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7 cose che forse non sapevate su Toriton

7 cose che forse non sapevate su Toriton

Di DocManhattan

La storia di Toriton, il ragazzino dai capelli verdi venuto dal mare e proveniente dalla civiltà atlantidea dei Tritoni, nemici degli invidiosi Poseidoni, loro vicini d’ombrellone. Sette curiosità su un anime che in patria non ha goduto di grande fortuna, ma ha avuto comunque un’enorme importanza nella storia degli anime…

Toriton

1. T(O)RITON

Umi no Toriton, cioè “il tritone del mare” (Toriton è la pronuncia giapponese di Triton), è un anime trasmesso in Giappone su TV Asahi dal 1° aprile al 30 settembre del 1972, per soli 27 episodi. A produrre la serie è Yoshinobu Nishizaki, che ha lavorato in precedenza per la Mushi Production di Osamu Tezuka, l’autore che ha creato in un suo manga storia e personaggi (vedi sotto). Nishizaki proseguirà la carriera ideando La corazzata Yamato con Leiji Matsumoto (serie nota in Occidente anche con il suo titolo statunitense, Star Blazers) e un altro anime legato a un vascello fantascientifico, ma questa volta sottomarino, Blue Noah – Mare spaziale. Umi no Toriton arriva in Italia nell’82, sulle TV locali, con il titolo di Toriton. Perché quella faccenda della traslitterazione giapponese, pare, non l’hanno afferrata bene.

A doppiare il giovane eroe dai capelli verdi è Georgia Lepore, voce nota del cinema e della TV e interprete di tante storiche sigle legate agli anime, da Conan il ragazzo del futuro a Mimì e la nazionale di pallavolo (e della quasi omonima Mimì e le ragazze della pallavolo) passando per quella di chiusura di Ryu il ragazzo delle caverne.

2. IL MANGA DIVINO

Osamu Tezuka, il “dio dei manga”, inventa Toriton nel settembre del 1969. Il suo manga viene pubblicato, al ritmo di una pagina al giorno, sul quotidiano Sankei Shimbun, ma il titolo dell’opera è inizialmente diverso: Aoi Toriton, il tritone blu. È al lancio della serie anime, qualche anno dopo, che viene cambiato in Umi no Toriton per farlo coincidere con quello della versione animata. Nel fumetto, Tezuka prende in prestito alcuni nomi mitologici, come Tritone e Poseidone (il primo, nella mitologia greca, è peraltro figlio del secondo), ma si concentra sui temi ambientalisti che tanto gli stanno a cuore. Con un pizzico di racconto ancestrale dell’orfano spedito lontano per sopravvivere al disastro, che accomuna Toriton a Mosè e Clark Kent.

Tezuka aveva peraltro in mente, da principio, di rendere il ragazzino giapponese Kazuya Yazaki, che trova Toriton e lo affida al vecchio pescatore Ippei, il protagonista della serie. Il sensei si rende però presto conto che ai lettori interessa più Toriton, e il povero Kazuya scivola progressivamente sullo sfondo. Nella serie animata di Toriton, per dire, è assente. Non che sia l’unica differenza rispetto al manga…

Toriton

3. TOMINO FA DI TESTA SUA

Il regista di Toriton è un giovane che farà molta strada. Si chiama Yoshiyuki Tomino e Nishizaki gli ha affidato totale libertà nello sviluppare e realizzare la serie con un gruppo di animatori provenienti anche loro da Mushi, l’Animation Staff Room. Tomino modifica così completamente la storia, elimina molti dei suoi personaggi, dona a Toriton un’arma magica (il pugnale di Olihalkon) e cambia sia le motivazioni del malvagio Poseidone che il finale della vicenda. Nel suo libro “Guida ai Super e Real Robot” (2018), Jacopo Mistè ricostruisce, partendo da varie fonti, come una delle cause del fallimento della serie sia stata la difficoltà per i giovani spettatori dell’epoca nel seguire una serie dalla continuity importante, nella quale saltando un episodio si rischiava di perdere il filo. L’imperturbabile e sempre provocatorio Tomino, tra una frase di disprezzo e l’altra rivolta all’universo di Gundam da lui creato, avrà comunque modo di dire a fine anni 90 che Toriton è stata la sua “opera migliore”. Vallo a capire.

