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Star Wars – The Mandalorian: l’episodio 5 secondo DocManhattan

Star Wars – The Mandalorian: l’episodio 5 secondo DocManhattan

Di DocManhattan

Prosegue la nostra recensione a catena di The Mandalorian, la serie targata Disney+ ambientata nella Galassia lontana lontana, che ci accompagnerà per tutta la stagione e vedrà la partecipazione di autori come Roberto RecchioniDocManhattanNanni Cobretti e molti altri. Dopo i primi due episodi, recensiti da Roberto Recchioni, il terzo recensito da DocManhattan e il quarto da Nanni Cobretti, la palla torna a Doc per l’episodio 5…

THE MANDALORIAN – Episodio 5

di DocManhattan

Ci sono tre modi diversi di giudicare “The Gunslinger”, il quinto episodio di The Mandalorian. Seguono blandi spoiler sull’episodio: diciamo che se l’avete visto (soprattutto se siete particolarmente permalosi su questo fronte), è meglio. Il primo modo è quello che porta a considerarlo un mezzo giro fuori percorso, anche se si svolge in uno dei luoghi chiave della galassia di Star Wars, quello da cui tutto è partito. Quale che sia l’obiettivo verso cui la serie di Disney+ punta, raccontare un altro lavoretto per Mando in cui è affiancato/contrapposto a due nuovi personaggi sufficientemente telefonati e inevitabilmente piatti, fargli vivere una corsetta su speeder bike e prendere un altro paio di colpi di blaster in pieno petto, per dimostrare a) quanto tosta è la sua nuova corazza, ma in fondo umano lui, e b) quanto non sia adatto a fare il papà adottivo, a qualcuno potrebbe sembrare anche del tempo sottratto al raccontare la storia vera e propria di questo cacciatore di taglie senza nome.

Quali sono le intenzioni e la natura di Toro (Jake Cannavale, figlio di Bobby e di Jenny Lumet) lo si intuisce dopo mezzo secondo, e a furia di interpretare la tipa tosta che mena la gente e non sorride praticamente mai, Ming-Na Wen ormai me la figuro che incenerisce pure la cassiera del supermercato, nella vita di tutti i giorni, quando le chiede se c’ha la tessera punti. Parcheggiato l’adorabile Baby Yoda, ormai stella incontrastata dell’Internet, presso la sempre piacevole Amy Sedaris – meccanica di astronavi con una parrucca in testa che inganna il tempo giocando d’azzardo con i droidi – Mando vive un altro suo momento da western. E d’altronde, è un western dello spazio e l’episodio si intitola “Il pistolero”, che gli vuoi dire?

Il secondo modo di vedere la cosa è che tutta la serie è stata presentata come le avventure di un cacciatore di taglie mandaloriano, e questo può voler dire in effetti vagare da un posto all’altro facendo cose. Dal far innamorare una bella vedova al tirar giù un AT-ST dei banditi, allo stendere una letale mercenaria che è già stata Chun Li e un’agente dello S.H.I.E.L.D. Le puntate sono brevi, il concentrato d’avventura è servito, e a volte magari gira ottimamente (i primi tre episodi), a volte discretamente (il terzo), a volte un po’ meno, quando i comprimari hanno poco spazio e la storia sembra ripetere – dicevamo – che il Mandaloriano non è un super-eroe, anche se indossa una corazza invulnerabile, e che sì, Baby Yoda è il nuovo fenomeno planetario quanto e più della dannata Baby Shark.

Ma questo approccio alla visione comporta il rischio di un leggero retrogusto da TV del decennio scorso. Ubriacati come siamo dalle trame orizzontali rigidissime, le avventure legate tra loro in modo piuttosto blando – al punto da rendere i recap di inizio puntata non solo non necessari, ma brevi come la pipì di una farfalla di una luna boscosa di Endor – di un cacciatore di persone nello spazio sono in grado di soddisfare quella sete di “sottotrame, personaggi ambigui, voglio saperne di più ma senza capire troppo tutto e subito, please”? Basta quel finale che fa intuire come il capitolo Fennec Shand non sia necessariamente chiuso?

Ed è lì che subentra necessariamente, per un fan di Star Wars, il terzo modo di vedere l’episodio. Da fan di Star Wars, appunto. Ora, un attimo: NON è una semplice questione di fanservice, del fatto che si parta dal primo, vero dogfight spaziale della serie e si prosegua tornando sul pianeta degli Skywalker e incontrando i Tusken Raider, ma l’occasione che Dave Filoni coglie, facendolo, per raccontarci dell’altro su questi elementi noti della saga. Filoni – coproduttore della serie e, nello specifico, sceneggiatore e regista di questo episodio – a Tatooine c’era già tornato con le sue serie animate, The Clone Wars e Rebels, e qui mostra cosa ne è stato del pianeta con i due soli dopo la caduta dell’Impero. E non sono solo i caschi dei Trooper impalati sulle picche, ma le piccole cose. La cantina di Mos Eisley ora gestita dai droidi, pensa te, o i Tusken che non sono dei semplici selvaggi che vogliono accoppare chiunque, ma dei nativi gelosi del proprio territorio, ok, ma aperti al baratto. Se sai come comunicare nel loro linguaggio dei segni, certo.

È tutto un gioco delle citazioni delle prime due trilogie cinematografiche della saga. Quella cosa che Mando dice all’inizio al collega fatto esplodere nello spazio, sulla battuta rubata, apre le danze di una gara di quoting che dura per tutta la puntata. Toro stravaccato come Han, quella frase sull’inutilità della preda da morta (la stessa detta da Boba Fett a proposito di Han prima che quest’ultimo venisse pucciato nella grafite)… Viene citata pure una frase di Obi-Wan ad Anakin durante il loro duello in Episodio III. Tanto, forse troppo? E chi lo sa, provate a chiederlo a chi non è un appassionato della saga.

Le prossime puntate, causa arrivo del nuovo film, avranno un calendario un po’ bizzarro (tra due settimane, l’episodio 7 verrà anticipato: uscirà su Disney+ il mercoledì anziché il venerdì), ma il viaggio di Mando e Baby Yoda continua. Baby Yo Doo doo, doo doo, eccetera.

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