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Mulan – La regista Niki Caro presenta il film a Milano

Mulan – La regista Niki Caro presenta il film a Milano

Di Lorenzo Pedrazzi

GUARDA ANCHE: Il secondo trailer di Mulan

Spesso si ritiene che esista ben poca dignità creativa nell’adattamento in live-action di un film d’animazione, ma ci sono casi in cui la questione è ben più complessa. Se alla base del cartoon c’è un’opera letteraria, ad esempio, il remake tende a trarre ispirazione da entrambi, generando un terzo prodotto che nasce dalla combinazione di diversi fattori: esemplare il caso de Il Libro della Giungla, lontanissimo dal cartoon del 1967 per toni, atmosfere e sviluppi narrativi, ma capace di reggersi interamente sulle sue gambe.

Ebbene, Mulan potrebbe ripetere quel tipo di operazione, dove il remake imbocca un sentiero nuovo e più personale. D’altra parte, il lungometraggio animato del 1998 era un adattamento della Ballata di Mulan, poema scritto nel VI secolo: ciò significa che la regista Niki Caro ha potuto trattare il film come una trasposizione di entrambe le opere, il cartoon e il poema, realizzando un prodotto radicalmente diverso dall’originale.

Ospite a Milano per presentare alcune sequenze in anteprima, la cineasta neozelandese dimostra fin da subito di avere le idee chiare: pur volendo omaggiare l’animazione, la ballata cinese ha un ruolo prioritario.

La cosa che mi ha sorpreso quando ho cominciato a lavorare su questo film è che il film d’animazione Disney non è l’originale. L’originale è una ballata cinese che fu scritta nel 700 [in realtà dovrebbe essere il VI secolo, ndr]. La storia è stata raccontata di generazione in generazione, ogni bambino in Cina la conosce. Per me era interessante capire come rendere questa figura leggendaria in un live-action nel 2020. Volevo omaggiare il cartoon, ma anche la ballata originale. Per me è stato un privilegio, e ho sentito che il mio compito era rendere reale il viaggio di Mulan.

Le tre clip che abbiamo l’opportunità di vedere sono piuttosto diverse fra loro, e spaziano fra intimismo e ambizioni epiche. Nella prima, Mulan (Liu Yifei) osserva suo padre brandire la spada, nella quiete della loro casa. La mano gli trema, e Mulan si lascia sfuggire una lacrima mentre lo guarda: sa bene che lui è determinato ad andare lo stesso in battaglia, nonostante l’età e i problemi fisici. L’uomo estrae una tavoletta su cui affilare la lama, e nel pacco è racchiuso l’emblema della fenice, di grande importanza per la loro famiglia. Mulan si sente quasi in colpa di essere nata femmina: se fosse maschio, potrebbe andare in guerra al posto suo, dato che l’imperatore ha chiesto a ogni famiglia di contribuire con un figlio maschio. Il padre, però, la rassicura: non desidera cambiare assolutamente nulla della sua vita. Quando rimane da sola, la ragazza legge i tre ideogrammi incisi sulla spada (“Leale”, “Impavido e “Sincero”), poi dimostra di saperla brandire con grande esperienza.

La seconda clip è ambientata nel campo d’addestramento dell’esercito. Mascherata da uomo, Mulan si sta allenando con Chen (Yoson An) all’uso del bastone: ne deriva un combattimento sempre più spettacolare, dove la ragazza sfoggia le sue abilità acrobatiche. È la scena che più si avvicina al genere wuxia, anche se le inquadrature e il montaggio frammentato sono di stampo prettamente occidentale. Peraltro, Niki Caro ha spiegato che l’uso dei cavi nelle scene d’azione è stato limitato il più possibile per cercare un relativo “realismo”. La regista ha lavorato al film con Bill Kong, storico produttore de La tigre e il dragone:

Bill Kong (produttore) è la prima persona cui ho parlato di questo film, ed è diventato il padrino di questa impresa. Ho amato La tigre il dragone, ma oggi mi sembrava necessario affrontare una tematica simile in modo diverso. In questo caso ho pensato che Mulan dovesse essere più “terrena”, quindi abbiamo limitato il più possibile l’utilizzo dei cavi nelle scene d’azione. Liu Yifei è una grande artista marziale, e non ha avuto bisogno di una controfigura. Sa cavalcare, è un’ottima attrice… e sa anche cantare.

La terza e ultima scena compie un ulteriore salto in avanti: l’esercito è schierato di fronte al nemico, un battaglione di cavalieri vestiti di nero, che parte alla carica. Gli arcieri scoccano le frecce, ma i leader dei cavalieri neri si staccano dal gruppo e si mettono in fuga. Mulan e altri si lanciano all’inseguimento. I cavalieri neri scoccano a loro volta delle frecce, ma l’eroina non si lascia trovare impreparata: riesce infatti a schivare una freccia inarcando la schiena all’indietro, mentre cavalca; il tutto in slow motion, come accade spesso in queste occasioni.

A proposito dell’azione, Niki Caro ha dovuto rispondere a una domanda piuttosto infelice del moderatore, che le ha chiesto se si fosse dovuta “travestire da uomo” per girare le battaglie. Ovviamente no, anzi, la cineasta ha detto chiaramente che l’ha sentita come una cosa naturale:

Fare le scene d’azione è stata la cosa più naturale del mondo. È stata la prima volta, e mi è piaciuto tantissimo, vorrei continuare a farlo. I film action classici partono con l’idea di essere “fighi”, ma in questo caso l’azione parte invece dalla storia di Mulan, è centrata sulla sua figura, la sua anima, il suo viaggio… per questo appare molto reale.

