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Lauren Schmidt Hissrich e le interpreti di Ciri e Yennefer parlano di The Witcher

Lauren Schmidt Hissrich e le interpreti di Ciri e Yennefer parlano di The Witcher

Di Marlen Vazzoler

GUARDA ANCHE: The Witcher – Geralt, Yennefer e Ciri sulla locandina ufficiale

A Lucca Comics & Games abbiamo avuto il piacere d’incontrare assieme ad altri giornalisti la creatrice di The Witcher Lauren Schmidt Hissrich e le interpreti di Ciri e Yennefer, rispettivamente Freya Allan e Anya Chalotra.

Con loro abbiamo parlato di questo adattamento televisivo dei romanzi dell’autore polacco Andrzej Sapkowski, dal processo creativo alle riprese dello show che verrà lanciato su Netflix il 20 dicembre.

Come sono i personaggi dello show rispetto i videogiochi e i libri?

Lauren Schmidt Hissrich: Quando parlo della serie in generale dico sempre che si tratta di una grande avventura. È audace, è davvero una serie di enorme portata. Ma se non consideriamo questo aspetto penso che al centro della storia ci sia un grande cuore. Gira tutto intorno ai rapporti tra i protagonisti.

The Witcher
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Fin dall’inizio ho descritto la serie come il racconto di una famiglia divisa che si ritrova, ed è questo che esploreremo col progredire della serie; al centro ci sono i rapporti di parentela, i rapporti con la famiglia d’origine, e come quest’ultimi definiscano la propria personalità. Ma al tempo stesso sottolinea come a volte sia necessario allontanarsene, e rendersi conto di dover fare da soli e scoprire chi siamo. Ci sono rapporti romantici, di amicizia, si creano famiglie. Spero che questi siano i temi per cui la serie verrà conosciuta.

The Witcher può sembrare il tipico fantasy maschilista, ma non è questo il caso. Come scrittrice e come attrici, per voi The Witcher può dare alle donne l’opportunità di riconquistare la narrativa fantasy?

Lauren Schmidt Hissrich: Non penso sia una questione di riconquistare, vogliamo che le donne facciano parte del mondo fantasy così come gli uomini. È un mondo a cui tutti possiamo appartenere, è questo il bello di questo genere, c’è un posto per tutti. Nei libri ci sono parecchi esempi di sessismo, ma per me questo non è l’aspetto più relazionabile, mi relaziono di più con la sensazione di non appartenenza, o con la necessità di varcare le soglie della mia comfort zone. Questi sono gli aspetti che fanno appello alla mia esperienza, e penso che l’approccio di ognuno di noi verso The Witcher ed il genere fantasy non si riduca all’essere uomo o donna, ma piuttosto alle proprie esperienze e cosa poter trarre da quest’ultime.

The Witcher

Anya Chalotra: E le scelte che fai, sono quest’ultime che definiscono la forza di un personaggio secondo me, come ci rialza dopo una caduta. Il mio personaggio, Yennefer, ha una forte personalità perché è indipendente e competente sia nella sua fisicità, nella sua impudenza. Io sono il contrario in questo senso, e penso valga anche per tante donne di oggi, quindi è stato un bell’esercizio.

Qual è stato il personaggio più difficile da scrivere, considerando che devi dare la tua prospettiva a un personaggio scritto da qualcun altro?

Lauren Schmidt Hissrich: Per quanto mi riguarda, Geralt, Yennefer e Ciri sono stati i personaggi più difficili da caratterizzare. Non perché sono lontani dalle mie esperienze, ma perché volevo conoscerli fino in fondo. I rapporti tra uno scrittore ed i personaggi è molto interessante, perché la concezione e creazione di quest’ultimi appartiene a noi, ma poi devi consegnarli a degli artisti di talento che a loro volta devono avere la possibilità ‎di farli propri, esplorarli per conto proprio.

È uno degli aspetti che preferisco del mondo della televisione e dell’intrattenimento, i personaggi non sono miei, sono nostri, il creatore e l’attore li costruiscono partendo da zero. Penso che questi tre siano stati i più difficili perché ho dovuto conoscerli meglio di altri, e poi ho dovuto lasciarli andare.

Come avete scelto i registi che avete assemblato per questa prima stagione: Sakharov, Lopez, Brändström e Jobst?

