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StreamWeek: i dieci migliori horror da vedere in streaming

StreamWeek: i dieci migliori horror da vedere in streaming

Di Michele Monteleone

Visto che sta arrivando Halloween, la festa della paura e degli orroroni, ho pensato di mettere su una lista di bei film che potete guardarvi sotto le coperte facendo finta di non essere per nulla spaventati, mentre ingollate un litro e mezzo di cioccolata calda e mangiate le caramelle che avete comprato perché è Halloween e lo sanno tutti che ad Halloween le caramelle non fanno ingrassare…

Lo dico spesso nella rubrica settimanale perché ne sono pienamente convinto, il genere horror è vivo e lotta con noi. Anche con le sale sempre meno piene, l’horror ha continuato a (costare poco e a) incassare bene e lo dimostra la sterminata produzione di titoli negli ultimi anni. Gli autori hanno iniziato a infilare dei grossi, grassi, metaforoni nelle loro pellicole e così anche la critica si è convinta che il genere fosse degno di nota.

In questa breve lista vi elenco i 10 titoli horror che secondo me sono più degni di nota e (ad oggi) sono disponibili sulle varie piattaforme streaming. Il che naturalmente fa sì che ci siano degli assenti illustri. Ho anche deciso di darmi un termine massimo di uscita del film per essere incluso in lista: qui sotto sono quindi elencati solo film usciti DOPO il 2010 (quindi roba seminale per il genere come Saw è fuori lista solo perché uscito nel 2006).

Mi sono dato questo termine del tutto arbitrario per proporvi più titoli nuovi possibili, nella speranza che troviate qualcosa che non avete ancora visto. Do per scontato che Shining o Lo Squalo li abbiate già visti. Ultimo avvertimento: la definizione di Horror è sfuggente, quindi senza andarmi a infognare nelle etichette di genere, ho deciso di abbracciare il significato della parola nel senso più ampio che potessi accettare, quindi troverete dallo slasher più crudo, all’horror più psicologico e raffinato, senza distinzioni.

Se dopo aver visto questi dieci elencati qui sotto, avrete ancora voglia di orrore, sappiate che sono fuori di un soffio dalla classifica The Baby Sitter, Apostolo e Nell’erba alta (tutti e tre produzioni originali Netflix), Madre! e Piranha 3D.

La selezione è presentata come una classifica, ma proprio perché in realtà si tratta di film molto diversi tra loro, il posizionamento di uno o dell’altro, non va interpretato troppo alla lettera… anche se io ho passato una giornata a metterli in ordine!

10. You’re Next (Prime Video)

Insieme a Creep è molto probabile che questo sia il film di cui NON avete sentito parlare. You’re Next è uno slasher atipico. I Davison, una ricca e divisa famiglia, si riunisce in una sperduta tenuta di campagna in cui i genitori sperano di appianare le divergenze tra i figli festeggiando il loro anniversario. La tensione aumenta di minuto in minuto, ma la vera deflagrazione nel ritmo del film arriva quando un gruppo di sconosciuti, con maschere da animali e armati di asce e balestre, inizia a dare letteralmente la caccia ai membri della famiglia. Inizia il massacro e il film procede sui binari di un classico assedio da slasher, fino a quando non deraglia in maniera inaspettata e godibile. Infatti presto scopriamo che la fidanzata di uno dei rampolli della famiglia, è una specie di survaivalista/rambo al femminile, che ribalta completamente l’andamento del massacro e inizia a sterminare gli attaccanti. Il regista Adam Windgard gestisce l’azione e tutti i ribaltamenti della storia, con limpidezza, il film non ha un attimo di pausa e trascina lo spettatore in un truculento e divertente massacro, consigliatissimo a chi ha voglia di veder scorrere il sangue.

9. Quella Casa nel Bosco (Netflix/Infinity)

Nel più sui generis tra gli horror che vi propongo in questa lista, Quella Casa nel Bosco (prima volta che mi capita di pensare che la traduzione italiana del titolo di un film ne aumenti la potenza invece di storpiarne il senso) è un film che decostruisce, smonta e fa a pezzi il genere horror. Scritto da Joss Whedon e diretto da Drew Goddard, il film segue la vacanza di cinque studenti del college in una casa nel bosco in cui devono trascorrere un week-end di relax. Mentre i nostri iniziano a comportarsi come gli stereotipi che sembrano incarnare nella classica struttura di un teen horror, una botola si apre svelando una cantina piena di oggetti, ognuno di essi sembra essere evidentemente maledetto. I nostri, come da copione ne toccano uno e comincia l’orrore. La differenza da tutti i classici del genere è che, mentre il gruppetto viene preso d’assalto da una famiglia di zombie, da una sala-bunker un gruppo di tecnici osserva attraverso telecamere nascoste ogni loro mossa, guidandoli verso un sacrificio rituale che, altro non è che l’intento catartico di ogni horror che si rispetti. Tutto il progetto diventa, di scena in scena, un vero e proprio saggio analitico sul genere, pur rimanendo uno splendido slasher/teen horror.

