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Rebecca Sugar parla di Steven Universe, del film, delle influenze e del suo sviluppo

Rebecca Sugar parla di Steven Universe, del film, delle influenze e del suo sviluppo

Di Marlen Vazzoler

All’inizio di quest’anno si è conclusa con la quinta stagione la serie animata Steven Universe. La storia è poi continuata con il film per la televisione Steven Universe: The Movie, uscito a settembre in America e in arrivo il prossimo anno in Italia. Fra pochi giorni debutterà negli USA su Cartoon Network la miniserie Steven Universe Future, che concluderà lo show creato da Rebecca Sugar.

Amata dal pubblico e dalla critica, nominata agli Annie Award, agli Emmy, ai GLAAD e ai Peabody Award, quest’anno la serie ha vinto il suo primo GLAAD Media Award come miglior programma per bambini e la famiglia, diventando la prima serie animata a ricevere questo onore. In oltre sempre nel 2019 è stata premiata con il Peabody Award per la programmazione per bambini e ragazzi.

Nel corso di Lucca Comics & Games abbiamo avuto il piacere di partecipare a un roundtable con la Sugar, durante il quale abbiamo parlato di Steven Universe, della sua creazione, delle sue influenze, del suo sviluppo e abbiamo accennato la nuova miniserie.

Puoi parlarci della nuova serie limitata di Steven Universe che è stata annunciata ai primi di ottobre?

Non vedo l’ora che esca, ci siamo impegnati molto su questo nuovo progetto. La storia si svolge dopo gli eventi della serie e del film. Per noi è una storia completamente nuova che ha ragione di essere solo a questo punto della vita di Steven.

Questa è la tua prima volta a Lucca, hai avuto la possibilità di visitare la manifestazione?

Sono arrivata ieri sera, solo stamattina ho visto come funziona. Mi piace l’idea che devi girare per la città per andare nei diversi padiglioni, sono abituata a tenere conferenze in grandi centri ed edifici anonimi. Così è molto più bello.

Steven Universe ha una grande atmosfera da musical teatrale, ne puoi parlare e anche quali sono stati i tuoi riferimenti? Hai pensato di portarlo a Broadway come Spongebob?

Mi piacerebbe molto, ma penso che una cosa del genere dipenda dal pubblico, quindi per favore, fatevi sentire se anche voi siete interessati. Adoro i musical, sia a livello teatrale che cinematografico, sono cresciuta guardando film musicali. Ho guardato The Music Man un milione di volte, Victor/Victoria è stata un’altra grande influenza, sopratutto per Mr. Greg, poi Il violinista sul tetto. Ce ne sono così tanti, che amo moltissimo, The Wiz. Il film di Steven Universe è stato molto influenzato da Labyrinth. Per quanto riguarda gli spettacoli dal vivo, ho frequentato il college a New York quindi sono stata molto fortunata ad avere accesso a tutto quello che Broadway aveva da offrire, ed è qui che ho potuto vedere Patti LuPone – la voce di Yellow Diamond – dal vivo in un revival di Sweeney Todd, uno spettacolo assolutamente incredibile dove non solo interpretava la signora Lovett ma suonava anche la tuba, visto che il cast serviva anche come orchestra.

L’ho anche vista in Gypsy, non riesco nemmeno a parlare di quello spettacolo senza che mi vengano i brividi, è fenomenale. È stata una grande fonte di ispirazione, quando le ho chiesto di prestare la voce ad uno dei miei personaggi le ho scritto una lettera per dirle come secondo me avesse trasformato il concetto di commedia e dramma: riesce ad essere così drammatica che diventa divertente, la simpatia diventa parte della tragedia dei suoi personaggi, non riesco nemmeno a parlarne senza commuovermi. È fenomenale, ed ha notevolmente influenzato la mia scrittura, sono così fortunata di aver avuto la possibilità di lavorare insieme a lei alla serie.

Puoi parlarci di quando tutto è iniziato, ti ricordi la tua prima proposta e come si è sviluppata nella serie?

Quando ho presentato il progetto ho sempre posto l’accento sul fatto che nonostante fosse una serie sci-fi/fantasy/action-comedy e tutto quanto, al centro della storia c’era il rapporto con Steven, mio fratello minore, che è servito come fonte d’ispirazione per il personaggio. Nonostante ci fossero tante idee astratte di natura fantasy, sottolineavo sempre come alla base ci fosse qualcosa di reale, che fungeva da ancora per me nel processo creativo ma anche nella stessa presentazione del progetto. Spiegare perché tutto si basa su questo rapporto mi permetteva di parlare della visione d’insieme ma anche di non perderne di vista l’essenza e quanto significasse per me.

 

#RebeccaSugar canta una canzone di #AdventureTime e una di #StevenUniverse a #luccacg19

Pubblicato da ScreenWeek Cinema & Serie su Venerdì 1 novembre 2019

Sei un esempio per molte donne, perché sei una donna che ha creato uno show di successo in un’industria maschile. E penso che sia molto importante per i bambini perché con i cartoni loro cercano i loro modelli. Cosa ne pensi di tutto questo?