Lauren Schmidt Hissrich: Ognuno dei registi che abbiamo coinvolto nel progetto ha avuto la possibilità di dirigere due episodi. Per noi questo era un aspetto importante perché l’universo che stiamo raccontando è così esteso e onnicomprensivo che è davvero difficile da capire per un osservatore esterno. Ci ritrovavamo per le riunioni con i registi al loro primo giorno e parlavamo della Prova delle Erbe, di cosa sarebbe successo e via dicendo, e loro rimanevano sempre spaesati.

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È un mondo difficile da approfondire, dare loro l’opportunità di dirigere due episodi gli ha permesso di assimilare meglio i personaggi e l’universo che occupano. Abbiamo cercato dei registi che fossero pronti per un’avventura, che non si facessero intimidire dalla grandezza del progetto e dai diversi contesti che la storia necessitava, che fosse sotto un diluvio o in mezzo alla neve o nel cuore della notte. Ma più che altro volevo che i registi potessero lavorare con gli attori, questa è la parte più importante; se tra di loro non c’è fiducia non importa quanto siano spettacolari le location.

Può parlarci del tuo approccio al genere fantasy e come è cambiato rispetto al passato?

Lauren Schmidt Hissrich: Tutto quello che vediamo in televisione si basa su come lo spettatore riesca ad immedesimarsi. Penso che per tanto tempo il genere fantasy sia stato un genere di nicchia, che fosse qualcosa che solo i nerd e i geek potessero apprezzare, e non è così, in realtà è molto più accessibile di quanto si pensi.

Come ho accennato prima, si tratta principalmente di ritrovare sé stessi in quel mondo, ed applicare la propria realtà al contesto. Anya [Chalotra] e Freya [Allan] sono riuscite a aggiungere elementi personali alla storia, e vogliamo che il pubblico viva la stessa esperienza.

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Come sappiamo la serie è basata principalmente sui libri, ma The Witcher è anche un videogioco che tutti amano, ci sono per caso degli elementi che hai preso dal gioco e messo nella serie?

Lauren Schmidt Hissrich: No, ci siamo basati esclusivamente sui libri. Ma sono un’appassionata dei video game, ammetto di non essere ferratissima nel gioco ma mi piace molto guardarli, e ho tratto ispirazione dalle stupende grafiche. Vedere quanto questo mondo fosse meraviglioso mi ha un po’ spiazzata.

Spesso il fantasy è concepito come un luogo cupo, tragico, e brutto, ma il mondo di The Witcher è davvero bellissimo, pieno di colori e pieno di vita, nonostante sia caratterizzato da morte e battaglie. Penso che il video game abbia colto appieno questo aspetto e spero sia lo stesso per la serie.

Rispetto a serie fantasy come Game of Thrones, The Shannara Chronicles e Carnival Row, e con Il Signore degli Anelli in arrivo, come siete riusciti a fare qualcosa di diverso oltre alla scrittura, per differenziarvi a livello visivo?

Lauren Schmidt Hissrich: Penso sia stato un processo molto organico. Il mondo di The Witcher è un luogo vastissimo, così come il Continente, che non esiste ai tempi nostri, abbiamo semplicemente lasciato che la nostra immaginazione si sbizzarrisse. Sono una grande fan di Game of Thrones e mi è piaciuto anche Carnival Row, e la loro bellezza è quello che mi ha colpita di più. Abbiamo solo cercato di reinterpretarla per questo contesto. Ci siamo ispirati molto al folclore slavo, qualcosa che penso sia ancora inedito in televisione.

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Il nostro fantastico production designer, Andrew Laws, è un grande fan dei libri e si è affidato molto a quest’ultimi per la descrizione dei luoghi, ma anche tratto ispirazione dalle sue esperienze. Ha viaggiato molto, ed è solito mostrarmi foto e dirmi “so che hai immaginato questo contesto come una foresta, ma che ne pensi di spostare la scena su un fianco di una montagna?”. Il trucco è avere una mente libera, e non essere differente solo per il gusto di esserlo.

Anya Chalotra: Penso che questo sia stato un approccio seguito da tutti sul set, anche a livello di costumi. I costumi creati da Tim [Aslam] sono meravigliosi perché si è semplicemente spinto oltre la propria immaginazione, ovviamente sempre rientrando nella struttura e nel contesto, ma è stato fantastico.

