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Sex Education 2 tra romanticismo e dura realtà | Recensione

Sex Education 2 tra romanticismo e dura realtà | Recensione

Di Lorenzo Pedrazzi

La prima stagione di Sex Education celebrava l’utopia di un’educazione sessuale autogestita, dove l’universo adolescenziale si risolveva in se stesso per sopperire alle lacune pedagogiche degli adulti. Con queste premesse, gli eventi della seconda stagione paiono riportarci alla dura realtà dei fatti: l’utopia non poteva durare in eterno, e il mondo dei genitori, in un modo o nell’altro, torna di gran carriera per ristabilire una precaria normalità. Al contempo, però, la serie di Laurie Nunn sterza con decisione sul lato romantico, privilegiando forse questo versante rispetto a tutto il resto.

Nuovo corso

L’incipit si collega al finale della prima stagione: Otis (Asa Butterfield) si è finalmente “sbloccato”, e pratica l’autoerotismo senza problemi… al punto da masturbarsi anche nei momenti meno opportuni, essendo sempre eccitato. La sua relazione con Ola (Patricia Allison) procede bene, e i due cercano di approfondirla sul piano carnale, a piccoli passi. Intanto, però, Otis diventa insofferente nei confronti di Jakob (Mikael Persbrandt), il cui rapporto con Jean (Gillian Anderson) non è più solo occasionale.

Maeve (Emma Mackey) ha lasciato la scuola e lavora presso un fast food, ma Otis ha bisogno delle sue capacità organizzative per far ripartire la clinica del sesso, dopo aver tentato di affidare il suo ruolo all’amico Eric (Ncuti Gatwa). Quest’ultimo riceve le attenzioni di un affascinante ragazzo francese, Rahim (Sami Outalbali), mentre Ola fa amicizia con Lily (Tanya Reynolds). Dal canto suo, Adam (Connor Swindells) cerca di ambientarsi nella scuola militare, e Jackson (Kedar Williams-Stirling) è ancora sotto pressione per il nuoto, ma si rivolge all’organizzatissima Viv (Chinenye Ezeudu) per migliorare il rendimento in alcune materie.

Incerta sul suo futuro, Aimee (Aimee Lou Wood) pensa di dedicarsi alla pasticceria, e sente la mancanza di Maeve. Un ragazzo in sedia a rotelle, Isaac (George Robinson), diventa il nuovo vicino della stessa Maeve, e manifesta subito un certo interesse per lei.

Sex Education 2

Fine del sogno

Forse consapevole che uno show debba evolversi nel tempo, e non possa restare ancorato in eterno ai suoi codici narrativi, Laurie Nunn imposta la stagione in modo nettamente diverso. La clinica del sesso non esiste quasi più, perché il mondo degli adulti cerca di proporre un’educazione sessuale “istituzionalizzata” che rende obsoleti i servizi di Otis, o quantomeno ne denudano le parziali lacune. Se l’universo degli adolescenti era riuscito a trovare un modo per autoregolarsi, nei nuovi episodi deve invece scontrarsi con i limiti dell’inesperienza, che soltanto una professionista qualificata può colmare. Il ruolo di Otis ne risulta svalutato, e quindi anche l’intero sistema che lui e Maeve avevano creato.

Se questo rapporto era al centro della prima stagione, stavolta i due ragazzi si sfiorano appena, ma le poche interazioni tra loro hanno la grande intensità dei sentimenti non confessati: il modo in cui cambia il viso di Emma Mackey, quando guarda Otis di nascosto nei corridoi della scuola, vale da solo la visione. Le potenzialità inespresse di quella relazione sono il sottotesto di ogni episodio, fanno riverberare la loro eco durante tutta la stagione. Anche per questo motivo, Sex Education 2 si conferma precisa e credibile nel ritrarre l’adolescenza, pur all’interno di un contesto parossistico: i dubbi, le emozioni represse o liberate in eccesso, il “non detto”, i conflitti generazionali… tutto concorre a delineare una rete di personaggi che vivono la pubertà nelle sue numerose sfaccettature, talvolta riconoscendosi nei cliché di una categoria sociale ben precisa (come lo show sottolinea più volte in senso metanarrativo e post-moderno).

Senza il fil rouge della clinica, Sex Education 2 si ramifica in una serie di legami incrociati, parcellizzando il racconto attraverso i personaggi. Laurie Nunn è brava a imbastire un intreccio che, alla fine, riunisce quasi tutti i protagonisti nello stesso luogo, dove le verità affiorano a galla e i conti in sospeso vengono regolati. In effetti, la bilancia pende di più verso la commedia romantica: il tema dell’educazione sessuale è sempre presente, ma il suo ruolo è meno “sistematizzato” rispetto alla prima stagione, non contribuisce a strutturare gli episodi come accadeva in passato. Anche le pratiche sessuali – insieme alle scene prettamente erotiche – sono meno frequenti, a dimostrazione di come la serie cerchi di deviare verso la pura teen comedy. Alcuni eccessi dell’epilogo, accompagnati da un paio di trovate banali e/o forzate, segnano un piccolo passo indietro, pur senza minare la godibilità dello show.

Sex Education 2

Sentimental Education

Più che di educazione sessuale, la seconda stagione parla quindi di educazione sentimentale, nella misura in cui le esperienze dei giovani personaggi servono a farli maturare nei legami con il prossimo. Questo riguarda soprattutto Otis, voce principale della storia nonché epicentro del cast corale. Mentre il dibattito contemporaneo suggerisce di allevare i giovani maschi con una sensibilità diversa, libera dalle logiche patriarcali, Otis vive proprio quel conflitto: la sua confusa situazione familiare provoca in lui una frattura interna, tra un padre inaffidabile e una madre problematica (ma attenta e presente).

Otis si sforza di non seguire il modello paterno, ma è giovane, e cede alle inevitabili tentazioni del suo ruolo privilegiato. Il suo percorso coagula in sé i turbamenti dell’identità maschile, divisa tra l’anacronistico mito della virilità e le sfide dell’uomo nuovo, che deve accogliere il sentimento, l’emotività e l’empatia per dimostrarsi all’altezza del presente. Certi suoi errori derivano paradossalmente dallo sforzo di comportarsi “bene”, di essere corretto con tutti. In una serie che pone grande cura nel raccontare la formazione delle giovani donne e i suoi molteplici ostacoli (esemplare il Breakfast Club al femminile con Maeve e altre ragazze), Laurie Nunn ha le idee piuttosto chiare anche sulla sfera maschile, e ci offre il ritratto di un personaggio molto più sfumato di quanto sembrasse in origine.

Pur non essendo all’altezza della prima stagione, Sex Education 2 conferma la vena brillante della teen comedy britannica, dove gli adolescenti parlano liberamente di sesso e non ci sono falsi moralismi. Un prodotto che è un’emanazione diretta dei nostri tempi, e che di essi rappresenta uno specchio fedele.

Sex Education 2

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