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Independence Day (FantaDoc)

Independence Day (FantaDoc)

Di DocManhattan

Come nasce uno dei più grandi successi cinematografici degli anni 90, gran sultano della fantascienza fracassona, amato da milioni di persone per i suoi botti, il suo presidente combattente, gli alieni che non hanno installato l’antivirus e le astronavone giganti che a Will Smith non gliela raccontano mica? Nasce perché, parlando di un altro film, un tizio amante degli UFO se la prende con Roland Emmerich, dandogli dell’ipocrita.

Independence Day

E TU CI CREDI AGLI ALIENI?

Una settimana fa, raccontando la genesi del loro Godzilla, dicevamo come Roland Emmerich e lo sceneggiatore e produttore Dean Devlin abbiano messo in piedi in quegli anni una spaventosa macchina da soldi. E se la loro collaborazione, dopo I nuovi eroi (Universal Soldier) e Stargate, arriva a sfornare Independence Day, è davvero perché Emmerich fa incazzare un reporter con una sua risposta sugli alieni. Siamo ai tempi dell’uscita di Stargate e durante una tappa europea del loro tour promozionale, un giornalista chiede al regista tedesco se crede nell’esistenza degli alieni. Emmerich risponde che no, non ci crede, e il reporter s’inalbera. Com’è possibile, dice, che uno giri un film come Stargate se non crede negli alieni?

Probabilmente dopo aver pensato ad almeno una decina di risposte possibili che includevano registi che hanno girato qualsiasi cosa senza esser convinti necessariamente dell’esistenza di Babbo Natale, Predator o i cenobiti di Hellraiser, Emmerich argomenta, spiegando che comunque crede sia possibile che una forma di vita esista da qualche parte. E incontrarla, aggiunge, sarebbe il momento più eccitante della storia dell’umanità. “S’immagina”, chiede al tipo, “come sarebbe svegliarsi la mattina e trovare un’astronave con un diametro di chilometri che fluttua sulla tua testa?”.

Independence Day

LOCUSTE EXTRATERRESTRI

Magari non sarà servita a convincere quel giornalista che l’ha bollato come perzonafalza, ma quella spiegazione rimbalza nella testa di Emmerich, che inizia a pensare a un film in cui i terrestri si trovino di fronte proprio a quell’evento. Un film in cui non siano chiari da principio né l’aspetto né le intenzioni dei visitatori dell’altro mondo, prima di scoprire la loro natura ostile. “Alieni che abbiamo immaginato come locuste”, spiega Devlin in un’intervista, “privi di qualsiasi sentimento nei nostri confronti e intenzionati semplicemente a farci sloggiare, per prendersi il nostro spazio, il nostro pianeta, tutto”.

Sembrano le premesse di uno dei tanti film anni 50 sugli alieni invasori, ma Emmerich e Devlin cercano ispirazione soprattutto in un altro genere di pellicole, paragonando il loro Independence Day ai film catastrofici degli anni 70 di Irwin Allen (il papà di Kronos – Sfida al passato e La terra dei giganti, se ne parlava qui), come L’avventura del Poseidon e L’inferno di cristallo. “Ci piacciono quei film e volevamo crearne una versione fantascientifica, immaginando gli alieni non come buoni o cattivi, ma come una forza della natura con cui fare i conti. Come un terremoto, fortissimo, spaventoso e inarrestabile”.

Independence Day

WILD WILD SPACE

Per affrontare l’impatto tellurico degli alieni del film, Emmerich e Devlin vogliono semplicemente “i migliori attori sulla piazza per un film di questo tipo”, il che evidentemente si traduce in un cast capitanato da Will Smith, Bill Pullman e Jeff Goldblum, e di cui fanno parte anche Vivica A. Fox, Randy Quaid, Mary McDonnell, Brent Spiner, Robert Loggia, Adam Baldwin, Margaret Colin… Una dozzina di personaggi le cui storie si intersecano con l’arrivo della fine del mondo, proprio l’elemento chiave – i diversi punti di vista su uno stesso evento catastrofico – per ogni disaster movie che si rispetti.

Personaggi che Emmerich vuole siano reali e credibili per far affezionare il pubblico alla loro sorte. Con alcune semplificazioni necessarie a suo modo di vedere in un film che vuole essere soprattutto divertente (il che, sì, ci porta a quella storia del presidente in prima linea) e dei momenti comici per alleggerire la tensione (il che, sì, giustifica sostanzialmente tutto quello che nel film fa Judd Hirsch, nei panni dell’insopportabile padre impiccione di David Levinson/Goldblum).

ZERO SANGUE…

Ma Emmerich vuole anche che Independence Day sia un film adatto a tutti, senza la violenza esplicita di molte pellicole fantascientifiche contemporanee. Anzi, si rende conto – come dichiara in un’intervista – di aver esagerato in Universal Soldier, uscito alla fine più violento di quanto aveva immaginato. Perciò Emmerich mette in chiaro sin da subito che non vuole sangue in Independence Day. Letteralmente. È un film estivo e vuole divertire gli spettatori, senza spaventarli. È per questo che nella pellicola vediamo disintegrare città, incenerire la Casa Bianca o l’Empire State Building, ridurre in atomi elicotteri, piloti e folle di amici abbraccioni entusiasti per l’arrivo degli alieni da accogliere con i cartelli e con qualche canzone da new fricchettone di Seattle, ma non viene di fatto mostrata nello specifico la morte di nessuno o una mezza goccia di sangue.

