cominciare dall’inquinamento (Turner Tomorrow Fellowship Award. Padrino d’eccezione, Ray Bradbury). La tematica dell’ambiente è sulla bocca di tutti, e Turner immagina una serie animata che sensibilizzi il giovane pubblico su questo argomento. Suggerisce allora ai due produttori Barbara Pyle e Nick Boxer di svilupparla. Turner ha già il titolo, Captain Planet, e il volto dell’eroe: la faccia dello stesso Nick Boxer gli sembra perfetta.

Barbara Pyle è una fotografa, documentarista e attivista che si occupa di ambiente e inquinamento già da molti anni. Insieme a Boxer ha prodotto per tutti gli anni 80 una serie di documentari sulle condizioni del pianeta. L’idea che lei e Boxer hanno, perciò, è di riversare nelle avventure da super-eroe di Capitan Planet, storie e persone vere conosciute in quei viaggi. Pyle lo spiega in questa vecchia intervista: “Molti dei personaggi e degli episodi erano basati su persone reali ed eventi veri in cui ci siamo imbattuti realizzando i nostri documentari. Abbiamo solo dovuto esagerare il tutto, per trasformarlo in un cartoon”.

2. LA PRIMA SERIE E L’ALTRO DUKE NUKEM

Captain Planet and the Planeteers va in onda per la prima volta negli USA il 15 settembre del 1990. Prodotto da Turner Program Services e DIC Enterprises (ne abbiamo parlato a proposito di serie come L’ispettore Gadget), lo show va in onda sulla TBS, che sì, è sempre roba di Turner. Le prime tre stagioni, 113 episodi, presentano il mondo di Capitan Planet, eroe che si manifesta in caso di casini belli grossi, incarnando i poteri dei Planeteers che lo evocano: cinque ragazzi provenienti da vari continenti.

I nemici dei Planeteers sono una parata di malvagi da disastro ambientale, gli Eco-Villain, doppiati spesso da attori famosi (vedi punto 5) e con nomi affascinanti, spesso italianizzati nella nostra versione del cartoon, Capitan Planet e i Planeteers, che debutta su RAI 2 nel 1992. Verminous Skumm diventa Rody Rogna, Looten Plunder diventa Max Malis, e così via. Da notare che il nome originale del mutante radioattivo Dick Disastro era Duke Nukem. La Apogee stava lavorando in quei mesi al primo videogioco della sua saga con lo stesso titolo. Per evitare una causa, cambiò il nome del suo Duke Nukem in “Duke Nukum”, prima di scoprire che quel nome non era stato registrato dai produttori del cartoon e di tornare quindi a Duke Nukem nei seguiti.

3. HANNA-BARBERA E DICAPRIO

Nel 1993, Capitan Planet viene affidato alla Hanna-Barbera Cartoons, perché nel frattempo Turner ha comprato pure quella. Il cambio di stile per le tre stagioni successive, che vanno avanti fino al ’96 con il titolo di The New Adventures of Captain Planet (da noi solo nel 2004, su Boomerang e poi Boing, come Le nuove avventure di Capitan Planet), è evidente. Visivamente quanto nel mood dello show, che diventa più maturo. In un cartoon che comunque non aveva risparmiato diversi altri temi importanti, oltre a quello ambientale. L’episodio 11 della terza stagione, “A formula for hate”, parla dell’AIDS, ed è la prima volta che avviene in un cartone animato USA. Rody Rogna spinge la popolazione di una cittadina a pensare che l’HIV possa trasmettersi con un semplice contatto, il che scatena un’ondata di odio verso un ragazzo sieropositivo, Todd. A dar la voce al ragazzo è un giovane Neil Patrick Harris. Sua madre, la signora Andrews, è Elizabeth Taylor.

Terminata la seconda serie, si rincorrono per anni le voci su un film per il grande schermo legato a Capitan Planet. Nel ’96, con lo script di “Planet”, un copione scritto dagli stessi Pyle e Boxer. E poi più volte nel nuovo millennio: l’ultima nel 2016, quando su Internet circola la notizia dell’interessamento della Paramount e della società di produzione di Leonardo DiCaprio, Appian Way, per una pellicola revival scritta da Jono Matt e Glen Powell. Come tanti altri progetti, è finito nel limbo del “vai a sapere”.

4. MACCHINA DA ECO-GUERRA

Nel 2011 era apparso invece su YouTube questo corto-parodia di Capitan Planet, realizzato da Funny or Die. Ne esiste un’intera stagione composta da cinque episodi (li potete vedere qui). Il protagonista è Don Cheadle, il James “Rhodey” Rhodes/War Machine dell’MCU. C’è anche un’altra parodia del capitano, apparsa in Robot Chicken.