Ho sentimenti contrastanti a riguardo perché non mi identifico come donna, ma capisco anche quanto sia importante creare dei contenuti in un campo prevalentemente maschile. Tradizionalmente, le donne sono state sistematicamente escluse dai processi creativi di tanti progetti d’animazione, oppure il loro coinvolgimento è sempre stato contenuto nell’ambito artistico, nonostante quello che viene considerato uno dei primi lungometraggi animati della storia sia stato creato e diretto da una donna (Lotte Reiniger, Le avventure del principe Achmed, 1926). Non è qualcosa di nuovo, ma è qualcosa che i grandi studio hanno impedito succedesse durante gli anni più formativi del genere.

La differenza è che questi impedimenti non ci sono più, e spero che questo sproni quei creatori finora marginalizzati a debuttare in questo campo. Sopratutto perché di solito è difficile sapere chi ci sia dietro ad un contenuto animato, anche per quanto riguarda i membri del cast, ma per decenni si è potuto percepire come la prospettiva fosse quasi esclusivamente maschile e bianca. Non deve per forza essere così.

Gli ultimi anni le serie animate, sia per gli adulti che per i bambini, stanno vivendo un bel periodo. Secondo te perché? Pensi che l’animazione per adulti e quella per bambini si influenzino a vicenda?

Quello che ho visto, almeno nel mio ambito lavorativo, è il desiderio di tornare ad un metodo tradizionale per quanto riguarda l’animazione. Nei primi anni non veniva considerata come un prodotto per bambini, i cortometraggi che venivano proiettati prima dei film non erano creati per un pubblico più giovane ma per il pubblico del cinema. Quello che sta succedendo adesso è che il prodotto dell’artista è al centro dell’attenzione, noi per esempio non abbiamo sceneggiatori, scriviamo la storia disegnandola, gli artisti scrivono lo show e quindi diventa un prodotto che fa appello a chiunque sia appassionato di arte. Capisco l’approccio che vede l’animazione come un’esclusiva dei bambini, o qualcosa volto alla commercializzazione dei giocattoli, ma quello che noi stiamo facendo è molto più simile all’approccio che avevano negli anni 30 e 40, quando gli animatori creavano prodotti in cui credevano.

Nel corso dello show veniamo a sapere che Rose è Pink Diamond. Le Gemme hanno detto che era grande, fantastica… ma nel film scopriamo che non è così grandiosa come lo era all’inizio. Avevi pensato a questo fin dall’inizio dello show, quando hai creato il suo personaggio? O è stata una conseguenza dello sviluppo del personaggio?

Fin dall’inizio, e consiglio a tutti di riguardare la serie, vedrete che è tutto lì. Rose fa davvero fatica a rispettare Greg come persona, ha difficoltà nel provare empatia e ne parla apertamente. Quando parla di umanità ne parla in termini aspirazionali perché per lei non è facile, ed è un aspetto che abbiamo seguito per tutto lo show. Consiglio anche di andare a rivedere Bismuth, perché quello che ha fatto a Spinel lo ha fatto ad altre Gemme, a tutti. Quindi sì, è qualcosa a cui abbiamo pensato fin dall’inizio.

Come hai scelto cosa mettere nella prima stagione? Avevi paura di non riuscire ad arrivare a questo punto? Perché ci sono dei punti di partenza davvero buoni che sono stati poi introdotti in stagioni successive.

Sì, eravamo preoccupati. All’inizio non sapevamo se saremmo andati oltre l’episodio Ocean Gem, quindi ogni volta in cui arrivavamo ad un punto di incertezza in termini di rinnovo cercavamo di scrivere qualcosa che avrebbe potuto funzionare come un epilogo ma che nel caso ci avrebbe potuto dare modo di espandere la storia. Ogni giorno che passa mi sento più tranquilla sapendo che abbiamo comunque raggiunto tanti degli obiettivi che ci siamo prefissati all’inizio, nel 2011/2012.

In altri cartoni il protagonista ha la stessa età, ma nel caso di Steven, in particolare nel film, assistiamo a una sua crescita: la sua voce, lo sviluppo del personaggio. È stata una tua scelta personale far crescere Steven? Cosa ne pensi dei cartoni in cui i personaggi non crescono mai?

Quello che ho sempre voluto fare con questo show è fare in modo che i personaggi si sviluppassero. È qualcosa che volevamo fare anche in Adventure Time, ma è molto difficile farlo nell’animazione commerciale perché se cambi il design d’improvviso tutti i giocattoli e derivati diventano desueti, quindi a chiunque operi in questo campo viene caldamente sconsigliato di fare come abbiamo fatto noi.

In Adventure Time Finn è ovviamente maturato e cambiato ma non potevamo farlo sembrare più grande, nemmeno in un modi impercettibili, che poi era il nostro intento. Ma nel caso di Steven il pubblico ha sempre dimostrato entusiasmo nei cambiamenti e nello sviluppo dei personaggi, entusiasmo per la loro diversità, ed è per questo che ci siamo sentiti liberi di farlo crescere e farlo sembrare più grande. Ci sono voluti anni perché questa fosse un’opzione fattibile. Ma credo fermamente sia molto più interessante veder maturare i personaggi, e penso fosse l’unico modo per fare questo film perché la storia vede Steven convinto di aver smesso di crescere.

Di seguito potete invece vedere il video della masterclass del film Steven Universe: The Movie a Lucca Comics & Games, presso il Teatro del Giglio.

Steven Universe Future andrà in onda dal 7 dicembre.

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