8. The Neon Demon (Netflix)

Se volete vedere un horror classico, state alla larga da The Neon Demon. Se volete vedere un horror classico, guardate The Neon Demon. Entrambe le affermazioni, seppure in pieno contrasto l’una con l’altra, sono vere quando parliamo dell’horror di Nicolas Winding Refn. Infatti il buon Refn è chiaramente interessato quasi esclusivamente alla parte visiva della sua opera, la storia si può riassumere su un fazzoletto di carta: l’aspirante modella Jesse che, giovane e innocente, si trasferisce a Los Angeles per seguire il suo sogno di diventare una modella, scopre che la sua perfezione la rende il bersaglio delle invidie delle colleghe. Tutto qui. Eppure il film fa della sua estetica, della sua ricercatezza formale, il vero cuore della narrazione. Prima e meglio di Guadagnino, Refn omaggia Suspiria di Dario Argento da cui prende molti spunti per la messa in scena, per il taglio di alcune inquadrature e per l’uso dei colori, ma poi ne fa un film tutto suo in cui forse l’horror è solo un accessorio alla potenza del suo cinema puro, ma sostanzialmente chi se ne frega (parere molto tecnico). Chi se ne frega perché Refn si porta a casa una serie di scene, tra cui quella con la pantera nella stanza d’albergo, che riescono a essere iconiche e indimenticabili. Non penso che possa essere un film per tutti, non credo che chi l’ha trovato vuoto e noioso sia un idiota, ma non posso che consigliarvi di guardarlo con l’attenzione che merita, non aspettandovi un intreccio da thriller, ma un’opera concettuale, quasi astratta nella sua perfezione iperuranica. E se proprio non vi piace, potete tornare a guardare Suspiria, che continua a essere un grandissimo, stranissimo, horror.

7. It Follows (Netflix)

It Follows si apre con una ragazza che scappa, non vediamo da chi fugge, ma, appena si ferma, qualcosa la prende e la fa a pezzi. In meno di un minuto David Robert Mitchell, uno che prima di questo horror aveva girato solo una commedia adolescenziale, ha già piantato nella mente dello spettatore il tarlo che gli roderà le sinapsi per tutto il film. It Follows è un film che spaventa, che fa paura e crea quella sensazione di vuoto alla bocca dello stomaco e lo fa con praticamente nulla oltre alla capacità del regista di far montatre la tensione nello spettatore. Infatti non è che sia proprio inutile alla storia che Mitchell sia uno che parla di adolescenti, visto che il mostro del film colpisce proprio loro: quando fai sesso con qualcuno, la “cosa” ti si attacca addosso e tu e solo tu inizi a vedere delle persone che ti seguono. Possono avere la faccia di chiunque, sono uno sconosciuto tra la folla, si spostano a una velocità normale o ti corrono incontro, ma sembrano in tutto e per tutto normali. Ma non lo sono, infatti se ti prendono ti uccidono e poi vanno a perseguitare quello che, prima di te, aveva ricevuto il marchio del sesso. Infatti il mostro, la cosa, viene passata di soggetto in soggetto come una maledizione, come una malattia venerea e, a farci i conti, sono per lo più ragazzini, adolescenti che, per tutto il tempo vediamo abbandonati a sé stessi nella fatiscente periferia di Detroit. La metafora dietro al film è evidente, ma stratificata, si parla evidentemente di sesso, ma anche di abbandono, di solitudine, di sfiducia verso gli adulti (per tutto il tempo in cui i nostri affrontano il mostro, nessuno di loro neanche pensa di dire qualcosa a un adulto). Il distacco generazionale, sempre più profondo e insaldabile è il tema fondante di questo horror girato come un (bellissimo) film indie, ma Mitchell non dimentica nemmeno per un momento che sta girando un horror e riesce a portare davvero in alto la tensione con gli inseguimenti del suo mostro.

