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La spada nella roccia è su Disney+ e lo abbiamo rivisto

La spada nella roccia è su Disney+ e lo abbiamo rivisto

Di Marco Triolo

“Questo è un miracolo voluto dal cielo”, dice uno dei nobili nella scena finale de La spada nella roccia, quella in cui Semola estrae, per l’appunto, la spada dalla roccia. La stessa cosa devono averla detta molti, questa mattina, dopo aver scoperto che il film di Wolfgang Reitherman era finalmente disponibile su Disney+. Nell’ultima settimana si era improvvisamente trasformato nel film più richiesto in Italia. Eravamo a tanto così dall’incidente internazionale, lo spread ha accusato il colpo persino nel mezzo dell’emergenza COVID. Ma per fortuna tutto è rientrato!

La spada nella roccia esce nel 1963, dopo La carica dei 101 e prima de Il libro della giungla. All’epoca non viene accolto benissimo dalla critica, che ne lamenta la trama esile. Rivisto oggi, si capisce da dove nasca questa critica: in effetti il film evita la normale struttura a tre atti e opta per una più episodica. È un film didattico nel vero senso della parola, costruito su una serie di “lezioni” che Merlino impartisce a Semola. Quelle principali sono tre: la scena dei pesci, quella degli scoiattoli e quella degli uccelli. Finita questa, piombiamo direttamente in zona finale, con il duello tra Merlino e Maga Magò (esso stesso una lezione sull’uso dell’intelligenza contro la forza bruta: Merlino non si tramuta quasi mai in un predatore). E poi c’è il finale vero e proprio, con Semola che estrae la spada e diventa re. Da quando il ragazzo ottiene di fare da scudiero a Caio, causando la fuga di Merlino a Honolulu (le Bermuda, in originale), fino ai titoli di coda ci sono solo 7 minuti e mezzo.

È insomma una struttura davvero particolare, che però, a differenza di quanto detto all’epoca, non indica una caduta di stile nella formula Disney. Piuttosto dimostra come lo studio d’animazione fosse ormai talmente rodato e sicuro dei propri mezzi da potersi permettere di deviare dalla norma, portando a casa comunque un grande classico.

Twist ending

Un’altra cosa molto interessante di cui ci si rende conto solo da adulti è che il finale dovrebbe essere una sorta di twist ending. Abbiamo sempre visto il film in italiano, e nella nostra lingua il nome di battesimo di Semola viene tradotto da subito come Artù. Il titolo denuncia abbastanza chiaramente dove si andrà a parare, così come il preambolo in cui si spiega la provenienza e lo scopo della Spada nella Roccia. Eppure, in originale, il nome di Semola è un più generico “Arthur” e viene buttato un po’ via. L’intenzione era evidentemente quella di distogliere l’attenzione degli spettatori più piccoli dal fatto che quel ragazzino sarebbe diventato il leggendario Re Artù. Solo nel finale, quando Semola viene incoronato e ribattezzato “King Arthur”, avrebbero fatto due più due.

La spada nella roccia è anche uno di quei film Disney in cui l’equilibrio tra momenti musical e narrazione “in prosa” è perfetto. In cui ogni canzone è giustificata dalla trama e dura il giusto. E poi va detto che i brani di George Bruns sono davvero accattivanti, ti restano in testa.

Un prodotto dei suoi tempi

La spada nella roccia è inoltre un film molto moderno, che infonde alla formula Disney un umorismo al passo coi tempi (si vedano tutte le gag con protagonista il lupo, chiaramente influenzate dai cartoon di Wile E. Coyote). Uno humour che potremmo definire post-moderno, per come gioca con gli anacronismi di Merlino. In questo anticipa di una trentina d’anni Aladdin, che a sua volta traghettò i classici Disney in una nuova era più smaliziata, ma che non sarebbe mai esistito senza questo film.

Graficamente, poi, ha un look sporco e stilizzato che ha fatto scuola. All’epoca, per risparmiare sul budget dei film, gli animatori Disney avevano iniziato a utilizzare le fotocopiatrici per copiare direttamente i disegni sulle celle d’animazione, anziché ricalcarli a mano e inchiostrarli. Ne usciva, appunto, un tratto più grezzo e meno rifinito, a matita quasi, che infonde al tutto dinamicità e si sposa con l’ambientazione medievale del film. E soprattutto con la parabola “working class” di un eroe per nulla leccato o perfettino, un vero underdog su cui nessuno avrebbe puntato.

Perché piace così tanto in Italia?

Chissà, forse è per questo che in Italia è così amato. A noi piacciono molto i protagonisti pieni di difetti, i perdenti che riescono a tirare fuori il proprio meglio. Sarà perché tutti ci vedono come un popolo di simpatici cialtroni. Sarà quel che sarà. La spada nella roccia è bello anche senza bisogno di chissà quali letture a posteriori.

E comunque, nessuno mi convincerà mai che questo sia un caso:

Guarda La spada nella roccia a questo link.

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