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“Babil Junior, braccia forti, spezza l’energia”. Altro che fonti rinnovabili. Questa è la storia di un ragazzino giapponese, discendente di un alieno (che si chiamava Babele e ovviamente aveva costruito una torre), parente alla lontana di JoJo e grande fan di Mazinga, chiamato a proteggere la Terra dal solito signore del male con troppo tempo libero a disposizione. Un ragazzo che al posto del cane, al parco quando gli va ci porta una fighissima pantera nera mutaforma (Rodem), uno pterodattilo robot (Ropuros) e un robot gigante subacqueo (Poseidon). E gli amici che giocano a pallone muti.
Babiru Ni-sei (cioè Babel II) è una serie anime andata in onda in Giappone su NET (oggi TV Asahi) tra l’1 gennaio e il 24 settembre del 1973, ogni lunedì alle 19, per 39 episodi. Scritta dal veterano Shun’ichi Yukimuro – che in carriera ha firmato migliaia di episodi per le serie più varie, soprattutto per la Toei, oltre ad essere il co-creatore di Hello! Spank – vantava il character design del grande Shingo Araki. Da noi è arrivata come Babil Junior nel 1982 sulla neonata Italia 1. Tra i doppiatori, Cinzia De Carolis (Rodem in forma umana) e, per la voce del protagonista Koichi/Babil Junior, un ventenne che diverrà uno dei doppiatori più famosi del nostro paese, Luca Ward. Al doppiaggio di Babil Junior hanno partecipato anche i suoi fratelli, Andrea e Monica Ward (Yumiko).
Babil Junior era nato su carta due anni prima. Il manga da cui è stato tratto l’anime aveva iniziato infatti la sua corsa nel luglio del ’71 sulle pagine di Weekly Shonen Champion. Corsa proseguita poi fino al ’73. L’autore del fumetto è Mitsuteru Yokoyama, mangaka classe ’34 scomparso nel 2004 a causa delle ustioni riportate per un incendio scoppiato nella sua abitazione. La sua è una storia particolare, da ragazzino sfollato durante la Seconda Guerra Mondiale ad aspirante mangaka che con il suo lavoro da impiegato non riusciva a trovare il tempo per dedicarsi a questa sua passione. Ma quando quel tempo l’ha trovato, Yokoyama ha sfornato titoli che hanno fatto la storia del mondo dei manga, e a ruota degli anime, dando vita a tutta una serie di sottogeneri. Dai robot giganti (Tetsujin 28-go, alias Super Robot 28, 1956) alle maghette (Sally la maga), l’influenza delle opere di Mitsuteru Yokoyama sull’intero immaginario giapponese – e di riflesso, pure sul nostro – è semplicemente enorme.
Senza contare i tanti autori che l’hanno omaggiato con i propri lavori, a partire da Katsuhiro Otomo: molti personaggi di Akira devono i loro nomi ai protagonisti di Tetsujin 28-go: Kaneda, Tetsuo, lo stesso numero 28 assegnato ad Akira. Stesso discorso per 20th Century Boys di Naoki Urasawa. Il manga di Babil Junior è stato pubblicato in Italia da d/visual, che ne ha dato alle stampe però solo 7 degli 8 volumetti previsti.
Babil Junior: la leggenda è una serie di 4 OAV da mezz’ora ciascuno uscita nel ’92. Una versione compressa della storia originale in cui è evidentissimo lo stile della coppia Shingo Araki/Michi Himeno: Koichi e gli altri sembrano saltati fuori da un film dei Cavalieri dello Zodiaco. Nel 2001 è la volta del remake televisivo, noto anche con il titolo inglese Babel II: Beyond Infinity. 13 episodi trasmessi su TV Tokyo a tarda notte, tra il 6 ottobre e il 29 dicembre di quell’anno, nello slot occupato in precedenza da una serie collegata a Capitan Harlock, Cosmowarrior Zero. Esistono anche due corti cinematografici di Babil Junior, versioni estese di episodi della prima serie proiettate durante i Toei Cartoon Festival (Toei Manga Matsuri). Il 18 marzo del ’73 venne utilizzata una versione più lunga del secondo episodio, finita sul grande schermo insieme alle sgambate di Kamen Rider V3, Kikaider, Mazinga Z e a L’orsetto panda e gli amici della foresta. Nel luglio dello stesso anno si bissò con l’episodio 21 taglia XL, affiancato (tra gli altri) dal mediometraggio Mazinga Z contro Devilman.
