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THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Le Avventure di Pinocchio

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – Le Avventure di Pinocchio

Di DocManhattan

Bastano un paio di note di quel tema indimenticabile, o un’occhiata ai capelli blu della Lollobrigida o agli occhiali alla John Lennon di Geppetto per precipitare chi è nato negli anni 70 e 80 in un mare di nostalgia popolato da ricordi grandi e potenti e pieni a loro volta di altre cose almeno quanto il pescecane. È l’effetto che fa Le avventure di Pinocchio, la miniserie TV del ’72 girata da Luigi Comencini, una delle grandi produzioni RAI del passato. Di quelle che poi finivano in giro per il mondo, come Marco Polo o Il fiuto di Sherlock Holmes, rendendoci comprensibilmente orgogliosi della cosa. Questa è la storia di come grandi volti del cinema, e soprattutto della commedia italiana, e un paio di ragazzini sconosciuti hanno portato sul piccolo schermo il mondo di Collodi, creando un superclassico.

Le avventure di Pinocchio Comencini

DA PINOCCHIO A CUORE

A un adattamento del Pinocchio di Collodi, Luigi Comencini pensa già da diverso tempo. Quando il regista di grandi classici della commedia all’italiana come Pane, amore e fantasia e il suo seguito Pane, amore e gelosia, Il compagno Don Camillo e Lo scopone scientifico, avvia una proficua collaborazione con la RAI, sono arrivati gli anni Settanta ed è giunto il momento di dar corpo a quel vecchio progetto. Da quella collaborazione con la TV di stato è intanto già nato il documentario a puntate I bambini e noi e vedrà la luce qualche anno dopo un’altra trasposizione di un grande classico per l’infanzia, Cuore (1984).

Scritta a quattro mani con la sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico, Le avventure di Pinocchio è una miniserie in cinque episodi, per un totale di 280 minuti, ma ne verranno realizzati pure un cut da sei puntate da 320 e un montaggio supercompresso da 135 per il mercato home video. Per il cast, Comencini pesca tra grandi attori con cui ha già e avrebbe lavorato in seguito: Nino Manfredi come Geppetto, Gina Lollobrigida per la Fata Turchina, Vittorio De Sica nei panni del giudice, Lionel Stander come Mangiafoco, Ugo D’Alessio (doppiato da Riccardo Billi, che aveva già cantato “Una stella cade” nel Pinocchio animato Disney del ’40 e nel ’47 era apparso nel film omonimo Le avventure di Pinocchio) come Mastro Ciliegia. Con l’azzeccatissima idea di scegliere Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per il Gatto e la Volpe.

Le avventure di Pinocchio Comencini

I DUE SCUGNIZZI ED E.T.

Quanto ai due bambini, Pinocchio e Lucignolo, il primo è un ragazzino di nove anni pisano, Andrea Balestri, scelto durante il casting soprattutto per il carattere irrequieto. Lucignolo viene invece da Napoli e ha il volto di Domenico Santoro, che Comencini ha scoperto due anni prima, quando ha raccontato la sua storia nel citato I bambini e noi: orfano di padre, con dieci fratelli e già con un lavoro in officina a dodici anni, per aiutare la famiglia. Colpito dalla sua spontaneità, il regista decide di affidargli il ruolo del principe degli amici tentatori, facendolo però doppiare da un ragazzino livornese. Nel cast trovano spazio, tra gli altri, anche Enzo Cannavale, Nando Murolo e Renzo Montagnani, che dà la voce al tonno che salva Pinocchio e Geppetto dal pescecane.

Per il burattino, ispirato alla versione di Carlo Chiostri – tra i primi illustratori del romanzo di Pinocchio a partire dal 1901 – viene contattato il grande Carlo Rambaldi, a cui viene commissionato un Pinocchio meccanico. Il futuro papà di E.T. ne realizza un prototipo che piace talmente a Renato Guttuso, con cui Rambaldi sta lavorando a una Carmen, che l’artista prova a comprarlo a tutti i costi. A non comprarlo però è la produzione, che non si fa più viva con Rambaldi. In seguito, ritenendo il burattino utilizzato nella miniserie televisiva troppo simile a quello creato da lui, Rambaldi farà causa alla RAI, vincendola. È lo stesso mago degli effetti speciali a spiegare in una vecchia intervista a Repubblica perché, a differenza di quello del romanzo, il Pinocchio televisivo diventa più e più volte di carne e ossa durante la storia: “Vi siete mai chiesti perché il burattino nel film di Comencini si trasforma spesso in un bambino vero? Semplice, perché l’animazione di quel Pinocchio, a cui pure aveva dato vita un Mastro Geppetto magistralmente interpretato da Nino Manfredi, era tecnicamente limitata e dunque alcune scene dovevano prevedere per forza di cose il cambio con un attore”.

Le avventure di Pinocchio Comencini

LA TOSCANA PIÙ A SUD

Le avventure di Pinocchio viene girato quasi integralmente nel Lazio, nelle province di Viterbo e Roma, con una gita fuori porta ad Amelia (Terni) per il circo di Mario Adorf in cui Pinocchio diventa somaro. La serie, anche se all’epoca la RAI trasmette ancora in bianco e nero, viene girata a colori, con un occhio al mercato internazionale, ed è impreziosita dalla celebre colonna sonora di Fiorenzo Carpi, che all’epoca ha già lavorato con Comencini in diversi film, come lo strappalacrime IncompresoItalian Secret Service con Manfredi. La struggente “Lucignolo”, con la sua armonica, diventerà una delle grandi eredità di questa miniserie, pluricitata nel corso degli anni, ad esempio dal rapper Frankie hi-nrg in “Giù le mani da Lucignolo”, riarrangiamento di “Giù le mani da Caino” presente nell’album Rap@ital (2005).

gatto e la volpe pinocchio comencini

“IL MIO MIGLIOR FILM”

Lo sceneggiato, come si chiamavano ai tempi, esordisce sulla RAI l’8 aprile del 1972 e va avanti fino al 6 maggio. Tra una cosa e l’altra, e i complimenti della critica, Comencini viene denunciato dall’Ente nazionale per la protezione degli animali per le bastonate agli asini, giudicate uno spettacolo crudele “con l’aggravante di esser rivolto a milioni di bambini davanti al teleschermo”. Negli anni a seguire, Le avventure di Pinocchio verrà replicato dalla RAI varie volte, ad esempio nel ’78 o per il decennale del 1982, sempre in prima serata. Proprio in occasione della prima replica, nel ’78, Natalia Ginzburg ne scrive su La Stampa che continua a non apprezzare quello che nel ’72 Comencini ha definito il suo “miglior film”. La celebre scrittrice giudica troppo scollati tra loro gli elementi più riusciti della serie, cioè il talento di Manfredi, l’aspra realtà dei luoghi e un giovane protagonista per nulla convenzionale. E ritiene la storia di Comencini troppo lontana da quella di Collodi e dal suo senso.

Magari è vero. Ma per milioni di bambini, a cavallo tra gli anni 70 e 80, il Pinocchio di Comencini ha rappresentato qualcosa che è difficile descrivere. Alfiere di una TV d’altri tempi, figlia appunto diretta del cinema e potentissimo concentrato di nostalgia ad effetto prolungato. Per, boh, sempre. Ma questo lo sapete da voi, se eravate in giro all’epoca di una delle sue messe in onda: provate ad ascoltare le note di Lucignolo senza assumere quell’espressione lì, di trasognata malinconia. Provateci, su. Tanto è impossibile.

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