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Emilia Clarke, per la Madre dei Draghi un Natale al ritmo di George Michael

Emilia Clarke, per la Madre dei Draghi un Natale al ritmo di George Michael

Di Lorenzo Pedrazzi

Ad alcuni attori basta una singola scena – talvolta una singola inquadratura – per entrare nell’immaginario collettivo. È sicuramente il caso di Emilia Clarke, che si è impressa nella memoria del pubblico in uno dei momenti più iconici di Game of Thrones: quello in cui Daenerys Targaryen emerge dalle fiamme, nuda e illesa, con i suoi tre draghi neonati fra le braccia. In quell’istante la sua vita è cambiata, e la rinascita dalle fiamme assume un valore simbolico; non solo per la stessa Daenerys, ma per l’intera carriera di Emilia.

Peraltro, il suo lunghissimo nome completo ha qualcosa di aristocratico, degno di una Targaryen: Emilia Isobel Euphemia Rose Clarke nasce il 23 ottobre 1986 a Londra, ma cresce nell’Oxfordshire, figlia di un’importante dirigente d’azienda (sua madre è vice presidente del marketing per un’agenzia di consulenze) e di un ingegnere del suono in ambito teatrale. Il virus della recitazione la contagia proprio grazie all’attività del padre, quando la piccola Emilia assiste a una rappresentazione del musical Show Boat, su cui il genitore stava lavorando. Dopo gli studi alla Rye St Antony School di Headington e alla St Edward’s School di Oxford, cerca di entrare alla Royal Academy of Dramatic Art e altre scuole di recitazione, finché non viene accettata presso il Drama Centre London: un istituto che ha ospitato allievi di prestigio come Paul Bettany, Pierce Brosnan, Luke Evans, Michael Fassbender, Colin Firth, Tom Hardy e persino Gwendoline Christie, sua futura collega di Game of Thrones. Emilia si diploma nel 2009 e comincia a lavorare in alcune produzioni teatrali della scuola, in altri spettacoli teatrali e in due spot della Samaritans.

La prima esperienza sul piccolo schermo risale al 2009, quando appare in un episodio della soap opera inglese Doctors. Intanto, però, interpreta la protagonista nel cortometraggio Drop the Dog, diretto da uno studente della University of London. Se volete vedere l’esordiente Emilia Clarke che inveisce al telefono, eccolo qui:

Il suo primo lungometraggio è invece Triassic Attack – Il ritorno dei dinosauri (2010), realizzato per la televisione. Il suo curriculum precedente a Game of Thrones è tutto qui, a dimostrazione di come la serie HBO sia stata non solo la sua consacrazione, ma anche il suo trampolino di lancio. Non a caso, prima di entrare nel cast, Emilia non è ancora un’attrice professionista (ovvero, non è ancora in grado di guadagnarsi da vivere con la recitazione), e lavora come barista, cameriera e telefonista in un call center. Ovviamente con Game of Thrones cambia tutto, ed è singolare se pensiamo che il ruolo di Daenerys Targaryen inizialmente era interpretato da un’altra attrice.

La storia è piuttosto nota, ma è meglio ricapitolarla: la prima versione del pilot di Game of Thrones è infatti molto diversa da quella definitiva, cast compreso. L’episodio viene accolto male nei test screening, e HBO ordina agli showrunner David Benioff e D.B. Weiss di girarlo nuovamente. Nel ruolo di Daenerys c’è Tamzin Merchant, attrice nota per Pride & Prejudice e I Tudor, ma nel clima di rivoluzione generale si decide di assegnare il ruolo a una nuova interprete. Ebbene, dai provini esce vincitrice proprio Emilia Clarke, che forse ancora non immagina quanto la sua vita cambierà grazie alla Madre dei Draghi.

Emilia Clarke nella prima stagione di Game of Thrones

Lo sguardo candido e la corporatura esile la rendono credibile nella parte di una giovane principessa in esilio, appena adolescente nei libri di George R.R. Martin. Lo smarrimento di Daenerys di fronte a un mondo che non conosce, barbaro e selvaggio, si fonde con grazia alla sua chioma di platino e alla sua pelle lunare, che fanno subito breccia nella mente del pubblico… fino a entrare nella storia della televisione quando la ragazza emerge dalle fiamme in compagnia dei suoi draghi, come accennato all’inizio. Il successo, insomma, è immediato: la critica elogia la sua performance, mentre le fan affollano le fiere con le vesti dell’eroina, una delle principali fonti d’ispirazione delle cosplayer nell’ultimo decennio.