E parlando di Mazinga… Babil Junior arriva in TV nel pieno del boom del robot gigante di Go Nagai e ne viene fortemente influenzato. Koichi/Babil II, che manifesta con il prosieguo della serie un numero via via crescente di poteri, indossa una tuta da pilota e un casco con visiera (più lo sciarpone dei Cyborg di da Shotaro Ishinomori, per non farsi mancare nulla) e pilota una sua navicella, “Babiru Car”, che ricorda molto il Jet Pilder di Koji Kabuto. Nell’episodio 27 di Babil Junior il velivolo viene distrutto e rimpiazzato da un nuovo modello, con la fusoliera appuntita (al centro nella foto qui sopra) che stranamente è molto simile al Brian Condor che sarebbe arrivato di lì a poco in TV con il Grande Mazinga.
Ma Babil Junior ha anche ispirato, a sua volta, diversi anime e manga successivi, proprio come fatto più in generale dal lavoro del suo creatore, Mitsuteru Yokoyama (vedi punto 2). Soprattutto i tre fighissimi servitori del protagonista sono stati citati praticamente ovunque, da Yu-Gi-Oh! Zexal a Koi Koi Seven, da K.O. Century Beast III a Giant Robot – Il giorno in cui la Terra si fermò. Yu Suzuki, il creatore di giochi come Out Run, Virtua Fighter e Shenmue, dichiarò di essersi ispirato a Babil Junior per il progetto di un gioco arcade mai commercializzato, Psy-Phi. Nella serie di picchiaduro King of Fighters, la pantera nera del boss Rugal Bernstein si chiama Rodem. E se Jotaro Kujo, il protagonista di Stardust Crusaders, terza serie del manga Le bizzarre avventure di JoJo, indossa una divisa da studente giapponese è perché anche Hirohiko Araki voleva omaggiare in questo modo Babil Junior, di cui era un grande fan da ragazzo.
La sigla Babil Junior è stata scritta da Lucio Macchiarella, con musica e arrangiamento di Mike Fraser e Douglas Meakin. A cantarla sono i Superobots dello stesso Meakin. Il brano venne inciso nell’82 su un 45 giri il cui lato B ospitava un’altra sigla della banda di Meakin, anche se sotto un altro degli pseudonimi usati: Lalabel dei Rocking Horse. Le musiche dell’anime erano di Shunsuke Kikuchi, compositore noto per le colonne sonore di decine e decine di anime, da Doraemon e Goldrake a Il fantastico mondo di Paul e Dragon Ball. Sue anche le OST di vari tokusatsu della serie Kamen Rider e di diversi film del tartarugone Gamera. Nel riascoltare in loop la sigla italiana dei Superobots, che continua ad avere ancora oggi un tiro incredibile, siete ovviamente autorizzati a saltellare sulla sedia fino a sera.
Esistono ben due seguiti a fumetti di Babil Junior. Tra il ’77 e il ’79, Mitsuteru Yokoyama pubblica su Shonen Champion Sono Na wa 101 (“Il suo nome è 101”), un manga che riscrive l’ultima parte di quello originale. Koichi si ritrova in un laboratorio della CIA, negli Stati Uniti, e scopre che il suo sangue, con i poteri ereditati dall’alieno Babil di cui è un discendente, è stato usato per creare una generazione di supersoldati. Il ragazzo decide così di affrontare questi esper, senza poter contare su Rodem, Poseidon e Ropuros, tenuti prigionieri dalla CIA. Da un soggetto del compianto Yokoyama, e sempre con gli USA come antagonisti, arriva nel 2010 Babil 2 – The Returner (Babel 2-sei: The Returner), un nuovo manga pubblicato in Italia da Star Comics e conclusosi nel 2017. 17 volumi in cui il custode della Torre di Babele dichiara nuovamente guerra agli yankee, disegnati da Takashi Noguchi (Mercenary Pierre).
Perché, diciamolo: Poseidon, agli Jaeger di Pacific Rim, li avrebbe presi a capocciate fino alla fine del mondo. È pacifico, appunto.