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Tales from the Loop: alla scoperta dell’opera di Simon Stålenhag

Tales from the Loop: alla scoperta dell’opera di Simon Stålenhag

Di Lorenzo Pedrazzi

LEGGI ANCHE: La recensione in anteprima di Tales from the Loop

L’uscita di Tales from the Loop su Amazon Prime Video è una buona occasione per parlare del libro di Simon Stålenhag, fonte d’ispirazione per la serie di Nathaniel Halpern. Si tratta infatti di un adattamento piuttosto anomalo, perché anomala – nel senso migliore del termine – è anche l’opera di Stålenhag, artista svedese che ha saputo reinterpretare il design concettuale in un quadro molto personale.

La Svezia della sua infanzia

Cresciuto in un contesto rurale nei pressi di Stoccolma, Simon Stålenhag sceglie proprio il paesaggio svedese come soggetto primario delle sue illustrazioni. La scoperta di artisti concettuali come Ralph McQuarrie (Star Wars, E.T.) e Syd Mead (Blade Runner, Tron) lo avvicina alla fantascienza, portandolo a contaminare le due suggestioni. Il risultato è molto originale, e sortisce un effetto straniante sul fruitore: Stålenhag disegna le stesse ambientazioni della sua infanzia, spesso restituendo un’idea volutamente stereotipata della Svezia, ma le popola di strutture avveniristiche, robot, veicoli fantascientifici e altre spoglie di un futuro che sembra già passato. Fusi nel paesaggio, questi elementi sacrificano il loro potenziale “meraviglioso” per acquisire un senso di quotidianità, anche perché convivono con oggetti molto più comuni (fattorie, strade asfaltate, vecchie Volvo o Saab).

Trattandosi degli scenari della sua infanzia, l’artista raffigura una versione alternativa degli anni Ottanta, filtrata attraverso l’immaginazione. I suoi lavori affiorano on-line, vengono pubblicati da riviste importanti come The Verge o Wired, e la fama di Stålenhag cresce di pari passo con gli apprezzamenti per la sua opera.

Interviene il crowdfunding

Grazie a una campagna di crowdfunding, Stålenhag riesce a pubblicare il suo primo libro, Tales from the Loop, edito in Italia da Oscar Ink. In questo volume, l’artista svedese “sistematizza” i suoi disegni e fornisce loro una cornice narrativa, di natura chiaramente ucronica (ovvero, un racconto di Storia alternativa).

Stålenhag immagina che nel 1954, sotto al lago Mälaren, inizi la costruzione dell’acceleratore di particelle più grande del mondo. Soprannominato “Loop” e gestito dalla compagnia Riksenergi, l’impianto stimola enormi progressi scientifici che si ripercuotono sul paesaggio, riducendosi poi ad archeologia industriale quando il welfare-state svedese entra in crisi. L’autore trasfigura così la sua infanzia e quella dei suoi amici in questo contesto fantascientifico, dove i bambini giocano in mezzo ai rottami di giganteschi automi, mentre palazzi neofuturisti si stagliano all’orizzonte. Le illustrazioni sono accompagnate da brevi racconti che non hanno pretese esaustive, ma si limitano a rievocare scampoli di vita e frammenti ambientali: piccole avventure infantili, vicende familiari, memorie rarefatte che si sbiadiscono nel flusso del tempo.

I personaggi non hanno volto, sono inquadrati di spalle, e si muovono in paesaggi desolanti che mettono sempre gli elementi sci-fi in secondo o terzo piano. Che si tratti di robot, torri di raffreddamento, capsule d’acciaio, ragni meccanici o dischi che sfidano la forza di gravità, l’effetto è sempre lo stesso: essi ci sono, li vediamo bene in campo totale, ma nelle vite di questi personaggi hanno la stessa rilevanza di qualunque altro elemento paesaggistico.

Dall’individuale al collettivo

Tales from the Loop ha una forte componente individuale, poiché reinventa la memoria di Stålenhag in una narrazione intimista; ed è sostanzialmente “infilmabile”, perché non racconta una storia unitaria, bensì un mosaico di piccole vicende disorganiche. Nathaniel Halpern, il creatore della serie Amazon, trova però un modo intelligente per adattare il libro.

Vi rimando alla recensione per un’analisi più dettagliata, ma il fulcro della trasposizione sta ne ribaltamento della prospettiva: lo show adotta infatti uno sguardo collettivo, per abbracciare l’intera comunità che vive nei pressi del Loop. Non siamo più in Svezia, bensì in Ohio, e al posto dell’acceleratore di particelle abbiamo un istituto di ricerca costruito attorno a Eclipse, misteriosa sfera che potrebbe spiegare i misteri dell’universo. Gli studi sulla sfera innescano un grande avanzamento tecnologico, e la cittadina replica gli scenari svedesi del libro: robot curiosi che si aggirano nel bosco, veicoli fantascientifici dismessi, strutture futuristiche, arti bionici, paradossi temporali e così via. Ogni episodio si concentra su un diverso personaggio della comunità, valorizzando la ricerca di contatto emotivo, il trauma della perdita, la necessità di elaborare il lutto e altri aspetti dell’esperienza umana.

La creatività di Simon Stålenhag ha dato vita anche ad altri due libri (Things from the Flood e The Electric State), mentre lo stesso Tales from the Loop è diventato anche un gioco di ruolo da tavolo, finanziato anch’esso tramite Kickstarter. Dal canto loro, i diritti di The Electric State sono stati acquisiti dai fratelli Russo, che produrranno un film diretto da Andy Muschietti: insomma, la serie Amazon è solo l’inizio.

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