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Con Tornare a Vincere Ben Affleck ci regala la sua interpretazione più sincera | Recensione

Con Tornare a Vincere Ben Affleck ci regala la sua interpretazione più sincera | Recensione

Di Adriano Ercolani

Con un colpo di spugna metaforico Ben Affleck ha cancellato più di vent’anni di carriera più o meno onorata ed è tornato a vestire i panni dell’uomo di tutti i giorni, simbolo della working class da cui è partito. In maniera a nostro avviso toccante è tornato idealmente nel cantiere edile dove lo avevamo lasciato alla fine di Will Hunting – Genio ribelle. Se però quel personaggio, Chuckie, era una ragazzo senza un futuro preciso, il Jack di Tornare a Vincere (titolo originale The Way Back) il suo futuro se l’è più o meno letteralmente bevuto, dopo che scelte sbagliate e tragedie personali lo hanno costretto a sfide che non ha avuto il coraggio di accettare. La redenzione inaspettata arriva quando gli viene proposto di allenare la scalcinata squadra di basket del suo vecchio liceo, dove un tempo lui stesso era la stella di questo sport. Pian piano Jack torna a provare un minimo di fiducia in se stesso, e i suoi metodi forse non convenzionali ma totalmente umani convincono i suoi ragazzi che la sconfitta può essere prima di tutto uno stato mentale…

È un film estremamente personale questo per Ben Affleck, e lo si capisce fin dalle primissime scene. Non deve essere stato facile per l’attore portare sul grande schermo un personaggio che gli somiglia così tanto, mostrare le proprie debolezze in maniera sinceramente toccante. Per farlo infatti si è rivolto a qualcuno di cui si fida, quel Gavin O’Connor che lo ha già diretto in The Accountant. Ma si tratta anche dello stesso regista di Warrior, uno dei migliori film sportivi degli ultimi anni perché coniugava con precisione l’introspezione psicologica dei personaggi con il loro l’arco narrativo preciso di questo genere. E in Tornare a Vincere succede esattamente lo stesso: quando il dramma personale del protagonista increccia la sua dimensione narrativa con quello della squadra e dei giovani che la compongono, il film non eccede mai in una drammatizzazione degli eventi ma lascia che siano i piccoli momenti, le sottili sfide quotidiane a definire il percorso dei personaggi. La storia procede senza colpi di scena, e per questo è ancora più forte a livello emotivo: O’Connor si dimostra ancora una volta attento narratore di vicende comuni, molto accurato nel descrivere il dolore e i dilemmi interiori senza necessariamente metterli in mostra. Il suo è un film sincero e pudico, che parla di debolezza e rinascita senza alcun fronzolo retorico. Anche il finale per nulla scontato aggiunge a Tornare a Vincere un tocco di verità che rende il lungometraggio emotivamente ancor più compiuto.

Il cinema sportivo, in particolare quello che parla di basket, ha aggiunto con Tornare a Vincere un altro piccolo e prezioso tassello: grazie a un Ben Affleck a tratti vibrante e a un regista lucido come Gavin O’Connor ha spesso dimostrato di essere, questo lungometraggio merita di stare a fianco di altri titoli come He Got Game, Glory Road, Hoosiers. E se dopo aver visto Tornare a Vincere vi viene la voglia di riscoprire anche questi titoli, tanto di guadagnato per voi…

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