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Marvel: Kevin Feige risponde finalmente a Martin Scorsese

Marvel: Kevin Feige risponde finalmente a Martin Scorsese

Di Marco Triolo

Ogni volta che il dibattito sulla natura del cinema tra Martin Scorsese e la Marvel viene riportato a galla dalla dichiarazione di un diretto interessato, pensiamo che sia l’ultima volta. E ogni volta veniamo inevitabilmente delusi. Anche se, va detto, più diretti interessati di Kevin Feige non si può essere. Il neo-nominato Chief Creative Officer della Marvel non aveva mai, finora, rilasciato alcuna dichiarazione sulla questione. Ora le cose sono cambiate. Nel corso di un episodio del podcast Awards Chatter con il giornalista di The Hollywood Reporter Scott Feinberg, Feige ha finalmente rotto il silenzio. Secondo Scorsese i film Marvel non sarebbero cinema, nozione che ovviamente è contestata da Feige:

Penso che non sia vero. Sono dichiarazioni spiacevoli. Io e tutti quelli che lavorano a questi film amiamo il cinema, amiamo i film, amiamo andare al cinema, amiamo far parte di un’esperienza comune in un cinema pieno di gente.

E aggiunge:

Abbiamo fatto Civil War, con due dei nostri più popolari personaggi impegnati in uno scontro sia teologico che fisico. Abbiamo fatto fuori metà dei nostri personaggi alla fine di un film. Per noi è divertente prendere il nostro successo e usarlo per prenderci rischi e andare in direzioni nuove.

E ancora:

Tutti hanno una diversa definizione di cinema. Tutti hanno una diversa definizione di arte. Tutti definiscono il rischio in maniera diversa. Alcune persone non pensano che il nostro sia cinema. Tutti quanti hanno diritto alla loro opinione. Tutti quanti hanno il diritto di ripetere quella opinione. Tutti hanno la libertà di scrivere articoli su quell’opinione, e sono curioso di vedere cosa accadrà ora. Ma, nel frattempo, noi continueremo a fare film.

Ma è davvero questo il punto?

Feige non poteva che rispondere così, essendo colui che quell’universo cinematografico lo ha ideato e sviluppato. Ma Feige si perde anche per strada il punto della questione. Nel suo editoriale sul New York Times, Scorsese ha specificato che il vero problema, per lui, non è tanto l’esistenza di questo tipo di film, che definisce “una nuova forma d’arte“. Quanto il fatto che la loro diffusione stia soffocando la concorrenza e soprattutto il cinema d’autore. Ha scritto Scorsese:

La ragione è semplice. In molti posti, sia in questo Paese che nel resto del mondo, i franchise sono la scelta primaria se vuoi vedere qualcosa sul grande schermo. […] Le sale della maggior parte dei multiplex sono piene zeppe di film seriali.

Kevin Feige non sbaglia a dire di amare l’esperienza di visione nella sala. E, anzi, film come Avengers: Endgame sono pensati appositamente per essere visti su uno schermo enorme in mezzo a un pubblico esultante. In un certo senso, blockbuster come questo sono l’antidoto alla tanto temuta estinzione delle sale in favore dello streaming casalingo. Quello che Scorsese ha chiesto, tuttavia, è che le grandi produzioni lascino una fetta di mercato a quelle più piccole. Cosa su cui Feige non ha naturalmente interesse a rispondere. A questo punto non vale più nemmeno la pena augurarselo: il dibattito andrà avanti.

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