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I Migliori Film del 2019 secondo ScreenWEEK – La classifica di Marco

I Migliori Film del 2019 secondo ScreenWEEK – La classifica di Marco

Di Marco Triolo

Il 2019 volge al termine e, per quanto spiaccia dirlo, non è stato, almeno per me, un anno di cinema memorabile. Il che però significa, in un certo senso, che è più facile scegliere i film migliori, perché sono quelli che senza ombra di dubbio hanno svettato su tutti gli altri. Certo, uno di posti in classifica ne vorrebbe sempre avere almeno quindici per poter includere davvero tutto tutto. Ma vuoi mettere il fascino della Top Ten? E allora basta parlare: ecco i miei dieci film preferiti del 2019.

10 – 6 UNDERGROUND di Michael Bay

Dai a Michael Bay 150 milioni di dollari per girare un action e slegalo dai limiti del cinema prodotto per le sale. Che cosa ne verrà fuori? Strano a dirsi, ma forse il film più comprensibile della sua filmografia. Con le dovute riserve, nel senso che non tutto è chiaro al primo colpo, Bay sa come mettere insieme dei quadri di sconvolgente bellezza, ma come narratore è macchinoso. Eppure, anche nel mezzo del solito eccesso di droni, carrellate circolari e piani che non durano più di un secondo, 6 Underground scorre che è una meraviglia. E l’inseguimento a Firenze/Siena è qualcosa di oltre, oltre tutto, oltre il mostrabile al cinema, oltre il digeribile anche. Totalizzante, divisivo. Eppure almeno è un film che osa e, in questo 2019, ne avevamo bisogno.

9 – ORO VERDE di Cristina Gallego e Ciro Guerra

Abbandoniamo l’action sfrenato e facciamo un salto in Colombia, negli anni ’70, quando esplose il traffico di marijuana con gli Stati Uniti. Oro verde – C’era una volta in Colombia di Cristina Gallego e Ciro Guerra è l’altra faccia di Narcos, un film che rifugge tutti gli stereotipi del cinema – e della TV – sui narcotrafficanti sudamericani, e vira verso un racconto più archetipico, e una messa in scena secca, rigorosa. Non per tutti, ma tutti lo dovrebbero vedere.

8 – TRIPLE FRONTIER di J.C. Chandor

Uno dei miei più grandi amori cinematografici è William Friedkin. Per me non può esserci quasi niente di meglio de Il braccio violento della legge o Il salario della paura, in termini di azione. Friedkin aveva quel modo di raccontare storie virili senza abbellire i suoi protagonisti o presentarli come tanto meglio rispetto ai “cattivi” con cui si scontravano. Erano semplicemente dall’altra parte di una barriera invisibile, quella tra la legge e il crimine, o tra la società e la barbarie. Triple Frontier recupera lo spirito del Friedkin migliore, quel fatalismo assoluto che dominava il suo cinema, e lo porta nel 21° Secolo, ma senza tentare di migliorare una formula che già funziona. J.C. Chandor si conferma sempre più come un regista da tenere d’occhio e, qui, confeziona un film che stupisce, che non si piega alle convenzioni del genere e cambia strada quando pare a lui. Non ce ne sono più tanti, nel cinema action.

7 – JOHN WICK 3 di Chad Stahelski

Basta il primo atto per definire John Wick 3 l’action dell’anno. Una furia incontrollabile, che importa tutto il meglio del moderno cinema di arti marziali in occidente, e lo mette in scena con la stessa chiarezza, lo stesso ritmo inarrestabile. Al centro di tutto, Keanu Reeves, che migliora come il vino. Intorno a lui si agitano mostri sacri delle arti marziali come Mark Dacascos e Yayan Ruhian. Tutti al servizio dell’eroe, così come la regia sempre più perfetta di Chad Stahelski. Il quarto capitolo non arriverà mai abbastanza presto.

6 – THE IRISHMAN di Martin Scorsese

Non sono convinto al 100%, come altri colleghi, che The Irishman non necessitasse di qualche taglio qua e là. La CGI con cui Martin Scorsese ha ringiovanito i protagonisti, beh… diciamo che poteva venire meglio, visti i risultati di certi film Marvel (ironia della sorte, parlando di Scorsese). A volte distrae. Ma non abbastanza da farci perdere di vista un film che, per il resto, è un testamento pazzesco, la pietra tombale di un genere, di una filmografia. Un film sulla morte che tutto livella, un film capace di togliere il fiato nell’ultima, devastante ora. Un film che testa la nostra empatia, anche verso una galleria di personaggi la cui integrità è a dir poco discutibile, ma la cui umanità non è mai messa in discussione. E poi c’è Joe Pesci, ragazzi. Joe Pesci che, dopo essere sparito per quasi dieci anni, torna e non ce n’è più per nessuno.

