Survive, abbiamo visto i primi episodi della serie Quibi con Sophie Turner

Survive, abbiamo visto i primi episodi della serie Quibi con Sophie Turner

Di Lorenzo Pedrazzi

L’arrivo di Quibi

Le settimane di quarantena sembrano il momento ideale per lanciare una nuova piattaforma streaming, ma il caso di Quibi è piuttosto insolito. La società di Jeffrey Katzenberg aveva scelto il 6 aprile ormai da tempo, e si è ritrovata in pieno lockdown con un servizio paradossalmente inadeguato alle esigenze degli spettatori chiusi in casa: Quibi è stata infatti concepita per i dispositivi mobili, smartphone in primis, con l’idea di essere fruita in viaggio, sui mezzi pubblici, alla fermata dell’autobus e così via. Non solo l’interfaccia è plasmata sugli schermi degli smartphone, ma gli show sono composti da episodi di 8-10 minuti, perfetti per gli spostamenti brevi e i tempi di attesa dei mezzi. Insomma, per godere appieno della piattaforma dovremo attendere la fine della quarantena, quando potremo rimetterci a viaggiare.

Detto questo, non c’è dubbio che Quibi sia una proposta interessante nell’attuale panorama dello streaming, anche perché i tre mesi di prova gratuiti invogliano a farci un giro senza patemi. Non c’è ancora la localizzazione in italiano, ma potete già scaricarla dall’App Store e da Google Play.

Da un formato all’altro

Con un nome come quello di Katzenberg (co-fondatore della Dreamworks), non c’è da stupirsi che Quibi sia riuscita ad assicurarsi molti nomi di prestigio per le sue produzioni originali: registi, attori e produttori di primissimo piano – tra cui Guillermo del Toro, Sam Raimi, Catherine Hardwick, Steven Spielberg, Paul Feig, Anna Kendrick, Laurence Fishburne e Don Cheadle – stanno infatti lavorando agli show della piattaforma, e anche le prime serie disponibili sono ricche di volti noti.

Survive è forse quella di maggior richiamo nel “lotto” iniziale, se non altro perché vede il ritorno di Sophie Turner sul piccolo schermo dopo Game of Thrones. “Piccolo” nel vero senso del termine: le serie Quibi sono espressamente concepite per gli smartphone, quindi è possibile guardarle sia con lo schermo in orizzontale sia in verticale; in quest’ultimo caso, però, l’immagine si restringe sul focus principale dell’inquadratura, con effetti inusuali che mutano la fruizione dell’opera. Guardate questo video per farvi un’idea:

Se l’inquadratura è in campo totale, girando lo schermo in verticale noteremo l’immagine restringersi sul personaggio (quello che sta parlando, se nello spazio diegetico ce n’è più d’uno). La transizione è istantanea, e talvolta sembra quasi di passare a una regia di stampo più intimista, anche se di fatto è semplicemente un’inquadratura tagliata. I tempi cambiano, gli strumenti anche, e le modalità di fruizione si adeguano.

Survive

Tornando a Survive, la serie è basata sull’omonimo romanzo young adult di Alex Morel, e vede Sophie Turner nel ruolo di Jane, giovane donna che ha trascorso un anno in un istituto psichiatrico dopo aver tentato il suicidio. Dimessa giusto in tempo per le vacanze natalizie, Jane è però tormentata dalla catena di suicidi che funesta la sua famiglia, e pianifica di togliersi la vita con un cocktail di farmaci durante il volo per New York. In aeroporto incontra Paul (Corey Hawkins), un ragazzo gentile con cui è sul punto di fare amicizia, salvo prendere le distanze non appena lo ritrova come vicino di posto. Le luci vengono spente per la notte, e Jane è pronta: si chiude in bagno con le pillole che ha rubato dall’istituto, ma l’aereo precipita sulle montagne proprio in quel momento. Lei e Paul sono gli unici superstiti, e devono sopravvivere in un ambiente ostile.

Al momento sono disponibili solo i primi quattro episodi, e la durata fulminea – il quarto è di 7 minuti – tiene desta l’attenzione anche nelle fasi più introspettive, quando la voce narrante di Jane ci guida nei meandri del suo malessere. Purtroppo la serie non ha un approccio molto raffinato nell’affrontare la malattia: l’esasperata autoconsapevolezza della protagonista (già utilizzata con ben altri risultati da David Foster Wallace in alcuni suoi racconti sulla depressione) cerca fin troppo un linguaggio aggressivo e cool, dove la disillusione sa di retorica hollywoodiana.

Il racconto diventa più essenziale quando dall’introspezione si passa all’azione, non necessariamente in termini catastrofici. Mark Pellington, regista di Arlington Road e The Mothman Profecies, imposta una narrazione rarefatta che oscilla tra la realtà esteriore e il mondo interiore di Jane, giocando sul confine tra la memoria e il presente. L’aspetto più interessante risiede nel paradosso della situazione: un’aspirante suicida deve lottare per scampare alla morte; una morte che – al contrario del suicidio – non era programmata dalla sua indole ossessiva. Vedremo come si svilupperà nel corso delle puntate, che comunque promettono di diventare sempre più avventurose.

Una postilla: visti gli argomenti trattati (suicidio, depressione…), ogni episodio di Survive è preceduto da un cartello di avvertimento circa la delicatezza dei temi, e si conclude con il numero di telefono per la prevenzione dei suicidi. Dopo 13 Reasons Why, le produzioni americane ci vanno coi piedi di piombo.

Survive

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