Un vero ritorno della banda dell’eroe col mullet c’è però già stato, in effetti. Nel 2017, in un episodio della serie di Cartoon Network OK K.O.! (OK K.O.! Let’s Be Heroes. Stagione 1, ep. 34), appaiono l’eco-villanzona Dr. Blight/Lady Velenia, Kwame/Quam, l’ultimo dei vecchi Planeteer ancora in attività, e lo stesso Captain Planet. A doppiare Kwame e il capitano sono le loro voci originali, LeVar Burton e David Coburn.

5. WHOOPI, JEFF E GLI ALTRI

Parlando di doppiatori, le prime stagioni di Capitan Planet presentavano tutta una serie di ospiti illustri al microfono: Gaia, lo spirito del pianeta, era Whoopi Goldberg, e a dar voce ai cattivi si erano alternati attori del calibro di Tim Curry (MAL 9000), Dean Stockwell, Jeff Goldblum, Meg Ryan, James Coburn (nessuna parentela con il doppiatore del capitano e della sua nemesi, Capitan Flagello, il citato David Coburn), Martin Sheen, Malcom McDowell

Con il secondo lotto di stagioni, e il cambio di compagnia, quasi tutti i doppiatori famosi vennero rimpiazzati da professionisti del doppiaggio: Mary Kay Bergman al posto di Meg Ryan come Dr. Blight, Margot Kidder invece di Whoopi Goldberg come Gaia, e così via. Anche nella versione italiana della seconda serie le voci sono tutte diverse: Le nuove avventure di Capitan Planet arrivò, come detto, da noi con un ritardo mostruoso, e venne doppiata da un’altra società.

6. GIOCATTOLI, FUMETTI E VIDEOGAME

Come sappiamo, tante serie animate degli anni 80 e dei primi anni 90 nascevano a supporto di una linea di giocattoli da vendere, e non il contrario. Nel caso di Capitan Planet è invece lo show a dar vita a una linea di giocattoli, elemento comunque fondamentale per tenere a galla un prodotto televisivo per bambini. A produrre i giocattoli di Captain Planet and the Planeteers, tra il 1991 e il 1994, è la Tiger Toys, quella dei giocattoli dell’Ispettore Gadget e degli inquietanti bambolotti capoccioni di Bayside School, che realizza action figure dalle articolazioni limitate e una serie di veicoli e accessori (Toxic Cannon, Toxic Trap…) a corredo. Giocattoli che vengono distribuiti anche in Europa, ma a macchia di leopardo: non tutti i modelli escono in altre parole in tutti i mercati. Una serie di veicoli di Capitan Planet viene anche regalata nei Burger King.

Esistono inoltre un fumetto Marvel (1991, 12 numeri) e diversi videogiochi su licenza. Uno per NES, un altro (uscito solo in Europa e Australia) per Mega Drive, uno per computer a 8 e 16-bit, un gioco LCD handheld, uno per cellulari dell’anno scorso (Captain Planet: Gaia Guardians). Capitan Planet è anche uno dei personaggi utilizzabili nel picchiaduro del 2011 Cartoon Network: Punch Time Explosion (PS3, Xbox 360, Wii, 3DS). Nel caso uno volesse proprio fargli fare a botte con Ben 10, Samurai Jack o le Superchicche.

capitan planet marvel

7. VERDE DAVVERO

L’aspetto più importante di tutti, però, è che la serie nasceva da un vero spirito ecologista, ed era stata affidata a due produttori che erano, si diceva, innanzitutto due attivisti. Pyle e Boxer non solo chiesero e ottennero che le varie aziende coinvolte nel merchandising del cartoon si impegnassero sul fronte della sostenibilità di quanto sfornavano, dalla carta riciclata dei fumetti ai materiali usati per i gadget, ma diedero soprattutto vita a una fondazione che facesse qualcosa per il pianeta. Parte degli introiti dei diritti sul merchandising, per volere della Pyle, furono pertanto impiegati per la Captain Planet Foundation, a sostegno di progetti scolastici in tutto il pianeta a favore dell’ambiente. Un ente benefico che nel 2007 ha acquisito i diritti del cartoon da cui tutto è nato, ed è diretto dalla figlia di Ted Turner, Laura Turner Seydel. Sul sito ufficiale della fondazione potete leggere dei progetti in cui è coinvolta, a tutela del verde e degli oceani, e se vi va, quando è in corso una raccolta fondi, comprare una maglietta con Captain Planet e il suo mullet. È per il bene del pianeta.

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