Emilia riceve la candidatura agli Emmy come Miglior Attrice Non Protagonista in una Serie Drammatica per tre anni (nel 2013, 2015 e 2016), ma ciò che impressiona maggiormente è l’evoluzione del personaggio nel corso delle stagioni. In una serie corale come Game of Thrones, quello di Daenerys è un vero e proprio cammino formativo che la trasforma da vittima ingenua a sovrana ambiziosa e implacabile, con una metamorfosi che coinvolge anche gli abiti e l’interpretazione dell’attrice. Nell’ultima stagione, il suo sguardo non è più candido come in principio, ma tradisce l’eredità folle e violenta dei suoi avi.

Il ruolo, peraltro, le ha richiesto diverse scene di nudo, condizionando le pretese di un’industria che non si fa certo scrupoli a reificare il corpo femminile. Lei stessa racconta che talvolta, su altri set, ha dovuto opporsi a diversi nudi ingiustificati, il cui scopo era solo quello di soddisfare i fan di Game of Thrones. Nella prima stagione – quand’era ancora inesperta e non possedeva lo star power di oggi – ha però potuto contare sul collega Jason Momoa, che l’ha aiutata a porre dei limiti e difendere i suoi diritti. Non c’è da stupirsi che i due siano rimasti amici.

Le numerose scene di nudo, peraltro, sono la ragione principale che la spinge a rifiutare il ruolo di Anastasia Steele in Cinquanta sfumature di grigio, adattamento del romanzo di E.L. James. Poco male: ormai le offerte di lavoro fioccano copiose, ed Emilia appare sia in Spike Island (2012) sia in Dom Hemingway (2013), mentre sui palcoscenici di Broadway presta il volto a Holly Golightly in Colazione da Tiffany. Ovviamente gli studios hollywoodiani non vedono l’ora di affidarle un grande franchise, e l’opportunità giunge nel 2015 con Terminator: Genisys, nuovo tentativo di rilanciare la saga creata da James Cameron. L’attrice inglese si ritrova così fra le mani un ruolo iconico: quello di Sarah Connor, reso immortale da Linda Hamilton nei primi due film della saga.

Genisys non ottiene però il successo sperato (soprattutto negli Stati Uniti). La critica non è tenera nei confronti del film, mentre i fan sono poco propensi a vedere in Emilia una nuova incarnazione della cacciatrice di cyborg. La sua fama, comunque, non ne risente: Game of Thrones continua a mietere consensi, e nel suo futuro immediato c’è già un altro lungometraggio, Io prima di te (2016), dal romanzo di Jojo Moyes. Stavolta il pubblico apprezza di più, e il film incassa 208 milioni di dollari contro un budget di 20.

Dopo il thriller La voce della pietra (2017), la seconda occasione con un franchise cinematografico non tarda ad arrivare: Disney e Lucasfilm le offrono infatti il ruolo di protagonista femminile in Solo: A Star Wars Story (2018), lo spin-off di Guerre stellari che racconta la giovinezza di Han Solo. Emilia interpreta Qi’ra, l’amore adolescenziale di Han, proiettata verso un finale aperto che però non avrà mai un seguito: il film – gravato da alcuni contrasti produttivi che vedono avvicendarsi alla regia prima Phil Lord e Chris Miller, poi Ron Howard – ottiene incassi deludenti, ed è poco amato anche dai fan della celebre saga. Il progetto di una trilogia viene quindi accantonato.

Se è vero che i blockbuster cinematografici non le sorridono, Emilia Clarke non si dà certo per vinta. Nel 2019 si conclude la tragica parabola di Daenerys Targaryen in Game of Thrones, ma intanto ci sono altri due film ad attenderla nel corso dell’anno. Il primo è Above Suspicion di Phillip Noyce, thriller che racconta la prima condanna per omicidio di un agente dell’FBI; e il secondo è Last Christmas, commedia romantica che celebra le feste natalizie attraverso le canzoni di George Michael. L’attrice non è nuova ai ruoli romantici, ma in questo caso può misurarsi con un personaggio più cinico e sarcastico, Kate, che cerca la propria strada come cantante in una Londra da sogno.

È il culmine della prima fase della sua carriera, quello che segna la fine di Game of Thrones e le apre nuovi orizzonti per il futuro. Al contrario di Kate, Emilia il suo cammino l’ha già trovato: affonda le radici in quello spettacolo teatrale che vide da bambina, e che la convinse a diventare un’attrice. La determinazione, a volte, dà i suoi frutti.

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