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I figli del mare – Kenichiro Akimoto parla della realizzazione del film

I figli del mare – Kenichiro Akimoto parla della realizzazione del film

Di Marlen Vazzoler

LEGGI ANCHE: I figli del mare – Recensione del film dello Studio 4°C

Domani arriverà nelle sale italiane il lungometraggio animato dello STUDIO4°C I figli del mare, diretto da Ayumu Watanabe. La pellicola si distingue per la fusione tra animazione tradizionale e 3DCG, quest’ultima realizzata con Autodesk Maya sotto la direzione di Kenichiro Akimoto.

Secondo il rappresentante dello STUDIO4 ℃ Tanaka Eiko, il progetto è iniziato sei anni fa. Nelle prime fasi della pianificazione solo due persone responsabili del color design si sono occupate dei cut (inquadratura) di prova. La produzione vera e propria è durata invece 3 anni.

Parte dei disegni realizzati per I figli del mare

Animazione a mano e CG

Osservando gli storyboard, hanno deciso di condividere il lavoro tra il team che si occupava dell’animazione a mano e quello incaricato della CG. Successivamente la regia ha incontrato gli animatori per discutere dettagliatamente ogni cut.

Storyboard de I figli del mare

Akimoto ha spiegato che la fusione tra disegni a mano e CG, in questo modo, non ha precedenti inoltre quando hanno lavorato al film non avevano idea di quanto avrebbero realizzato in computer grafica. Si sono quindi trovati a pensare che se non potevano fare qualcosa con la CG l’avrebbero fatta a mano con l’obiettivo di realizzare qualcosa che non era mai stato visto prima. Alla fine si sono trovati a realizzare un qualcosa di completamente nuovo in cui la CG non sembra CG.

La parte in rosso del prossimo video, è l’animazione in CG:

La squadra CG

Una trentina di persone si sono occupate di tutto il lavoro in computer grafica, compreso il 3DCG, il compositing, gli effetti e le riprese. Circa 15 membri dello staff hanno lavorato con MAYA.
Il lavoro richiesto per la CG in ogni cut è stato particolarmente alto in questa produzione. Lo staff che si è occupato dell’animazione si è trovato ad apportare degli aggiustamenti sia al rigging che ai modelli, Akimoto ha lavorato principalmente alla pianificazione dei tagli e delle riprese. Inoltre interveniva quando gli animatori si trovavano in difficoltà.

Kenichi Konishi

Character design, direttore capo dell’animazione e unit director del film, ha lavorato a Princess Mononoke e La città incantata come dipendente dello Studio Ghibli. Come free-lance ha partecipato i film di Satoshi Kon a Millennium Actress e Tokyo Godfathers ma anche a Digimon: Our War Game, La storia della principessa splendente e a Quando c’era Marnie.

Konishi, spiega Akimoto, non è un tipo che fa compromessi, quindi per prima cosa hanno individuato cosa poteva essere fatto solo con la CG. Tutti i tagli dovevano raggiungere la qualità imposta da Konishi, mantenendo la personalità degli animatori che sfidavano se stessi creando qualcosa di diverso per i vari vari cut.

Kotaro Hirano era ad esempio il responsabile della scena in cui si vede saltare la balena. La sequenza finale è stata realizzata dopo una serie di prove ed errori, stratificando dei materiali fluidi o impalpabili sullo stomaco della balena, un’operazione che ha richiesto molto tempo ma ne è valsa la pena.

Il branco delle sardine

Ad esempio, con la CG i disegni sono così ben legati che risultano artificiali. Il metodo consiste nello creare e collegare dei movimenti che ricordano l’immagine successiva uno ad uno. Questo è possibile disegnando 12 o 8 immagini al secondo, ma se il movimento della CG cala a 12 o 8 fotogrammi, il risultato è molto traballante.

Così quando Konishi ha disegnato le correzioni dell’animazione CG, invece di tracciare alla cieca le correzioni, lo staff CG ha disegnato una a una tutte le linee cercando di capire quali linee erano collegate, in modo da rendere piacevole il movimento, e qual era la parte centrale del movimento.

Akimoto a così lavorato a cut come quello della balena ma anche alla CG base per dei cut in cui erano presenti molti pesci non disegnati a mano, come i branchi di pesci. Qui le animazioni erano basate sull’effettivo movimento dei pesci.

Konishi ha realizzato uno sketch (qui sopra) dove la silhouette e il movimento delle sardine è molto semplice. Il pesce si muove un po’, il corpo è leggermente allungato, ristretto e contorto. Anche la punta della coda è semplificata.

A quei tempi, spiega Akimoto, Konishi voleva che il movimento del pesce e dell’intero branco sembrasse come un effetto. Questo perché il ‘movimento’ che percepiscono gli umani basato sulle informazioni visive è diverso da quello che è percepito come sensazione.

Modello CG delle sardine

Usando il disegno di Konishi come riferimento, hanno rivisto da zero l’animazione del pesce. Aggiungendo un piccolo movimento esagerato in cui si torce, si allunga e si contrae e, creando delle variazioni, il branco dei pesci è diventato così molto più dinamico.

Nel video qui sopra il branco è realizzato in CG.

CG o animazione a mano?

La scena successiva invece è stata realizzata in CG, con la camera map, per dare risalto al lavoro dell’art director Shinji Kimura. Questo metodo, spiega Akimoto, viene usato da tempo, anche nelle opere di Makoto Shinkai.

La scena con il camion cisterna:

Quando Ruka corre in bicicletta la pioggia assume la forma delle sardine, questa scena è stata realizzata a mano. Akimoto spiega che inizialmente era indeciso se realizzare questa scena in CG o a mano. Ma come possiamo vedere  alla fine la squadra degli animatori a mano ha creato dei disegni di una qualità eccezionale.

I figli del mare sarà nelle sale italiane dal 2 al 4 dicembre.

Fonte Area Japan

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