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E con Maggie sono tre: un capolavoro de I Simpson da rivedere su Disney+

E con Maggie sono tre: un capolavoro de I Simpson da rivedere su Disney+

Di Lorenzo Pedrazzi

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«Perché non ci sono foto di Maggie?»

Comincia così il lungo flashback di E con Maggie sono tre, tredicesimo episodio della sesta stagione de I Simpson. Non è facile stabilire una gerarchia delle puntate più belle (personalmente sono un grande fan di Homer l’acchiappone, meravigliosa satira di quel tritacarne mediatico che si era appena messo in moto negli anni Novanta), ma la storia della nascita di Maggie ottiene la corona, almeno per quanto mi riguarda.

Il lancio di Disney+ – dove potete trovare le prime 30 stagioni della serie di Matt Groening – è quindi una buona occasione per tornare su questo piccolo capolavoro, che fu trasmesso per la prima volta il 22 gennaio 1995, mentre in Italia andò in onda il 2 dicembre dello stesso anno.

Cliccate qui per vedere l’episodio su Disney+

«È una storia molto interessante…»

La storia della nascita di Maggie ci riporta indietro di due anni, quando «Bart aveva l’età di Lisa, e Lisa… aveva l’età che aveva Bart molti anni fa», per citare la chiarissima spiegazione di Homer. Come nella tradizione dei flashback simpsoniani, scopriamo la vita della famiglia Simpson prima dello status quo corrente, seppure con differenze minime. Il focus è sul lavoro di Homer: una volta saldati tutti i debiti, il nostro “eroe” lascia l’odioso lavoro alla centrale nucleare dopo aver umiliato il signor Burns, e trova l’impiego dei suoi sogni presso il bowling di Springfield. La paga è più bassa, ma con qualche sacrificio Homer è sicuro di poter mantenere moglie e figli, purché il nucleo familiare rimanga com’è. Bastano però una manciata di secondi per rimettere incinta Marge al termine di una serata goffamente romantica: la fecondazione ci viene mostrata in modo molto… esplicito.

Le gag si susseguono a ritmo serrato, e sono alcune tra le più memorabili di tutta la serie: basti pensare all’esilarante spiegazione della calvizie di Homer, alla rivelazione di ciò che succede ai birilli quando spariscono dalla pista, o alla raffinatissima strategia del Nostro per attirare gente al bowling. Non mancano i riferimenti alla cultura pop, come Supercar alias Knight Rider (qui trasformato in Boat Rider) e il Mary Tyler Moore Show. La sceneggiatrice Jennifer Crittenden – che in seguito avrebbe scritto per Seinfeld, Tutti amano Raymond e Veep – dimostra una brillantezza versatile, capace di esprimersi tanto nell’umorismo quanto nelle sfumature emotive: l’equilibrio dei toni è sorprendente, al punto da rendere E con Maggie sono tre uno degli episodi più bilanciati nella storia de I Simpson. Non si avverte mai un passaggio brusco fra comicità e sentimento, o fra ironia e malinconia, poiché la convivenza di tali fattori è molto naturale: rientra nel DNA della serie.

«Caro Dio, gli dei sono stati buoni con me…»

E con Maggie sono tre è anche una delle puntate in cui la collocazione sociale dello show risulta più chiara. In quanto satira della classe media americana – e di tutto il circo mediatico-istituzionale che le ruota attorno – I Simpson parlano direttamente al loro pubblico, e cercano di farlo ragionare. L’immaginario cinetelevisivo è spesso una via di fuga dagli affanni della vita quotidiana (esemplare il rapporto di Homer con il piccolo schermo, o l’invenzione delle sue imprese eroiche all’inizio del racconto), ma Jennifer Crittenden mette soprattutto in scena il contrasto interiore tra sogni e responsabilità, ricordandoci quanto sia difficile farli coesistere nei vincoli economici dei ceti medio-bassi.

Pressato dalle nuove esigenze che l’ultima arrivata porta con sé, Homer è costretto a strisciare letteralmente dal signor Burns per riavere il suo vecchio lavoro. Si compie qui l’umiliazione definitiva, da parte di un sistema capitalista che chiede di vendere se stessi e il proprio tempo in cambio di uno stipendio sicuro: il ritorno di Homer alla centrale nucleare è uno dei momenti più tetri nella storia dello show, nonché uno di quelli che attirano maggiore empatia verso di lui. Come se non bastasse, quando Burns accetta di restituirgli il posto, decide anche di piazzargli davanti agli occhi un cartello demotivazionale per annientare il suo spirito:

“Non dimenticare, resterai qui per sempre”

Homer è disperato: quella vita perfetta che aveva ottenuto con grandi fatiche, ora viene spazzata via da una nuova bocca da sfamare. Ma sapete come si dice, no? Una donna diventa madre quando scopre di essere incinta, un uomo diventa padre quando vede il bambino per la prima volta. E allora, non appena la piccola Maggie afferra il pollice di Homer in sala parto, qualcosa dentro di lui cambia radicalmente.

«Oh, ci sono delle foto. Le tengo dove ho più bisogno di essere tirato su»

È qui che l’episodio piazza il colpo da maestro, la stoccata finale che dà tuttora i brividi. Con una delle trovate più toccanti e poetiche nella storia della televisione, l’ultima inquadratura ci rivela dove sono le foto di Maggie, mancanti dall’album di famiglia. Si trovano lì dove Homer ha più bisogno di loro: sull’orribile placca demotivazionale del signor Burns.

Le immagini della bimba coprono strategicamente le lettere del cartello (idea dello sceneggiatore George Meyer), formando una scritta molto diversa, che farebbe venire un groppo in gola a chiunque… compreso l’appassionatissimo Ricky Gervais.

Così, l’episodio si sublima in una visone struggente che sfiora corde universali: l’amore come ultima forma di ribellione.

“Fallo per lei”


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