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Watchmen: Damon Lindelof commenta il colpo di scena dell’episodio 6

Watchmen: Damon Lindelof commenta il colpo di scena dell’episodio 6

Di Marco Triolo

Watchmen continua a sorprendere. In un episodio girato quasi tutto in bianco e nero e con un sapore da noir di altri tempi, Damon Lindelof e il co-sceneggiatore Cord Jefferson ci hanno finalmente svelato chi abbia ucciso il capo della polizia di Tulsa Judd Crawford e chi sia realmente Will Reeves, il nonno di Angela Abar / Sorella Notte interpretato da Louis Gossett Jr. Da qui in poi, SPOILER…

L’operazione compiuta da Lindelof nell’episodio dimostra con quanta sicurezza abbia affrontato la mitologia di uno dei testi sacri del fumetto americano. L’episodio 6, This Extraordinary Being, ci ha finalmente rivelato che sì, il centenario Will ha ucciso Crawford (spingendolo a impiccarsi grazie a un sistema per il controllo mentale sviluppato dal Ku Klux Klan, niente meno). Non solo, ma è andato a collegarsi alla mitologia del fumetto, svelando uno dei pochi segreti che, nella graphic novel, rimanevano intatti: l’identità di Hooded Justice. Il primo eroe mascherato, l’uomo che ha impedito al Comico di violentare Sally Jupiter, era proprio Will, un poliziotto afro-americano che si truccava gli occhi per sembrare bianco sotto il cappuccio.

“Quella è stata la mia prima idea”

Una rivelazione che, per Lindelof, era una delle chiavi di lettura fondamentali della prima (e forse unica) stagione di Watchmen. Come spiega parlando con Collider:

Quella è stata la mia prima idea. Mi ha sempre ossessionato l’identità di Hooded Justice. Era un grande mistero del Watchmen originale che Alan Moore non aveva voluto risolvere. Volevo iniziare con una grande dimostrazione di hybris, rivelare chi fosse Hooded Justice. Ma per farlo avrei dovuto prima rispondere a un’altra domanda, ovvero perché nascondeva la sua identità. Tutti i Minutemen si chiamavano per nome; sapevano che il Comico era Eddie Blake, lo chiamavano Eddie. Sapevano che Nelson Gardener era Captain Metropolis, lo chiamavano Nelly. Sapevano che Byron era Mothman, lo chiamavano Byron. Perché nessuno chiamava Hooded Justice per nome? Perché lo chiamavano solo HJ? Perché nessuno sapeva chi fosse? Dovevo rispondere a questa domanda in maniera soddisfacente.

Ed ecco la risposta: e se fosse stato un afro-americano costretto a nascondere la sua identità perché non potevi essere un supereroe nero negli anni ’40? Saresti stato letteralmente ucciso se si fosse saputo. Quell’idea mi spaventava a morte ma non potevo scrollarmela di dosso. L’intera stagione nasce per tentare di affrontare la cosa in maniera autentica.

Un episodio ambizioso

Insomma, non solo era uno dei misteri più importanti della stagione, ma forse quello che ha spinto addirittura Lindelof ad accettare l’incarico. Lo showrunner però ci tiene a dare a Cesare quel che è di Cesare:

Devo dare grandissimo credito agli altri sceneggiatori, in particolare Cord Jefferson. Nonostante abbiamo scritto insieme l’episodio, è stato lui a venirsene fuori con l’intera origin story di Hooded Justice, e l’abbiamo girata praticamente scena per scena. Sono davvero fiero dell’ambizione di questo episodio. Stephen William l’ha diretto alla grande, Jovan Adepo ha sfoderato un’interpretazione incredibile per essere un ruolo da un episodio solo. E [devo fare i complimenti anche a] Danielle Deadwyler, interprete di June. È stato praticamente come realizzare un pilot.

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