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StreamWeek: su Apple Tv + arrivano See, The Morning Show e For All Mankind

StreamWeek: su Apple Tv + arrivano See, The Morning Show e For All Mankind

Di Michele Monteleone

Dopo aver aperto le danze con cinque prodotti minori, Apple TV+ rilascia i veri pezzi da novanta con tre show, See, The Morning Show e For All Mankind che lanciano realmente la sua piattaforma di streaming. E visto che per il resto delle piattaforme è stata una settimana abbastanza fiacca, parleremo più approfonditamente di queste e del nuovo servizio della mela più costosa di sempre.

MUST WATCH – APPLE TV +

L’apple tv diventa una app accessibile a tutti. Gli articoli di una “sfida” al primato di Netflix e Prime Video si sprecano e aiuta certamente il fatto che, tra le prime proposte originali della Apple Tv ci sia la serie più costosa di sempre (anche più di Game of Thrones). Però leviamoci subito questo dente, sebbene la proposta di contenuti di Apple sia molto buona e il prezzo per l’abbonamento (4,99 euro al mese) concorrenziale, per quanto riguarda la fruibilità dei contenuti, il catalogo e la navigabilità dello stesso, siamo a distanze siderali dai colossi mondiali dello streaming, ma anche a diverse lunghezze da roba come Tim Vision e, mi spiace dirlo, riesce a essere inferiore anche a Rai Play in quanto a proposta e, crimine peggiore, anche sul fronte dell’interfaccia.

Iniziamo con il dire che la proposta in quanto a quantità è davvero irrisoria, ma la qualità è abbastanza alta, tutto quello che ho visto da venerdì sulla piattaforma, si è rivelato per un verso o per l’altro interessante. Però da un’azienda che fa della semplicità d’utilizzo e dell’accessibilità dei suoi prodotti il vanto più grande, mi sarei aspettato qualcosa di più riguardo all’interfaccia. Capisco anche che quando hai letteralmente solo dieci prodotti originali, cerchi di occupare più spazio possibile a schermo con quelli, ma la sensazione che si ha sulla bacheca dell’Apple Tv + è che sia una pagina promozionale e si aspetta invano di essere rimandati a un catalogo meglio presentato. Per entrare più nel dettaglio nelle magagne tecniche, il tasto “riprendi episodio” che dovrebbe funzionare per ricominciare a guardare una puntata della serie dal punto in cui l’abbiamo lasciata in precedenza, funziona e non funziona con un’alternanza più serrata e schizofrenica dei governi in Italia. Per scoprire di più su una serie (ad esempio quanti episodi sono disponibili) bisogna cliccare sul poco intuitivo “Vedi Programma Tv” che tra l’altro ha lo stesso font della descrizione della serie e, anche per uno come me che è avvezzo all’utilizzo di app infernali come quella di Rai Play, risulta davvero poco comprensibile che sia cliccabile. Messe da parte queste piccole imperfezioni (che comunque fanno molto in un settore che, se vuole concorrere contro la tv, dovrebbe fare dell’immediatezza e della semplicità d’esecuzione uno dei suoi punti forti), il problema principale che ho riscontrato riguarda la stabilità. Provata su un pc l’Apple TV+ ha funzionato due giorni su tre. Per un giorno ogni volta che cliccavo su “riproduci episodio” mi restituiva una schermata nera e non è andata molto meglio con un mac attaccato a una tv, visto che interrompeva, senza apparente motivo, la riproduzione a metà di un episodio.

Detto questo invece parliamo della proposta di Apple Original.

See

See è una serie di fantascienza scritta da Steven Knight (Peaky Blinders, La Promessa dell’Assassino, Locke) e interpretata da quel gran bel ragazzone di Jason Momoa. L’idea alla base della storia è parecchio interessante: l’umanità è stata decimata da un virus che ha lasciato pochi milioni di uomini a spartirsi l’interezza del globo. I pochi sopravvissuti sono rimasti ciechi e hanno passato per via genetica la cecità alle generazioni successive. A secoli di distanza, la razza umana ha dimenticato cosa significasse la vista e ora vive in piccole comunità semi primitive e guidate da un fanatismo religioso inquietante. Il semplice nominare la vista è considerata eresia e l’eresia è punita dai Witchfinder, cacciatori di streghe che trovano e uccidono chiunque si macchi di peccati contro gli dei e la regina che li guida. Naturalmente a finire nel mirino dei cacciatori è il villaggio protetto e guidato del nostro Momoa che ha adottato una coppia di bambini figli di un noto eretico che raccontava di avere il dono della vista. La serie ha qualche intoppo nel ritmo, ma riesce comunque ad essere molto affascinante e a costruire un mondo credibile (anche se mi chiedo che senso abbia che i Witchfinder siano tutti vestiti di nero e come abbiano fatto a sincerarsi che i loro vestiti fossero dello stesso colore essendo tutti ciechi). Gli scontri sono ben diretti e Francis Lawrence (Hunger Games) gioca in casa con un mondo post apocalittico, ma secondo me si porta appresso delle approssimazioni che ogni tanto mi hanno tirato fuori dal racconto.