…E TANTI RAUDI

Devlin ed Emmerich costruiscono insieme il film, pensandolo scena per scena durante una vacanza in Messico lunga un mese, e nel febbraio del 1995 Independence Day entra ufficialmente in produzione alla 20th Century Fox. Le riprese iniziano nel luglio dello stesso anno e includono scene di massa girate a SoHo, NYC, con oltre trecento comparse, e tutta una serie di modellini in scala per le astronavi madre degli alieni, la Casa Bianca (farla saltare in aria ha richiesto 40 cariche esplosive e una settimana di lavoro), alcuni veicoli. Gli interni della Casa Bianca sono materiale di riciclo, già adoperati per The American President e Nixon. I misteriosi alieni li disegna lo stesso Patrick Tatopoulos che qualche tempo dopo avrebbe ideato per Emmerich il “Godzilla ispirato a Carl Lewis”. Dovrebbero partecipare alla produzione anche le forze armate USA, mettendo a disposizione veicoli e personale, ma i militari mollano quando Emmerich e Devlin si rifiutano di eliminare nel film quella gita nell’Area 51.

BIPLANI A REAZIONE

Le riprese vanno avanti fino a novembre, ma il film viene completato solo nel giugno del ’96, a pochi giorni dall’uscita. Tra le aggiunte e le modifiche apportate in corsa dalla coppia Emmerich-Devlin, la frase superpatriottica con cui il presidente interpretato da Pullman chiude il suo discorso motivazionale – “Today, we celebrate our Independence Day!”, incollata al copione un secondo prima del ciak – e il sacrificio di Russell (Randy Quaid), che nella versione originale si schiantava a bordo del suo biplano, dopo esser stato scartato nella scelta dei piloti per via del troppo amore per la bottiglia. La scena è piaciuta al pubblico in alcune proiezioni di prova, ma Devlin pensa sia poco credibile vedere un biplano volare alla stessa velocità dei caccia, perciò la fa rigirare: Russell è ammesso stavolta nella cumpa dei piloti, gli spiegano al volo con un tutorialino veloce come pilotare un F/A-18 e può schiantarsi adesso con maggiore dignità, a bordo di un velivolo da milioni di dollari, contro quei bastardi alieni.

ID4NARO

Quella frase pronunciata da Pullman, peraltro, non era lì solo per far scimmiare il pubblico stelle e strisce, spingendolo a portarsi una mano sul cuore e godersi meglio i fuochi d’artificio e la grigliata di ritorno dal cinema. Il nome Independence Day, durante le riprese, è ancora ufficialmente in mano alla Warner per il film omonimo dell’83: la produzione utilizza così il nome in codice ID4 e si spera che citare espressamente il giorno dell’indipendenza aiuti i piani alti della Fox a ottenere un semaforo verde per l’utilizzo del titolo completo. Il che è effettivamente quanto accade.

Con la sua colonna sonora orchestrale composta da David Arnold, Independence Day esce in sala il 2 luglio del 1996, preceduto da una campagna promozionale semplicemente mostruosa, che tra le altre cose dà il via alla tradizione di spingere i film tripla A con i trailer durante l’intervallo del Super Bowl. Per occupare quei pochi secondi di programmazione, la Fox sborsa un milione e trecentomila dollari. Costato in totale 75 milioni di dollari, Independence Day incassa più di dieci volte tanto. Ne porta a casa più di cento solo nel primo week-end, frantumando il record di Jurassic Park. Nei soli Stati Uniti vengono staccati poco meno di 70 milioni di biglietti: in totale l’incasso worldwide è di 817 milioni di dollari.

UN BOTTO MEMORABILE

E fa niente che buona parte della critica lo snobbi, descrivendo Independence Day come un film di cartone, pieno di figure stereotipate e dai dialoghi risibili, imbottiti di un patriottismo da contadino del Nebraska con il fienile dipinto a stelle e strisce e la faccia di Washington tatuata sullo sterno. Emmerich e Devlin sanno cosa vuole il loro pubblico e glielo servono su un piatto d’argento. I capolavori della fantascienza sono altra cosa, ma i due puntavano dopo tutto candidamente a un disaster movie fracassone che fosse divertente, non a un nuovo Solaris o 2001: Odissea nello spazio.

E, in ogni caso, che Independence Day e il suo circo piacciano o meno, le astronavi bucanuvole e soprattutto la scena della Casa Bianca polverizzata si infilano di forza nell’immaginario collettivo, e quest’ultima diventa una delle sequenze più memorabili del cinema di quel decennio. Altri, Emmerich ovviamente compreso, avrebbero portato avanti questo sottofilone del disaster movie in cui i modellini prima e la CGI dopo fanno esplodere monumenti nazionali in giro per il globo, in una sorta di world tour del giga-petardo, ma non sarebbe stata la stessa cosa. Sai com’è, una volta vista esplodere una Casa Bianca, le hai viste esplodere tutte.

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