Toriton

4. IL FLOP E I FAN

Tomino racconta ai tempi che la storia di Tezuka, sostanzialmente, era una delle meno convincenti del maestro, e quelle modifiche andavano apportate. E mentre lo stesso Tezuka prende le distanze, precisando nelle ristampe del manga che quanto visto in TV non è opera sua, gli ascolti crollano e Toriton termina la sua avventura televisiva dopo sole 27 puntate. Una miseria, per gli anime classe ’72: pescando un paio di esempi a caso tra quanto uscito in Giappone quell’anno, La maga Chappy va avanti per 39 episodi, la prima serie dei Gatchaman per 105, Mazinga Z per 92.

Ma c’è a chi Toriton piace. Spettatori non più bambini che nelle lotte marine di Toriton e Pippy la sirena, sua futura compagna e socia nella missione di ripopolare la loro specie, vedono già i semi di quello che verrà. È una serie nominalmente per un pubblico maschile, ma molto popolare anche tra le ragazze, per iniziare, e vede nascere un suo fan club. Sono le prime avvisaglie dell’anime boom che esploderà di lì a poco, proprio grazie a due dei nomi coinvolti nella genesi di Toriton: la corazzata spaziale lanciata verso il cosmo da Nishizaki e Matsumoto, e la saga di un certo mobile suit bianco ideata da Tomino…

Toriton

5. FILM E FUMETTI

Proprio il successo dei viaggi della Yamato e poi di Gundam porta a una rivalutazione di Toriton già a fine anni Settanta, quando viene proiettata al cinema una versione di montaggio della serie TV, nota da noi come Toriton – Il Film. Si trattava di un riassunto in due parti della serie televisiva, del quale venne mandata in sala – insieme al terzo film della Yamato – solo la prima metà. La seconda parte è stata distribuita in home video dalla Nippon Columbia solo una decina d’anni dopo. A supervisionare il film per conto di Nishizaki è Toshio Masuda, co-regista nel ’70 di Tora! Tora! Tora! e nel ’78 di Addio Yamato. Negli anni 80, di Toriton e delle avventure in compagnia della delfina bianca Lukar venne realizzata anche, come si usava ai tempi, una versione a fumetti italiana, sulle pagine del magazine Cartoni in TV (poi riproposta in varie raccolte e ricopertinati, come Super Cartoni).

6. UN BAMBINO TORITON, MA GIÀ UN UOMO TORITON

La sigla italiana dell’anime, “Toriton”, era cantata dai soliti Rocking Horse di Douglas Meakin. Scritta da Lucio Macchiarella, su musica e arrangiamento di Aldo Tamborelli. La sigla divise un 45 giri con quella di Lulù l’angelo tra i fiori, disco che arrivò a vendere oltre trecentomila copie. Le musiche dell’anime erano invece di Hiromasa Suzuki (Charlotte, Kaitei Daisensou: Ai no 20.000 Miles).

Zambot_3

7. ZAMBOT: VERSO GUNDAM

E dopo? Dopo Toriton? Dopo il flop di cui Tomino è ancora molto orgoglioso? La carriera da produttore di Yoshinobu Nishizaki avrebbe preso, dicevamo, il volo con la corazzata Yamato… e la sua fedina penale pure, visto che a fine anni 90 Nishizaki ha avuto una serie di problemi con la legge per possesso disinvolto di droghe e armi da fuoco. E morto nel 2010, per annegamento, dopo esser caduto in mare da un’imbarcazione da ricerca, chiamata ovviamente Yamato. Il giovane Tomino si dedica invece alle serie robotiche, come i primi 26 episodi di Raideen. Daitarn 3 e Gundam sono dietro l’angolo, ma prima Tomino crea nel ’77 Zambot 3, in cui riprende diversi spunti che aveva sperimentato qualche tempo prima nel “suo” Toriton, a cominciare dal rovesciamento finale tra buoni e cattivi, da cui emerge la crudeltà dei terrestri. “Tomino l’ammazzatutti” sta carburando: la serie è un altro flop, ma ci sono già le basi per cambiare la storia dell’animazione robotica, e più in generale del mondo anime, con l’avvento di Gundam. E per scioccare il pubblico, anche a distanza di oltre quarant’anni, con tutti quei massacri, certo.

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