The Morning Show

The Morning Show è una delle serie televisive più costose mai prodotte. A renderla tanto cara non sono, come nel caso di  Game of Thrones, il largo impiego di effetti speciali, centinaia di comparse e l’animazione di ben tre draghi, ma l’impiego di attori con grosse carriere alle spalle come Reese Whiterspoon Jennifer Aniston che hanno percepito ingaggi di oltre un milione di dollari per episodio (il che non è una novità, ma che è decisamente un primato per una stagione 1). La storia prende il suo avvio quando il conduttore della più importante trasmissione televisiva d’informazione americana, viene licenziato poiché accusato di molestie sul luogo di lavoro. E qui per me la serie ha assestato il primo colpo basso. Infatti, a interpretare il reprobo, hanno preso Steve Carrell che riesce a calarsi perfettamente nella parte del maschio bianco viziato e megalomane, ma ha continuato a stridere con la mia personale visione di Carrell come uno degli uomini più divertenti ed empatici del pianeta. Il vero cuore della serie però è l’incontro/scontro tra il personaggio della Aniston e quello della Whiterspoon, rispettivamente la leggenda dell’intrattenimento che divideva lo show da quindici anni con il personaggio interpretato da Carrell e una più giovane e agguerrita giornalista di provincia che viene affiancata e, nelle intenzioni del network, dovrebbe sostituire, la Aniston. Il bel binomio di personalità, la chimica istantanea tra le due attrici ne fanno una coppia alla Eva contro Eva, ma attorno a loro c’è davvero poco. Ho letto che molti critici hanno definito The Good Morning un  Vanity Project della Apple che voleva mostrare i muscoli entrando in un settore nuovo e sono incline a pensarla alla stessa maniera. Per quanto sia un concept solidissimo e ben realizzato, mi sembra non sia davvero nulla di nuovo e debba anche fare i conti con prodotti decisamente meglio scritti nello stesso ambito come il bellissimo The Newsroom  di Aaron Sorkin.

For All Mankind 

Partiamo dal presupposto che io ADORO i what if, le ucronie, quel genere narrativo che crea realtà alternative cambiando singoli eventi nella continuity di una storia inventata (e se il ragno invece di mordere Peter avesse morso Gwen?) o anche nel corso della storia dell’umanità (è famosissimo Fatherland di Harris in cui i Nazisti hanno vinto la seconda guerra mondiale). Nel caso di For All Mankind la realtà storica che viene cambiata è l’allunaggio. Infatti questa volta gli americani sono stati battuti dai russi che hanno piantato per primi la bandiera rossa sul satellite terrestre. L’ondata di sconforto che investe il paese dopo la sconfitta si riverbera naturalmente sull’intero progetto della Nasa ed è interessantissimo il rigore con cui vengono affrontate le conseguenze del What If dalla serie. Come un piccolo (apparentemente) cambiamento nel continuum significhi una pesante rivoluzione nel futuro dei personaggi della serie. Mi ha stupito quanto sia realistico questo mondo possibile descritto dagli autori della serie tra cui figura anche il nome importante di Ronald Moore, sceneggiatore di vari episodi di Star Trek e ideatore di quella che, a mio parere, rimane ancora oggi la miglior serie fantascientifica mai scritta: Battlestar Galactica.

Con questi tre titoli praticamente si esaurisce l’offerta (quella più interessante) della piattaforma Apple, nessuno dei tre mi sembra essere un miracolo produttivo, nessuno mi ha davvero entusiasmato, ma penso che valgano il “prezzo del biglietto”, per cinque euro in un mese potete godervi tutti e tre gli show e, se aspettate il 28 novembre avrete come bonus The Servant, la serie di M. Night Shymalan che è anche il vero motivo per cui ho fatto l’abbonamento al servizio Apple TV+.

LA SCORSA SETTIMANA IN PILLOLE

Come vi anticipavo, non è stata, a parte l’arrivo delle serie Apple, una settimana particolarmente interessante, quindi riunisco in un’unica soluzione un po’ di consigli sparsi:

Su Netflix è arrivata Prosciutto e uova verdi, una serie ispirata ai libri del Dr. Seuss, prolifico e famosissimo autore di narrativa per ragazzi. La voce narrante e tutti personaggi che popolano il cartone sono spassosissimi ed è decisamente consigliata a chi ha dei bambini. Invece sconsigliatissimo è il primo film natalizio di Netflix, Let it Snow una brutta commedia così infarcita di luoghi comuni da esplodere peggio di una bomba alla crema. Invece rimane una sicurezza Patriota Indesiderato, lo show comico di Hasan Minhaj. Vi segnalo invece che su Prime Video è arrivata la terza stagione di Rocco Schiavone con Giallini. Tra i prodotti italiani continua a sembrarmi una delle punte di diamante del palinsesto.

Alla prossima settimana, miei fedeli bingewatchers: se vi è piaciuto qualcuno dei consigli che vi ho dato, se volete segnalarmi qualcosa che mi sono perso o se volete suggerirmi qualcosa di cui discutere la prossima settimana, vi invito a commentare l’articolo. La vostra guida allo streaming compulsivo è sempre disponibile!

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