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THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Cuore

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Cuore

Di DocManhattan

Giusto una settimana fa dicevamo del Pinocchio di Luigi Comencini, parte di una lunga collaborazione tra il regista e la RAI che sfocia nel 1984 in una miniserie televisiva tratta dal libro Cuore. Novantotto anni dopo il romanzo di Edmondo De Amicis, e con alcuni cambiamenti rispetto all’originale: dal quadro storico alla faccenda del primo della classe, da rimettere giustamente al suo posto. Il Cuore di Comencini debutta su RAI 2 nell’84: sei puntate spalmate tra l’ottobre e il novembre di quell’anno. Cuore, in quasi un secolo tondo tondo dalla sua pubblicazione, ha fatto a tempo ad approdare già al cinema e in TV, più volte. A cominciare dal serial cinematografico del 1915-1916 sui racconti mensili del maestro, e dal film del ’48 di Duilio Coletti e Vittorio De Sica, che ne interpretava anche il maestro Perboni. E giù fino all’anime della Nippon Animation dell’81, il Cuore venuto dal Giappone, che con la sua sigla a base di pennarelli blu era arrivato in Italia solo da pochi mesi, e a quello di Canale 5 del 2001, con Giulio Scarpati e Anna Valle.

Senza contare, in questo elenco per forza di cose incompleto, le varie trasposizioni collezionate dal più fortunato tra i racconti mensili di Cuore, Dagli Appennini alle Ande, diventato anch’esso un anime nel ’76, Marco. Regia di Isao Takahata, layout di Hayao Miyazaki: le due anime dello Studio Ghibli, scusate se è poco.

Cuore Johnny Dorelli

SALTO NEL TEMPO

Comencini, pur rispettando quel classico senza tempo per l’infanzia che è il romanzo di De Amicis, decide di modificarne alcuni aspetti, dicevamo. Vuole portare sul piccolo schermo una versione della storia che sia più nelle sue corde e che tenga conto degli anni scivolati via tra l’originale e il suo sceneggiato. Proprio per questo, decide di spostare cronologicamente gli eventi, portando Bottini e gli altri dal 1881 al 1915, dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale: Bottini è un ufficiale in partenza per il fronte e, nell’incontrare il vecchio compagno Garrone, divenuto ovviamente un omone, rievoca i loro trascorsi tra i banchi di scuola. Lo spirito eccessivamente patriottico del romanzo, figlio dei suoi tempi in un paese fresco di proclamazione del Regno d’Italia, andava secondo Comencini mitigato, così come andavano smussati alcuni tratti dei suoi giovani protagonisti, che nell’opera di De Amicis tendono ad incarnare ciascuno dei tratti ben specifici.

La serie viene co-prodotta con Francia e Svizzera, per un investimento totale che supera i sei miliardi di lire. Alla sceneggiatura, Comencini lavora di nuovo con Suso Cecchi D’Amico, come già fatto ne Le avventure di Pinocchio e in diversi suoi film, e si avvale anche della collaborazione della figlia, Cristina Comencini. Non è l’unico membro della famiglia impegnato sul set: ai costumi c’è l’altra figlia Paola, tra i protagonisti uno dei nipoti del regista. Ma ci torniamo tra un attimo.

Cuore TV Carlo Calenda

JOHNNY, GIULIANA, EDUARDO E FANTOZZI

Come per Le avventure di Pinocchio e più in generale quasi tutti gli sceneggiati RAI dell’epoca, nati con il mercato internazionale in mente, la produzione ingaggia un ricco cast, volti noti tanto in Italia quanto negli altri paesi a cui la serie è destinata. Johnny Dorelli – reduce dallo State buoni se potete di Luigi Magni dell’anno prima – è il maestro Perboni, Giuliana De Sio è la Maestrina dalla Penna Rossa, Eduardo De Filippo appare in un cameo nella terza puntata. Il grande Eduardo lascerà questo piano dell’esistenza il 31 ottobre di quello stesso anno, una manciata di settimane dopo la messa in onda della miniserie. La co-produzione internazionale porta la sua fetta di attori francesi, come Bernard Blier, Laurent MaletAndréa Ferréol, e nel resto del cast troviamo Ugo Pagliai, Nando Murolo e un paio di volti noti al grande pubblico per la saga di Fantozzi: Mario Pedone, il Franchino di Fantozzi subisce ancora, e Paolo Paoloni, che non poteva fare altro, pure qui, che il Direttore. Pure in assenza di una vasca in cui nuotano a turno gli impiegati, sì.

I giovani protagonisti, invece, sono ragazzini romani, visto che si gira a Cinecittà. Ed essendo la storia ambientata a Torino, vengono doppiati praticamente tutti. Tra questi c’è il nipote di Comencini: si chiama Carlo Calenda, è il figlio di Cristina e interpreta l’Enrico Bottini bambino. Un giorno sarà Ministro dello sviluppo economico. Nel documentario a puntate del 1990 Tutti i bambini… di Comencini, che ripercorreva gli allora quasi cinquant’anni di carriera del regista, sempre molto vicino al tema dell’infanzia, Carlo Calenda ricordava che il suo personaggio era un vigliacco. Bottini stava dalla parte del più forte, e se ne sarebbe reso conto solo davanti agli orrori della guerra.

Cuore De Sio

L’INSOPPORTABILE DEROSSI

A Comencini, come praticamente a chiunque abbia letto Cuore a scuola, il primo della classe Derossi non sta simpatico, e fa di tutto per farlo capire al pubblico. L’alunno perfetto, buono e bello del romanzo, diventa qui un insopportabile precisino spocchioso e noiosissimo, che a fine anno verrà umiliato dal volitivo Amedeo Stardi nel primato di leader della classe. Ola del pubblico a casa. Ma è anche Franti a cambiare: il cattivo, il bullo, fondamentalmente il villain di Cuore, che non evita il carcere minorile – come invece accade nell’anime dell’81, in cui Franti si ravvede e diventa un amico di Enrico – ma si dimostra umano e fragile.

I racconti mensili, nelle sei ore complessive della serie, non ci stanno tutti, e così Comencini decide di scartarne quattro (tra cui la piccola vedetta lombarda) e di presentare i cinque restanti come film muti mostrati da Perboni alla classe con un proiettore a manovella. E la Maestrina dalla Penna Rossa ad accompagnare al piano. Lo sceneggiato riscuote un enorme successo e rinverdisce l’amore dello Stivale per l’opera di De Amicis, in un tripudio di nuove edizioni del romanzo con i protagonisti della miniserie in copertina, album di figurine e nonni che a quel punto, anche giustamente, nessuno poteva fermare più quando prendevano a raccontarti che ai loro tempi sì che le scuole funzionavano.

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