6. The Conjuring – L’evocazione (Prime Video)  

Non sarebbe stata una lista funzionale se non avessi fatto menzione neanche a uno dei film girati da James Wan. Infatti se l’horror è tornato ad essere una sicurezza in sala, è anche permerito di questo signore che prima ha firmato Saw L’enigmista e poi, non contento ha dato il via all’universo narrativo della Blumhouse con Insidius. In questo The Conjuring, James Wan non è che si sia inventato nulla, una famiglia del New England ha degli incontri ravvicinati delle presenze che infestano la loro casa colonica e  per liberarsene, la famiglia è costretta a chiedere l’aiuto degli investigatori Ed e Lorraine Warren (che, e vi assicuro che la cosa mi mette abbastanza in imbarazzo, sono realmente esistiti) esperti di fenomeni paranormali. Nulla di nuovo sotto il sole quindi per quanto riguarda l’impianto della storia, anzi, siamo davvero al classico più spinto. Non c’è niente di nuovo neanche nei tanti momenti che compongono il film, nei jumpscare provocati da suoni e apparizioni, ma quello che mi fa battere le mani (e nascondermi sotto le coperte) ogni volta che guardo il film, è con che classe Wan riesca a gestire tutti questi pezzi di “già visto” e, invece di far sembrare il tutto qualcosa di “già visto”, faccia apparire Conjuring, come il punto di arrivo di una decade di film horror, una specie di grandissima sinfonia di elementi già noti, ma diretto alla perfezione. Un passo alla volta la tensione sale alle stelle e la famigliola (composta da cinque donne e il papà) è piombata nell’orrore. Poi, a metà della storia, forse pure tre quarti, ma io tengo gli occhi chiusi quindi non so dirvi bene (scherzo, eh), arrivano gli “acchiappafantasmi” e tutto il film cambia passo e a Patrick Wilson e Vera Farmiga, gli vuoi proprio bene, perché loro sono calmi, cool, avvezzi a ‘ste storie e sanno come prenderli a calci i fantasmi e le presenze maligne e tu, tu che stai sotto le coperte terrorizzato a guardare lo schermo, improvvisamente non hai più paura (anche se prima tremavi come una foglia) e tifi spudoratemente per i due (che ti sei dimenticato che esistono davvero e che quindi con tutta probabilità sono due cialtroni che circuivano la gente) e ringrazi il cielo che sappiano così bene il fatto loro. Wan con The Conjuring sa mettere davvero tanta paura e poi la fa svanire creando due personaggi perfetti, due acchiappafantasmi cazzutissimi.

5. Creep (Netflix)

C’è un romanzo di Joe Hill, il figlio di King, in cui il protagonista compra all’asta su Ebay un fantasma. Ho sempre pensato che l’idea alla base di Una scatola a forma di Cuore, fosse geniale e che una simile nota contemporanea in una classica storia di fantasmi, fosse un particolare geniale e sottilmente innovativo. In Creep, diretto da Patrick Brice e scritto e interpretato da Mark Duplass, c’è un simile elemento di eccezionale novità che rinnova un genere come quello dei found footage. Infatti il “mostro” del film non è un vampiro o un tizio che si veste della pelle delle proprie vittime: il mostro è un tipo incontrato su internet. Aaaron, il protagonista della storia, accetta una proposta di lavoro trovata online in cui vengono offerti mille dollari per una giornata di riprese. Ad aspettarlo al suo arrivo in una villetta in montagna è Josef, interpretato da Mark Duplass, uno con la faccia da padre di famiglia, ma che, non sai nemmeno bene tu perché, riesce a creare un clima di crescente tensione dalla primissima scena non facendo praticamente nulla di così sbagliato. E il segreto dietro a questo gigantesco DISAGIO che crea tutta la visione di Creep, è proprio quel bel tipo di Mark Duplass, alla sua grandezza attoriale (davvero, è un attore superbo) che dà vita a un personaggio genuinamente innovativo (in un genere che non brilla praticamente mai per innovazione). Creep, come suggerisce la parola stessa, vi metterà i brividi e vi metterà dei dubbi su quel vicino che incontrate ogni giorno in ascensore e vi saluta con un sorriso, vi farà dubitare della normalità di chiunque, perché è proprio dalla banalità che viene fuori l’orrore più paralizzante.

4. Babadook (Now Tv)

A sei anni dalla morte del marito. Amelia e il figlio Samuel, vivono insieme in un rapporto che è evidentemente morboso. Il bambino è cresciuto senza il padre, Amelia invece continua a legare all’esistenza stessa del figlio il sentimento di dolore per la morte del marito. Samuel percepisce i sentimenti della madre e li riflette nella maniera più caotica e fastidiosa possibile, causando meree di stress alla madre con la sua incontenibile iperattività. Sono queste le premesse della rete di tensioni familiari che lega i due indissolubilmente a una convivenza terrificante. A far definitivamente esplodere le cose, un libro di favole diverso dagli altri, oscuro e spaventoso che Amelia nasconde dopo la prima lettura, ma che continua a ripresentarsi fino a che la sua storia di un uomo nero che ti entra dentro fino a condizionarti non comincia lentamente ad avverarsi e intrappola i due nella loro stessa casa, li costringe a affrontare il male, quello esterno questa volta, insieme. Babadook è un film che spaventa molto di più con la messa in scena di un rapporto problematico tra madre e figlio che con la sua parte più soprannaturale, un film claustrofobico che dimostra quanto perverso possa diventare l’amore materno e quanto precario sia l’equilibrio che regola i nostri rapporti sentimentali.