La regista ha sottolineato più volte il talento di Liu Yifei, che regge praticamente tutto il film sulle sue spalle. La ricerca dell’attrice, però, non è stata semplice:

Abbiamo cercato Mulan in tutto il mondo, in ogni villaggio in Cina, e un anno dopo non l’avevamo ancora trovata. Era importante trovare la giusta giovane donna per il ruolo. Siamo tornati in Cina e abbiamo incontrato le attrici che non erano disponibili la prima volta: Liu Yifei era tra loro. È nata per interpretare Mulan. Quello che avete visto lascia senza fiato… ma vedrete il resto!

Rispetto al film d’animazione, le differenze saranno moltissime. Fra di esse, l’assenza del draghetto Mushu, escluso per “rispetto”:

Il film d’animazione si regge sulle sue gambe. Mushu, per me, non poteva essere ricreato, era perfetto così com’era: la cosa più rispettosa che potessi fare nel live-action era lasciarlo nell’animazione, e trasporre la storia in modo intimo e al contempo epico. Di Mushu apprezzo l’umorismo e la leggerezza, e – anche se in queste scene non l’abbiamo visto – anche nel live-action l’umorismo non manca, soprattutto in relazione al fatto che Mulan debba nascondere il suo aspetto in mezzo agli uomini.

Gli omaggi al cartoon, però, non mancheranno:

Per me era importante omaggiare il film d’animazione. In particolare, rendiamo onore alla sequenza in cui si combinano i matrimoni e anche a quella della valanga: all’inizio nel live-action non c’era, ma io ho voluto inserirla in sceneggiatura.

Ovviamente sono state necessarie molte ricerche, ma per Niki Caro non è una novità: fin da La ragazza delle balene, la regista neozelandese dedica molto tempo allo studio delle culture che tratta nei suoi film.

Nella mia carriera ho fatto molti film che non riguardavano la mia cultura. Ho fatto ricerche molto approfondite perché sento la grande responsabilità di fare in modo che ci sia una grande specificità culturale. Ho imparato che più si va nello specifico di una cultura, più si arriva all’universale: in questo caso ho imparato che nella cultura cinese non c’è niente di più importante della devozione alla famiglia, e credo che valga anche per la cultura italiana.

In Mulan, la regista ha sentito una connessione con il film che l’ha resa celebre:

Non decido di fare un film se non sento una grande passione nei confronti del progetto, e non penso di essere la persona giusta per farlo. Mulan è un po’ una ragazza delle balene con una iniezione di steroidi. Anche quella era una storia di leadership, e guidare una produzione di 900 persone è una grande prova di leadership che ho cercato di portare a termine con forza e grazia.

L’eroina, peraltro, raggiunge il picco della sua forza proprio quando abbraccia la sua identità femminile, senza nascondersi.

Sulla spada del padre di Mulan ci sono tre caratteri cinesi: leale, impavido e sincero. Lei dà prova di essere leale e impavida nel corso del film, ma non dà prova di essere sincera quando è travestita da uomo. Il messaggio è che lei può essere incredibilmente potente quando è una donna. Il personaggio di Gong Li dice che è impossibile che una donna guidi un esercito di uomini: ecco, è quello che ho cercato di fare, non fingendo di essere uomo, ma esprimendo il mio essere donna.

Empowerment femminile, quindi, ma non solo: è una storia che si rivolge a tutti.

L’empowerment è nel DNA della storia. Mulan stessa è la ragione per cui volevo raccontare questa storia, credo che rappresenti tutti noi. È profondamente femminile, ma nella sua fluidità di genere è una storia per tutti.

Lo scopriremo il 26 marzo, quando uscirà nelle sale italiane.

Il cast

Il cast include Liu Yifei (Mulan), Donnie Yen (Comandante Tung), Jet Li (l’Imperatore della Cina), Gong Li (una potente strega), Xana Tang (la sorella di Mulan), Utkarsh Ambudkar (Skath), Ron Yuan (Sergente Qiang), Yoson An (Chen Honghui), Chum Ehelepola (Ramtish), Jason Scott Lee (Bori Khan), Jimmy Wong (Ling) e Doua Moua (Chien Po).

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La regista Niki Caro

Vi ricordo che Niki Caro è la regista de La ragazza delle balene, North Country, McFarland e The Zookeeper’s Wife. Si tratta soltanto della seconda donna nella storia della Disney a ricevere l’incarico di guidare un film con un budget superiore ai 100 milioni di dollari: la prima è stata Ava DuVernay con A Wrinkle in Time.

La sceneggiatura

La sceneggiatura è stata scritta da Lauren Hynek ed Elizabeth Martin di propria iniziativa, ed è stata acquistata dalla Disney l’anno scorso. Il progetto è stato quindi affidato alle mani di Rick Jaffa e Amanda Silver, gli stessi di L’alba del pianeta delle scimmie, Jurassic World e i prossimi Avatar.

Mulan racconterà la storia dell’eponima guerriera che, nel corso della Dinastia Han, si traveste da uomo per combattere contro l’invasione Hun.

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