5 – STORIA DI UN MATRIMONIO di Noah Baumbach

Siamo al quarto film di Netflix in questa lista. Direi che quest’anno possiamo considerare definitivamente chiusa la polemica “I film Netflix sono cinema?”. Rispondendo con un bel “Sì” a pieni polmoni. Storia di un matrimonio di Noah Baumbach è un dramma intimo che, se fosse stato distribuito regolarmente in sala anziché solo per qualche giorno, nessuno si sognerebbe di etichettare come qualcosa di inferiore a un “film vero”. Si ride, ci si commuove, si resta a bocca aperta davanti a due grandissimi attori. Ci si chiede, infine, come mai viviamo in un mondo in cui Joaquin Phoenix è dato come sicuro vincitore dell’Oscar senza che il signore qua sopra venga manco preso in considerazione.

4 – PARASITE di Bong Joon-ho

Bong Joon-ho sforna capolavori a ciclo continuo. Ogni suo film è una fetta di inaspettato, anche i meno riusciti come Okja. Parasite porta tutto a un livello ulteriore. È satira. È thriller. È melodramma. È una riflessione sullo stato della società sudcoreana. È tutto questo e molto di più, il risultato è maggiore della somma delle sue parti. Sequenze memorabili – quella sotto il divano non la dimenticheremo per un bel pezzo – violenza che spunta qua e là e va ben oltre quello che anche il più ardito regista americano avrebbe il coraggio di fare, e la voglia di fare cinema, a tutto tondo, senza limitazioni. Fa piacere che sia stato un grande successo anche nel nostro Paese.

3 – CREED II di Steven Caple Jr.

Un sequel migliore dell’originale dà sempre un’emozione in più, perché è quel traguardo che non ti aspetti. Creed – Nato per combattere era un buon film. Coglieva le cose giuste di Rocky, dava a Sylvester Stallone un ruolo strepitoso e non deludeva. Ma non riusciva nemmeno a forgiare quella strada originale che il protagonista cercava con tanta convinzione nel film. Quella strada la trova finalmente in Creed II, scritto dallo stesso Stallone (uno che queste cose le sa scrivere). Un film che, incredibilmente, nonostante sia nato come omaggio nostalgico a Rocky IV, diventa qualcos’altro. Diventa un film sulle colpe dei padri, sul passaggio del testimone, sulla necessità di scrollarsi di dosso ombre pesanti per diventare adulti. Con in più un Dolph Lundgren così intenso e maturo che non ci si crede che Hollywood non gli voglia dare una seconda chance. Anche qui, temo, ci dovremo accontentare.

2 – AVENGERS: ENDGAME di Anthony e Joe Russo

Il coronamento di un progetto che non ha precedenti nella storia del cinema. Ma Avengers: Endgame non lo includo solo per questo. Lo includo perché, lo sanno tutti, è molto più difficile confezionare un degno finale piuttosto di un incipit. Endgame non è solo un finale degno: è un finale pazzesco. Un heist movie coi viaggi nel tempo, e già questo dovrebbe essere sufficiente. Il culmine di una scrittura così complessa e stratificata che, ormai, capiamo intere scelte e archi caratteriali dei personaggi solo con una smorfia. Ma soprattutto un’avventura che rende omaggio a tutto ciò che è venuto prima, premiando la fedeltà con una serie di conclusioni coraggiose, coerenti, intelligenti ed epiche. Bravi tutti. Adesso sarà davvero difficile fare di meglio, ma direi che possiamo accontentarci.

1 – C’ERA UNA VOLTA A… HOLLYWOOD di Quentin Tarantino

Io impazzisco per i film di Richard Linklater. Linklater è un regista che ama raccontare il nulla, la normalità della vita, la routine quotidiana. Quando ho visto C’era una volta a… Hollywood ho pensato subito a Linklater, a Boyhood, a La vita è un sogno. Filtrati però dalla scrittura di Quentin Tarantino. Uno che, da Bastardi senza gloria in poi, è cresciuto esponenzialmente di film in film, superando ogni volta le nostre aspettative, tradendole per sorprenderci e fare più di quello che sognavamo. C’era una volta a… Hollywood è tre ore di attori, attori bravissimi, che parlano, gente che fa cose nella maniera, apparentemente, più banale possibile. Eppure è totale, un’esperienza da cui, se si ama Tarantino e quello che ci ha raccontato negli ultimi trent’anni, si esce trasfigurati. Se fosse il suo ultimo film non gli si potrebbe dire nulla.

Menzioni speciali (AKA gli altri dieci, in ordine sparso): La favorita, Il corriere – The Mule, Tramonto, Captive State, Toy Story 4, Spider-Man: Far From Home, Selfie, Suspiria, Il colpevole, Midsommar.


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