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7 cose che forse non sapevate su Il grande sogno di Maya

7 cose che forse non sapevate su Il grande sogno di Maya

Di DocManhattan

“Maya il tuo sogno realizzerai, ed un’attrice diventerai”. Dopo che quella stronza della Tsukikage ti avrà fatto precipitare dalle scale ottanta volte per imparare a recitare, ok, ma non stiamo troppo a sottolizzare. Sette cose che forse non sapevate su Il grande sogno di Maya, un anime bello quanto angoscioso degli anni 80, e le sue tante vite.

Il grande sogno di Maya

1. LA MASCHERA DI VETRO

Garasu no Kamen, ovvero Glass no Kamen, la maschera di vetro, è un anime andato in onda su Nippon TV tra il 9 aprile e il 27 settembre del 1984, per soli 23 episodi. Prodotto dallo studio Eiken (UFO Diapolon, ma anche C’era una volta lo spazio/Ai confini dell’universo dell’Albert Barillé di Siamo fatti così). Della regia si occupa Gisaburo Sugii, storico regista e animatore che ha lavorato a serie come Lupin III, Touch e Street Fighter II V.

Il grande sogno di Maya

Da noi arriva l’anno dopo: Il grande sogno di Maya debutta nei pomeriggi di Italia 1 il 20 maggio del 1985. Ne vengono mandati in onda solo i primi 22 episodi, perché l’ultima è una puntata riassuntiva. A doppiare la protagonista, Maya Kitajima, è Elda Olivieri, voce di Priscilla in Calimero, di Judy Garland ne Il mago di Oz (doppiaggio del 1985) e tanto altro; nel decennio successivo diverrà anche la doppiatrice ufficiale di Lara Croft nei primi giochi della serie Tomb Raider. Rei aveva invece la voce di Silvana Fantini, la Tsukikage di Laura Rizzoli, tra le altre cose Maria Teresa d’Austria in Lady Oscar.

Il grande sogno di Maya

2. IL MANGA INFINITO

L’anime de Il grande sogno di Maya è tratto da un manga la cui serializzazione è iniziata nel gennaio ’76, sulla rivista Hana to Yume della casa editrice Hakusensha. Iniziata e mai finita. Il fumetto scritto e disegnato da quella che era allora una ragazza cresciuta a Osaka poco più che ventenne, Suzue Miuchi, è infatti tuttora in corso di pubblicazione. 49 volumi, oltre 50 milioni di copie vendute e pause anche di diversi anni tra un capitolo e l’altro. Nel 2009 la Miuchi aveva promesso che il suo shojo si sarebbe concluso “presto”, ma evidentemente quel “presto” voleva dire “tra più di dieci anni”. I 43 anni di vita editoriale della “maschera di vetro” (il titolo indica la maschera indossata metaforicamente dagli attori per interpretare emozioni non proprie) sono tanti per il mercato dei manga, ma non rappresentano un record. Ci sono altre serie ancora in corso più longeve. Giusto per fare un paio di nomi, Golgo 13 di Takao Saito viene pubblicato dal ’68, Sunset on Third Street dal ’74. Altre serie, come Le bizzarre avventure di JoJo di Hirohiko Araki (1986), sono più recenti ma sono arrivate a coprire un numero di gran lunga maggiore di volumi.

Il grande sogno di Maya

3. MAYA È UNA DELINQUENTE (O UNA SPIA)

La prosecuzione del manga e la sua popolarità hanno dato vita a tutta una serie di altre trasposizioni, animate e non. Maya torna nel ’98 con un remake in tre episodi per il mercato home video (OAV) dei primi tre archi narrativi del manga, pubblicato da TMS Entertainment. Sette anni più tardi, nel 2005, la stessa TMS realizza per TV Tokyo un remake televisivo di tutta la storia in 51 puntate, intitolato ancora una volta semplicemente Glass no Kamen.