3. Get Out (Infinity)

Get Out è il film con il quale Jordan Peele si è fatto notare ed è diventato the next big thing. Mi spiace che non sia ancora disponibile in streaming il suo secondo film Noi perché altrimenti il buon Jordan si sarebbe meritato il primo, incontrastato posto in classifica. Comunque non è che io abbia dovuto ripiegare su un film tanto meno efficacie. La storia di come Chris, un giovane afro-americano, vada al suo primo incontro con la famiglia della fidanzata bianca e si ritrovi in un covo di bianchi wasp, è uno dei film più sorprendenti degli ultimi anni. L’orrore di Pelee avviene paradossalmente alla piena luce del sole. La scena è sempre illuminata, i dettagli, anche quelli più piccoli, costantemente sotto gli occhi dello spettatore, che però inizia a percepire sempre maggiormente il disagio di una situazione di claustrofobico perbenismo. Mettere tutti i piccoli particolari fuori posto del comportamento dei genitori della ragazza di Chris in piena vista, aumenta il senso d’angoscia e crea un forte legame concettuale con il tema del film: il razzismo, che è strisciato fuori dai buchi neri in cui dovrebbe rifugiarsi in una società che si dica civile, e invece ormai alla luce del sole e si nasconde ancora meglio dietro le staccionate imbiancate di fresco e sui prati tagliati all’inglese di quanto lo facesse prima nelle periferie del mondo.

2. Hereditary (Now Tv)

C’è una cosa che fa davvero paura in Hereditary ed è il fatto che l’orrore, il soprannaturale, arrivi allo spettatore strisciando, che sia una sorpresa tanto per chi sta comodamente seduto in poltrona davanti a uno schermo, che per i protagonisti della storia. L’orrore è un cancro che matura lentamente negli angoli più reconditi del primo film di Ari Aster, una malattia ereditaria che prende possesso di una famiglia non appena la matrona della casa muore. Da quel momento in poi si inizia a infilare nelle crepe della normalità della casa, il dubbio che la morte della nonna abbia scatenato un processo inarrestabile che, come una valanga, prende forza con l’andare aventi della narrazione e travolge spettatori e protagonisti con la stessa forza. Toni Colette nella sua performance tira fuori una rabbia e una violenza che terrorizzano quanto le presenze che infestano la vita dei Graham e Aster dirige tutti i suoi attori come se li avesse tenuti davvero sulle spine per tutto il tempo sul set. Ogni reazione è enfatica e repentina e contribuisce a creare la sensazione che i personaggi siano realmente stupiti dell’arrivo del male nelle loro vite. Probabilmente una delle visioni più destabilizzanti della mia carriera di spettatore.

1. The Witch (Netflix)

Il New England del diciassettesimo secolo è il mondo oscuro e privo di luci in cui ci cala, alla sua prima regia, Robert Eggers con The VVitch. E quando dico che lo spettatore viene calato in quel luogo e in quel secolo, lo scrivo perché Eggers ha fatto sì che la messa in scena fosse anche più che perfetta. Tutto nel film, dai costumi alle location, perfino all’inglese che parla la famiglia protagonista della storia, sono filologicamente corretti. Il nostro si è spinto anche oltre quando ha deciso di illuminare le scene notturne solamente grazie al lume di candela (sì, se ve lo state chiedendo, è evidentemente un vero e proprio incubo girare con la sola luce naturale di notte). Ma è proprio questa maniacale attenzione per il realismo della messa in scena che fa sì che la storia di The VVitch, non solo funzioni, ma sia uno dei migliori horror degli ultimi anni. Le vicenda raccontata è estremamente lineare: William e Katherine sono i genitori di una piccola famiglia di coloni inglesi che decidono di autoescludersi dalle attività della colonia principale per divergenze religiose. La famiglia si trasferisce in una casa i limiti del bosco, oltre le mura della colonia ed è lì che l’elemento soprannaturale inizia a prendere piede. La grandezza del film sta proprio nel fatto che Eggers si sia impegnato così tanto a rendere tutto il contorno della vicenda credibile che, quando l’elemento occulto fa la sua comparsa, sia un vero e proprio shock per lo spettatore. In una maniera simile a quello che succedeva in Hereditary, siamo portati  a stupirci che alla fine sia arrivato l’orrore, anche se sapevamo fin dall’inizio che tipo di film ci siamo messi a vedere.

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