Qual è stato il vostro approccio ai personaggi e come avete costruito il rapporto tra Ciri e Yennefer?

Anya Chalotra: Ho passato otto mesi nei panni di Yennefer, e col passare del tempo la relazione col tuo personaggio si fa sempre più intensa. Capisci come pensa, ne comprendi le reazioni, diventa quasi una seconda natura, perché ogni giorno dai vita al personaggio. È stato un percorso molto emotivo, sopratutto considerando l’arco narrativo di Yennefer, la vediamo a 14 anni e a 77, ha affrontato numerose esperienze di vita, sia difficili che gioiose, e provato emozioni complesse.

Non c’è stato un momento particolarmente difficile, è stato tutto difficile. È stata la sfida più grande ed emozionante della mia vita, ma all’inizio ho riscontrato maggiori difficoltà perché non avevo mai fatto niente del genere prima d’allora. Non solo nel gestire al meglio le battaglie personali del personaggio, come la sua deformità, ma anche nel gestire questo stile di vita, la vita sul set e a Budapest, la portata della produzione.

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Freya Allan: Per me non è stato difficile trovare un punto di incontro con Ciri. Ci sono ovviamente delle differenze, non sono una principessa e non ho un castello, ma ho avuto la sensazione di conoscere la sua anima. Penso sia molto diverso interpretare un personaggio così giovane che è stato sempre protetto e tenuto all’oscuro, rispetto ad una 77enne. Ciri ha così poca esperienza, e non ha avuto una vita difficile, quindi in un certo senso la sto aiutando a maturare, e crescere con il proprio personaggio penso sia un’esperienza unica per un attore.

Ciri affronta un percorso di scoperta di sé stessa e sviluppo, impara molto e passa dall’essere incredibilmente ingenua ad essere testimone di tutte quelle cose che le erano state nascoste. Mi è sembrato ci fosse un parallelo con la mia vita, visto che mi stavo muovendo per la prima volta in questo nuovo ambiente, grazie ad un ruolo importante in una serie importante subito dopo la scuola. Ho avuto la sensazione di stare attraversando qualcosa di simile, quindi non è stato così difficile entrare nel personaggio, e già dal provino ho notato di condividerne delle caratteristiche.

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Quanto è stato importante vedere i personaggi nel video game, come interagiscono, come si muovono, come parlano…

Anya Chalotra: Per quanto mi riguarda è stata la sceneggiatura ad aiutarmi, mi hanno fornito molte informazioni sul personaggio ed il suo passato, ed i libri. Non ho preso niente dai giochi, non è qualcosa a cui ho pensato quando ho dato vita al personaggio.

Freya Allan: Lo stesso per me, ho fatto affidamento alla sceneggiatura.

Qual è stato il vostro rapporto con l’autore dei libri?

Anya Chalotra: Non vedo l’ora di incontrarlo. Ho un grande rapporto con lui, ho letto i suoi libri da cima a fondo.

Lauren Schmidt Hissrich: La prima volta che ho incontrato Andrew eravamo sul set in Polonia. Stavamo uscendo dopo aver pranzato e mi sono accorta che tutti lo conoscevano. È stato fantastico constatare quanto sia famoso. Stavamo camminando a braccetto e dopo sono uscite delle foto, non avevo mai vissuto un’esperienza del genere e lì mi sono resa conto in cosa mi ero imbarcata.

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E ti ha chiesto di mettere qualcosa in particolare?

Lauren Schmidt Hissrich: Non mi ha mai messo dei limiti. Nella fase iniziale lo informai su come volevo interpretare ed approcciare la serie. Gli piacque il mio punto di vista, sapeva che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda e che avrei tenuto le parti del libro che riteneva più importanti, l’anima dei racconti. La sua preoccupazione non erano i dettagli, a lui importava l’ispirazione e la passione dietro la storia. In seguito ci ha fatto anche visita sul set, che è stata un’esperienza fantastica, e credo gli sia piaciuto.

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Come autrice, non riesco ad immaginare cosa si prova quando qualcuno fa un adattamento del tuo materiale, e quanto possa essere terrificante non essere in controllo di qualcosa a cui tieni, ma mi disse fin da subito che non era interessato a vedere gli ingredienti, voleva solo assaggiare il risultato finale, che ha perfettamente senso. Si è fidato della nostra visione, ed è impaziente di vederlo insieme al resto del mondo.

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