Il grande sogno di Maya

Non è finita. Nel 2013 viene prodotta Glass no Kamen Desu ga, una serie di 17 brevi episodi da tre minuti in flash, una parodia in cui Maya e Ayumi sono… due giovani delinquenti che si contendono non un palcoscenico o un ruolo, ma il posto di capobanda di una gang giovanile. Nel film collegato alla serie, Maya, Ayumi e Tsukikage sono tre spie e ci sono anche dei mech da pilotare… Nell’altra parodia in 13 puntate del 2016, 3-Nen D-Gumi Glass no Kamen, trasmessa da Tokyo MX, la storia viene trasposta tra i banchi di scuola e i personaggi sono in stile super deformed, con dei capoccioni enormi.

Il grande sogno di Maya

4. TEATRO E DRAMA

Poi ci sono i romanzi, il radiodramma dell’82, tutta una serie di adattamenti teatrali dal ’79 a oggi (il prossimo andrà in scena nel 2020 e sarà incentrato sulla Dea Scarlatta, lo spettacolo presentato nel manga), e anche un drama, una serie TV live action da 23 episodi più uno special, trasmessa da TV Asahi tra il ’97 e il ’99. Lì Maya era la cantante e attrice Yumi Adachi, la Tsukikage Yoko Nogiwa, la prima moglie di Sonny Chiba, l’attore e campione di arti marziali adorato da Quentin Tarantino. Nel videogioco per 3DS Girls’ RPG Cinderella Life (Level 5, 2012), tra le varie guest star del mondo manga/anime che s’incontrano, come Sailor Moon o Lupin III, c’è anche Ayumi Himekawa di Glass no Kamen.

Il grande sogno di Maya

5. MAYA E LE PICCOLE DONNE

Uno degli aspetti più caratteristici di Glass no Kamen, nella sue varie incarnazioni, è la fedeltà con cui vengono messe in scena le rappresentazioni teatrali a cui prendono parte le sue protagoniste. L’elenco delle opere presentate nella storia spazia da Shakespeare (Romeo e Giulietta, Sogno di una notte di mezza estate) a La signora delle Camelie di Alexandre Dumas, da Piccole Donne di Louise May Alcott, con Maya nei panni di Beth, a Cime tempestose, Carmilla, Il principe e il povero e tante altre… La famosa scena di Maya costretta ad aggirarsi bendata per “studiare la parte” era legata all’interpretazione della sordocieca Helen Keller in Anna dei miracoli (film del ’63 di Arthur Penn).

6. “MAYA È DIFFICILE E TU LO SAI”

La sigla “Il grande sogno di Maya”, cantata da Cristina D’Avena, è stata scritta da Alessandra Valeri Manera (testi) su musica e arrangiamento di Detto Mariano. Detto Mariano è un compositore che ha lavorato con artisti come Adriano Celentano, I Camaleonti e Raffaella Carrà, e scritto sigle di vari cartoni, da Gundam a Judo Boy, passando per AstrogangaTemple e Tamtam. Il brano venne inciso su 45 giri nell’85 insieme a “Rascal – Il mio amico orsetto”. Le animazioni della sigla sono state curate dalla coppia Shingo Araki – Michi Himeno (Saint Seiya).

Il grande sogno di Maya

7. LE ROSE VIOSCARLATTE

Le rose regalate a Maya da Masumi nell’anime dell’84 sono “murasaki”, cioè viola. E infatti hanno un colore violaceo. Ma nell’adattamento italiano del cartone vengono chiamate rossescarlatte. L’errore è stato corretto nei passaggi televisivi successivi, semplicemente tagliando l’aggettivo nei dialoghi, che risultano così monchi in alcuni punti. Nell’edizione italiana del manga si è lasciato però l’aggettivo scarlatto, anche se non fedele al testo originale, perché i fan ormai conoscono le rose di Masumi con quel nome. Sì, è come per il Grande Cocomero di Charlie Brown, che continua ad essere un cocomero nei fumetti italiani dei Peanuts, anche se in realtà è una zucca…

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